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Borderland – Linea di confine Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Martedì 23 Giugno 2009 00:00
Borderland – Linea di confine / LocandinaTitolo originale:      Borderland
Nazione:      Stati Uniti, Messico
Anno:      2007
Genere:      Giallo, Horror
Durata:      105'
Regia:      Zev Berman
Sceneggiatura:      Eric Poppen, Zev Berman
Cast:      Brian Presley, Rider Strong, Jake Muxworthy, Beto Cuevas, Martha Higareda, Sean Astin, Damián Alcázar, Marco Bacuzzi, Roberto Sosa, José María Yazpik, Humberto Busto, Elizabeth Cervantes, Francesca Guillén, Alenka Rios, Tomas Goros
Produzione:      Tonic Films, Emmett/Furla Films, Freedom Films, Tau Productions
Distribuzione:      MEDIAFILM
Data di uscita:      19 Giugno 2009

Trama: Tre amici americani – Ed, Henry e Phil – cercano forti emozioni in Messico, al di là della linea di confine, vogliosi di qualche giorno di sesso e di un po' di droga. Purtroppo, dopo l'inizio del tutto soddisfacente delle loro aspettative, con la conoscenza di due affascinanti ragazze del posto, Lupe e Valeria, per i tre inizia un terribile incubo, inaspettato e riconducibile a delle pratiche voodoo di propiziazione del volere di dei oscuri, operate da una setta di fanatici che agisce sul territorio, un'organizzazione priva di scrupoli e di ogni freno. Quando Phil viene rapito, i suoi amici cercano di aiutarlo ma si accorgono che i primi ad essere terrorizzati sono gli stessi tutori locali della legge.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Borderland – Linea di confineIl manifesto di Borderland – Linea di confine, con quella donna legata seminuda vista di spalle, sembrerebbe ricondurre a una potente pellicola di torture porn, ma invece non lo è per nulla nei risultati. Dietro lo specchietto per allodole si cela un modesto filmetto ispirato a fatti realmente accaduti, riferiti al 1989, con il regista Zev Barman indirettamente coinvolto: infatti il camioncino di Barman e dei suoi amici fu fermato per dei controlli riferiti alla sparizione in Messico di Mark, un ragazzo americano; oltretutto la cosa procurò qualche guaio perché durante l'ispezione furono trovati dei casuali oggettini voodoo messi sul cruscotto che terrorizzarono gli agenti, i quali pensarono che la compagnia appartenesse a qualche setta satanica. Le cose migliori della pellicola sono la fotografia decolorata, gli ambienti sporchi e l'interpretazione tutta eccessi e completamente inaspettata di Sean Astin, il Sam amico fraterno di Frodo de Il signore degli anelli; il resto sono parecchi sbadigli e delle scene molto nascoste di violenza (lo splatter ciak, cioè l'inquadratura diretta su ferite inferte e monconi zampillanti di sangue non c'è in modo preciso, nonostante il v.m. 14 del film) a scopo e sfondo satanico.
La storia si apre in Messico, con un prologo nel quale vediamo due poliziotti che perquisiscono una casa. Mentre stanno indagando, vengono sorpresi da delle persone che non esitano a legarli e a infliggergli torture di ogni tipo. L'azione si sposta poi di un anno: vediamo tre ragazzi nordamericani ordinari, che decidono di fare una bella gita nel paese latino per fare scorpacciata di sesso e droga. Tutto sembra andar bene, i tre conoscono delle donne interessanti, compresa Valeria (Martha Higareda, orrendamente doppiata) una donna decisa e determinata della quale uno dei tre, Ed (Brian Presley), si innamora. Ma poi le cose precipitano: un altro del gruppo, Jeff, viene rapito da una misteriosa setta che fa sacrifici umani per propiziarsi un dio pagano, e i suoi compagni stessi sono in pericolo, perché ormai sanno troppo. Con la polizia del luogo del tutto inerte, l'unica speranza ed aiuto arriva da dove non te lo aspetti, ma l'organizzazione di Santillan (la rock star Beto Cuevas, tatuato oltre l'inverosimile) è davvero senza scrupoli.
I «self-made tour» al cinema, si sa, sono da sempre una grossa incognita di viaggio e pane fresco per le flebili sceneggiature di horror movie, e la regola non viene infranta neanche in questo caso (nonostante la storia sia stata tratta da fatti reali) dove il regista si sofferma parecchio, più che sullo sfondo culturale per il quale avvengono i sacrifici umani (pacchianamente abbiamo anche una testa mozzata, pezzo di corpo umano sostituito da uno equivalente nero caprino), su degli inseguimenti di poca ansia, delle languide gesta di ormoni smossi da comportamenti sadici in nome di un folle intento, con il risultato di creare un qualunque movie dove dei cattivi tutte smorfie e crudeltà (oltretutto con un capo spirituale griffato alla moda) effettuano le loro pratiche senza provare particolare emozione e sicuramente nessuno scrupolo.
La mazzata di credibilità gliela dà il colpo di scena (che non possiamo rivelare) il quale non ha nessuna logica: visto quanto avviene nel film, non c'è nessuna possibilità che assassini di questo tipo non facciano quella tal cosa, lasciando sul campo molte domande irrisolte. Fortunatamente il poco fascino del film fa che non ci siano particolari rimpianti per questo. Come si diceva in apertura, oltre al lato tecnico di una fotografia adeguata, l'unica cosa che graffia veramente è Sean Astin: non ci saremmo mai e poi mai aspettati di vedere l'interprete del tenero Sam Gangee diventare (da guardia amorevole di Frodo) Randall, la guardia feroce della vittima di turno, una interpretazione scelta e mirata per darsi un volto nuovo e una connotazione di cambiamento radicale; peccato che lo abbia fatto scegliendo un film tanto anonimo, una pellicola con pretese irrisolte e iconografie sbilenche nel metterle in scena.
Nelle intenzioni del regista c'era la lodevole voglia di mettere a disagio il pubblico mettendo in mostra i pericoli che possono avvenire quando delle menti facilmente manipolabili dal profeta di turno agiscono – questo si percepisce, comunque; purtroppo il timore (esagerato) di creare una pellicola che scontentasse l'azione e il riscatto, scegliendo di mettere in scena vittime e cattivi digeribili senza fatica, annacqua tutto, da violento documovie si arriva a macilento e trito horror di nessun pregio (neppure quello di soddisfare i cultori e degustatori di scene forti), dove è sempre bello come da copione che la carne giovane soffra. In definitiva, se volete una serata con atmosfere latine, belle donne non troppo vestite e qualche brivido di poche pretese, entrate in sala, altrimenti evitate ogni contatto: la pochezza di questo lavoro non vi farà certo passare la voglia di recarvi in Messico o in altre parti del mondo non sicurissime – per quello aiutano molto di più le cronache vere, purtroppo.

Giudizio: 1.5


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Alberto Di Felice: 1
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