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| Ritorno a Brideshead |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 28 Giugno 2009 00:00 | |||
Titolo originale: Brideshead RevisitedNazione: Regno Unito Anno: 2008 Genere: Drammatico, Romantico Durata: 133' Regia: Julian Jarrold Sceneggiatura: Andrew Davies, Jeremy Brock Cast: Matthew Goode, Ben Whishaw, Hayley Atwell, Emma Thompson, Michael Gambon, Thomas Morrison, Anna Madeley Produzione: 2 Entertain, BBC Films, Ecosse Films, HanWay Films, Screen Yorkshire, UK Film Council Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Data di uscita: 26 Giugno 2009 Trama: Siamo negli anni '20, Oxford. Charles Ryder, pittore di bell'aspetto e grandi speranze, conosce il ricco Sebastian Flyte, figlio di divorziati genitori dai grandi possedimenti. Sebastian ha forti inclinazioni gay e un carattere anticonformista all'estremo, è alcoolizzato e totalmente disagiato nonostante il lusso e lo sfarzo estremo in cui vive. Charles ne è subito attratto e non esita ad accettare l'invito di trascorrere qualche giorno nella sontuosa dimora di Brideshead. Lì incontra la bella sorella di Sebastian, Julia, ma anche la madre di lui, fortemente cattolica, reticente ad accettare un ateo quale Charles. In mezzo a contrasti di vario tipo, Charles e Julia scoprono diverse affinità tra loro tra la rabbia e la delusione di Sebastian. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Dal romanzo di Evelyn Waugh, remake di un adattamento televisivo del 1981 con Jeremy Irons. Il regista Julian Jarrold (abituato a queste atmosfere dopo Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro) ricostruisce un sofisticato spaccato d'epoca, tra dimore faraoniche e incursioni nella immortale Venezia, cercando di mostrare come l'ipocrisia del cattolicesimo inglese degli anni '20 (precisamente del 1925) possa nascondere divorzi e cultura gay agli occhi scoperti del mondo per non doversene vergognare, ma mai il fatto che un ateo od un agnosta riesca ad avere un dichiarato successo sociale, accettandolo con tutti i suoi evidenti meriti.L'ateo in questione è Charles Ryder, pittore affermato e di grande successo, di ritorno da un viaggio di due anni nelle foreste per trovare ispirazioni alle sue opere, che dopo un incontro apparentemente fortuito ed inaspettato su una nave con una bella donna («Non dirmi che è solo destino») ricorda quanto accaduto ad Oxford 10 anni prima. In quel tempo Charles (Matthew Goode di Watchmen e di Io e Beethoven) conosce Sebastian Flyte (Ben Whishaw di Profumo), ricchissimo rampollo di una famiglia di nobili. Sebastian è gay ed alcoolizzato, status quest'ultimo dovuto al fatto che non accetta minimamente i comportamenti e i modi di vedere della famiglia, ultracattolica ed intransigente. Attirato dalla sua bellezza, cultura e comportamento, il figlio dei Flyte (divorziati) chiede a Charles di trascorrere qualche tempo con lui nella sontuosa dimora di Brideshead. L'allora aspirante pittore accetta con gioia, trascorre dei giorni felici ma soprattutto incontra la sorella di Sebastian, Julia (Hayley Atwell, Sogni e delitti e La Duchessa) per la quale ha da subito una intensa attrazione che nasconde per non deludere Sebastian, che sperava di avere da lui affetto di natura oltre l'amicizia. Quando giunge la madre (una solita ottima Emma Thompson, algida e dura), dispotica cattolica, la situazione si ingarbuglia, le due visioni di religione si scontrano creando disagio nell'atmosfera ovattata da sogno; a quel punto Charles si trova di fronte a vari bivi, con l'amore e l'etica da difendere. «Brideshead» potrebbe essere visto nella traduzione italiana non letterale come «Le mogli che comandano», e la cosa non potrebbe essere vista diversamente dato il dominio assoluto che ha la madre (che però ha fallito nel matrimonio e non ha nessuna riconoscenza e ammirazione da parte dei figli maggiori) sul luogo dove si svolge tutta l'azione. Dramma ovattato ed affascinante nei luoghi, questo lavoro (budget di 20 milioni di dollari) vive molto placidamente nel suo brodo dorato (ed è anche abbastanza lungo, più di 130 minuti) le storie dei suoi figuranti, gente che ha come unica preoccupazione come godersi ogni cosa ma di fatto totalmente delusa dalla propria vita, costretta a scelte non volute (come il matrimonio Julia/Rex) e a dover seguire un'etichetta che non riconoscono. L'argomento gay inserito rimane solo in superficie (visivamente solo qualche castissimo bacio) per concentrarsi tutto sull'estetica dei luoghi e delle forme di racconto – che non sprizza mai di furia, è rarefatto fino all'impossibile lasciando lo spettatore affascinato dagli sfondi ma ben poco coinvolto dai drammi umani che ne scaturiscono. È sicuramente una scelta estetica di svolgimento della storia che può essere capita, ma è giusto che chi si voglia avvicinare al film sappia che sarà totalmente soddisfatto dal contenitore ma avrà la grossa incognita del contenuto. Se volete sapere il modesto parere di chi scrive (visto che state leggendo, credo di sì), questi film retró e meló rischiano di soddisfare di più l'ego di registi formalmente eleganti (e Jarrold lo è) soddisfatti di aver filmato con aristocratica forma (e la parte di Venezia approfondisce questa aspirazione di risultato) piuttosto che ficcante emozione. Lo dimostra il fatto che tutto rimane in sospeso e non sfocia in litigate violente, tranne che per qualche secondo durante la festa danzante: tutto pare essere un dovere di baratto (prendo questo, dando questo, indipendentemente che si parli di mobili o di mogli) giustificato dalla condizione sociale, non c'è rabbia aperta alcuna – neppure per la condizione di uno dei protagonisti di dover andare in riabilitazione pesante – solo pacata rassegnazione; la scena finale della redenzione (finta o sentita, di uno dei protagonisti che ovviamente non riveliamo) è decisamente un passo pacchiano di sceneggiatura non elevatissimo, tanto quanto è molto valido il simbolo della tartaruga con i gioielli, cosa che dimostra come certe filosofie in mondo dorato abbiano lentezza a camminare tanto quanto alcune si infilano a poco a poco. Le scene della guerra che entra a Brideshead in punta di piedi (nessuna lotta, solo disposizione sul terreno di un centro di comando) raffigurano idealmente il protrarsi della contesa su altri livelli (Futuri? Passati? Sempiterni?) tra cattolici e laici; per cui, caro e ringraziato lettore, un film che vive di tali simbolismi non proprio codificati alla luce del sole ma criptati in elegante forma, risente troppo della logica personale di gusto, per molti può essere una sofferenza per altri un piacere. Il cinema formalmente elegante (fotografia compresa) comunque merita sempre rispetto: adesso che sapete a cosa andate incontro di fondo, fate serenamente la vostra scelta. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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