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Amore e altri crimini Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 25 Giugno 2009 00:00
Amore e altri crimini / LocandinaTitolo originale:      Ljubav i drugi zlocini
Nazione:      Serbia, Germania, Austria, Slovenia
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico, Romantico
Durata:      106'
Regia:      Stefan Arsenijevic
Sceneggiatura:      Stefan Arsenijevic, Srdjan Koljevic, Bojan Vuletic
Cast:      Anica Dobra, Vuk Kostic, Milena Dravic, Fedja Stojanovic, Hanna Schwamborn, Ljubomir Bandovic, Dusica Zegarac, Semka Sokolovic-Bertok
Produzione:      COIN Film, Art & Popcorn
Distribuzione:      Ripley's Film
Data di uscita:      19 Giugno 2009

Trama: Anica, amante del criminale locale Milutin, non vuole invecchiare in un misero distretto della nuova Belgrado, poco più che un mucchio di condomini popolari, dove né l'amore né la vita sembrano offrire un futuro decoroso. Un grigio giorno d'inverno, ha l'idea di rubare i soldi nella cassaforte di Milutin, prendere un aereo e lasciare il paese per sempre. Ma quello stesso grigio giorno non è importante solo per lei.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Amore e altri criminiDi tutti i crimini morali, dei quali il troppo amore è esemplare assai beffardo, la mancanza d'amore è quello di fondo; fra le sue forme, infinite quasi quanti sono gli altri crimini, c'è il mancato riconoscimento dell'amore che si ha di fronte, il quale si trova custodito di preferenza negli esseri umani che ci sono più prossimi—ovviamente, a meno che questi non ci detestino con convinzione e senza possibilità di riscatto. Nel film di Arsenijevic, l'amore è impossibile da nutrire perché tutti i personaggi abitano immobili nel medesimo appezzamento di condomini, chi come boss di quartiere di poco conto e chi come semplice servo: stai immobile abbastanza tempo, e le gambe si fossilizzano facendoti restare senza alternative se non quella di rimanere dove sei, quando ormai hai capito di volertene andare.
L'infelice boss è Milutin (Fedja Stojanovic). Sua figlia di quattordici anni Ivana (Hanna Schwambom), dice lui, non parla più; in realtà, Ivana non parla più solo con lui. Col giovane scagnozzo Stanislav (Vuk Kostic) e l'amante di papà Anica (Anica Dobra), se vuole, sa far capire di esser fin troppo conscia di cosa l'aspetti. Salita sul tetto del palazzone nel quale vive il padre boss assieme alla gente che taglieggia, la ragazza si ferma sul bordo, minacciando di cadere: osservando il traffico che le si apre davanti, canta «Bésame mucho», un pezzo che nel film ricorre da qui in avanti; Stanislav accorre sul tetto e inizia a cantare con lei, avvicinandosi fino a prenderle la mano e convincendola così a scendere, mentre il papà e Anica non sanno cosa fare. Oltre ad Ivana, Milutin ha anche altri pensieri per la testa—è malato, scopriremo, e la necessità della sua «protezione» sta per esser spazzata via da un centro commerciale di prossima apertura—e da questo momento, seguendo la figlia, ascolta ossessivamente quella famosa canzone in stato catatonico, guardando fuori dal suo «ufficio» il suo regno in fase di dismissione.
Ivana, come nei film è appannaggio solitamente dei più giovani, ha capito col suo sesto senso che la sua vita continuerà a stazionare su quel bordo di tetto ormai in eterno, e pondera se farla o meno finita. Alla sua stessa età, Stanislav vedeva per la prima volta Anica, ora più che trentenne, sempre negli stessi spazi fra casermoni condominiali; il ragazzo è innamorato di lei dall'adolescenza, e ora che sa il suo segreto—Anica vuol partire per sempre rubando i soldi del solarium, attività di copertura di Milutin—ha tutta l'intenzione di dirglielo e seguirla fino in capo al mondo. Per un terzo di film, a monconi, Stanislav cerca di ripercorrere con lei dove e come l'ha vista negli anni, per mostrarle quanto lui conservi un ricordo di ogni suo gesto e pensiero; fra le altre cose, i due fanno una fermata da Zoran (Zoran Cvijanovic), che chiede della sua ex-ragazza che non ha mai seguito a New York.
Come con il vuoto sex shop di Zoran senza la sua donna, siamo in una giornata nevralgica fra tutta gente che non è mai partita e capisce ora tutta assieme di voler partire—il che crea congestione. Arsenijevic la costruisce con una lentissima avanzata in questo pezzo squallido di Belgrado, dove i ricordi, le riflessioni e le tarde decisioni non riescono ad aver ragione del passato. Un vecchio amore di Milutin non lo perdona; la madre di Stanislav (Milena Dravic) è persa nelle repliche di vecchi pezzi ripetuti a comando all'infinito; l'amore spera di esser ritrovato in un appuntamento futuro e torna puntualmente a scontrarsi con la forza bastarda dei fatti, dei propri luoghi maledetti e dell'assenza di perdono che nell'universo del film, sembra, può essere l'unica forma consentita d'affetto.

Giudizio: 2.5
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