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Terminator Salvation Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 06 Giugno 2009 09:43
Terminator Salvation / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Stati Uniti, Germania, Regno Unito
Anno:      2009
Genere:      Azione, Avventura, Fantascienza, Thriller
Durata:      115'
Regia:      McG
Sceneggiatura:      John D. Brancato, Michael Ferris
Cast:      Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Helena Bonham Carter, Anton Yelchin, Jadagrace Berry, Bryce Dallas Howard, Common, Jane Alexander, Michael Ironside, Ivan G'Vera, Chris Browning, Dorian Nkono, Beth Bailey, Victor Ho
Produzione:      The Halcyon Company, IMF Internationale Medien und Film GmbH & Co. Produktions KG, Intermedia Films, Lin Pictures, T Asset Acquisition Company
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      5 Giugno 2009

Trama: Nel futuro apocalittico del 2018 l'unica speranza si chiama John Connor, colui che guida la resistenza umana contro le macchine che hanno preso il potere nel mondo. John Connor ha un obiettivo primario: seguendo le indicazioni degli audiodiari della madre Sarah, morta tempo prima, deve trovare Kyle Reese, un ragazzo che ha un possibile misterioso, importantissimo ruolo nella vittoria finale. Reese è in fuga con Marcus Wright, un uomo il cui unico ricordo è di essere stato nel braccio della morte. La resistenza e Skynet, l'organizzazione che guida le macchine ribelli, stanno per arrivare a un punto decisivo della loro lotta, ma tutto dipende da chi troverà Reese per primo. Intanto sembra che stia per arrivare un nuovo terribile tipo di Terminator, denominato T800.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Terminator SalvationEd ecco arrivare il quarto capitolo della saga iniziata nel 1984 da James Cameron, il primo senza il governatore della California Arnold Alois Schwarzenegger (che appare brevemente solo in una veloce ricostruzione elettronica del suo volto) e soprattutto il primo ambientato interamente nel futuro (prologo escluso) durante la terribile guerra tra Skynet, organizzazione che comanda le macchine ribelli diventate senzienti, e gli esseri umani. Come sappiamo dai film precedenti, l'unica possibilità di salvezza per il mondo è rappresentata da John Connor (qui Christian «Il cavaliere Oscuro» Bale), figlio di Sarah Connor (era Linda Hamilton, qui assente come nel terzo capitolo) e di Kyle Reese (come sappiamo dal primo capitolo, Reese era tornato indietro nel tempo e si era messo tra il Terminator e Sarah per pemettere la nascita di John).
Siamo ora nel 2018 e nella lista dei nemici di Skynet Reese (Anton Yelchin) è al primo posto, seguìto da Connor. Durante una missione, John scopre che Skynet sta elaborando un nuovo tipo di arma misteriosa, mentre un nuovo personaggio della saga, di nome Marcus Wright (Sam Worthington, attore soprattutto televisivo) incontra Reese nel deserto e nel mondo distrutto dall'apocalisse provocata dalle macchine. Sappiamo che Wright in tempi passati era nel braccio della morte e aveva donato il suo corpo per la ricerca (stimolato dalla dott.ssa Serena Kogan, interpretata da «Mrs Burton» Helena Bonham Carter) mentre poi non sappiamo che fine abbia fatto successivamente e perché è vivo. Tutti si scatenano alla ricerca di Reese, per salvarlo o ucciderlo: se lui non tornerà dal 2029 nel 1984 a salvare Sarah e far nascere John (e per defungere, un paradosso atroce del primo capitolo di cui Cameron si disinteressò: se Reese muore nel passato è impossibile che esista nel futuro) addio profeta, guida spirituale e quindi vittoria sulle crudeli macchine.
Un nuovo film (per il suo creatore Cameron la saga doveva fermarsi già al numero 2) che non aggiunge fondamentalmente nulla alla storyline generale (troppo poco la sola introduzione dell'elemento Marcus Wright), che serve solo per approfondire le situazioni che conosciamo già dai capitoli precedenti, facendocele vivere nella diretta del tempo e non solo comunicandocele nel passato («Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro: sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente… Oggi», frase estratta dal primo film), nella cornice di un mondo postapocalittico figlio di Mad Max e che si apre con un bel colpo di grazia a una macchina ridotta a un ammasso di rottami. Veniamo a conoscenza del fatto che nel 2018 la sede logistica della resistenza è all'interno di un sottomarino; il capo militare del movimento è il generale Ashdown (Michael Ironside), in conflitto con il capo spirituale Connor, che ha una moglie incinta (Kate, interpretata da Bryce Dallas Howard) e una coraggiosa pilota d'aerei, Blair Williams (Moon Bloodgood).
La cosa più interessante è sicuramente vedere gli antiquati robot T600, potenti ma goffi e vulnerabili, che precedettero i T800 e T850 (interpretati da Schwarzy) e i letali T1000 (Robert Patrick) e Terminatrix (Kristanna Loken), una evoluzione robotica che ha sollecitato da sempre la curiosità degli appassionati, che potranno anche godere di macchine volanti gigantesche, delle moto molto particolari e di un gigantesco inarrestabile robot da guerra; ma, presa dalla mano dell'esagerazione, la produzione ci infila pure dei robot «piranha di fiume» che non paiono davvero credibili (che li ha messi a fare lì Skynet?). Il regista action McG (nome d'arte di Joseph McGinty Nichol: diresse i due Charlie's Angels cinematografici) si concentra totalmente sull'azione e sul visivo, costruendo un impianto che utilizza le espressioni contrite di Bale per sottolineare quanto sia dura la situazione e che sopravvivere è l'unica priorità, lasciando da parte i discorsi, scelta che riteniamo del tutto giusta in quanto nel momento che giunge la fase parlata risulta stucchevole e quasi parodistica (c'è pure una storia d'amore e un gesto altruisco alquanto imprevedibile).
Ormai dobbiamo proprio dare ragione senza tema di smentita alle tesi di Cameron: i Terminator avevano una ragione di esistere come valore solo per i primi due capitoli (il secondo a dir poco sontuoso), le cose dopo arrivano solo per sfruttare la voglia di luna park e incassare qualche soldino facile. Il carisma dei protagonisti è azzerato: di fatto gli unici momenti di grande fascino si hanno nel sentire il tema classico nella sigla e la brevissima apparizione solo elettronica (per cui neppure un cammeo) dello Schwarzy. Poco, troppo poco: ormai siamo stanchi di scrivere che ci sono film con pop corn e coca cola nelle mani che possono bastare alla famiglia, il divertimento e il carrozzone ci sono, solito cinema di puro consumo grosso e unto di tanta computer grafica (l'invasione al cinema per produrre film da parte delle macchine non ha un John Connor a contrastarle) che piace quando è nella gola e il cui sapore si disperde quando va nello stomaco, talmente digeribile e poco nutriente. Only for fun & fan, tenendo conto che si può raccontare ancora qualcosa dal 2018 al 2029: se il botteghino dice yes le cronache di John Connor (per quelle di Sarah c'è anche un telefilm chiuso alla Season 2) non sono finite.
Nota: un trailer incosciente ci toglie una sorpresa che il film vuole tenere nascosta per circa un tempo, mentre per i neofiti assoluti della saga è meglio un veloce riassunto sul web altrimenti alcuni passaggi si perdono; comunque quanto detto all'inizio e nella recensione presente può bastare per la completa comprensione del tutto.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
Emanuele Rauco: 2.5
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