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La donna di nessuno Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Martedì 30 Giugno 2009 00:00
La donna di nessuno / LocandinaTitolo originale:      Sans état d'âme
Nazione:      Francia, Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      99'
Regia:      Vincenzo Marano
Sceneggiatura:      Candice Hugo, Marc Quentin, Sergio Gobbi, Clara Dupont-Monod
Cast:      Laurent Lucas, Hélène de Fougerolles, Thierry Frémont, Candice Hugo, Anna Galiena, Christine Citti, Cyrielle Clair, Bernard Verley, Carole Bianic, Magaly Berdy
Produzione:      Les Films de l'Astre
Distribuzione:      FilmExport
Data di uscita:      26 Giugno 2009

Trama: Un viaggio aereo privato, con a bordo delle accompagnatrici per una maîtresse di pochi scrupoli, viene interrotto dalla polizia, che sospetta un traffico di stupefacenti. Quando una delle belle ragazze, la principale testimone al processo, viene violentemente uccisa gettata dal balcone di una camera d'albergo, si scopre che le collusioni del gruppo di escort vanno molto in alto, coinvolgendo personaggi importanti ed influenti. Una di loro, intrigante, sofisticata ed enigmatica, pare celare la chiave per scoprire il segreto della losca faccenda.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

La donna di nessunoNoir di buon livello livello questo La donna di nessuno, impreziosito dalla presenza della nostra Anna Galiena, firmato da Vincenzo Marano, un regista esordiente che non ha avuto paura di essere sofisticato descrivendo una torbida storia di sesso e droga con al centro una donna (Candice Hugo, bellezza mozzafiato) che racchiude in sé tutte le sensazioni basiche del sesso femminile – la voglia di amore e di sesso, ma avuto e fatto a tutti i costi con l'uomo che ama, con la grande incognita di dover distribuire il suo corpo chiudendo il suo cuore.
Per andare a parare in questo concetto si parte da lontano, con un aereo privato che viene bloccato dalla polizia francese; all'interno abbiamo come passeggeri una maîtresse (una Galiena dura e decisa) che comanda un gruppo di affascinanti accompagnatrici. Una di loro, particolarmente nervosa, nasconde un grosso quantitativo di eroina. Convinto che dietro al gruppo si nasconda un giro internazionale di droga e prostitute d'alto borgo, il commissario Grégoire (Thierry Fremont, visto in Femme Fatale del grande De Palma) decide di indagare a fondo, soprattutto dopo che le sue convinzioni si sono fatte più concrete a seguito della morte misteriosa (avvenuta cadendo dal balcone di una stanza d'albergo) della testimone chiave del processo. Quando improvvisamente salta fuori un'altra testimone a sorpresa, portata dall'avvovato Martin Delvaux (Laurent Lucas, faccia ad hoc per i thriller) scoprendo che è una donna stupenda e con nascoste conoscenze altolocate, che sta facendo di tutto per inguaiare la maîtresse con testimonianze non vere, la faccenda si ingarbuglia ancora di più.
Come si vede un giallo, ma che sfocia poi nel dramma passionale. Il regista e gli attori sono bravi (complice una azzeccata fotografia scura e tetra) a delineare la sofferenza che sta sotto donne belle, ricche e apparentemente senza dover chiedere nulla al mondo, ragazze baciate dalla fortuna con la natura nell'estetico, ma internamente piene di insicurezze, paure che la droga e il bel mondo non leniscono. La movimentazione del giallo non è certo a passi veloci e frenetici: tutto avviene in ambienti camerali senza eccessi, le intense parti vocali non muovono il mistero ma soprattutto delineano i caratteri e le curiosità verso un mondo che ai più pare inaccessibile, dove anche una giornalista investigativa non proprio bellissima, con alcune evidenti impurità facciali, che si inserisce nel bilatero (Jeanne, la interpreta Hélène De Fougerolles che era nel The Beach con DiCaprio) non ne può rimanere fuori emotivamente (di base vige la voglia di amore vero ma le esperienze piccanti, anche lesbiche, non sono escluse come gioco a sé, diversivo della soddisfazione del corpo).
Man mano che si procede si nota come la polizia e la fase investigativa venga messa sempre più in un cantuccio, si perde proprio la percezione dell'origine per centrare quella diversa della fine: il film mostra quasi da subito colpe e responsabilità di fondo lasciando in sospeso fino all'ultimo solo le dinamiche del primo omicidio, scelta decisamente coraggiosa e da condividere in un lavoro molto indipendente dalla voglia di successo al botteghino. Non assisterete a uno spettacolo del tutto digeribile: abbiamo alcuni formalismi di icona (come l'acquario, ricordando Closer – che magari non lo sembra a prima acchito, ma neanche molto lontanamente ne è un ispiratore) piuttosto pesanti, il ritmo lento e la mancanza di elementi che si sovrappongono in continuazione (c'è una ricerca del dover riprendere l'amato più che quella del colpevole, di essere la donna di qualcuno e non di tutti o nessuno) scoraggerà chi magari voleva passare una serata meno cerebrale e più diretta nei contenuti, ma alla fine una volta capiti gli intenti del film i più avranno una sensazione di soddisfazione piuttosto che di noia.
Vedere come una donna bellissima che può avere tutti e invece si aggrappa disperatamente all'unico è un simbolo perduto di vero sentimento che pareva ormai perso, al cinema, nella letteratura e nella società che vive e pulsa cercando emozioni intense ma facili, malleabili ma effimere, con poca voglia di duraturo che costa fatica e non si prende quando e come si vuole. In definitiva una pellicola che gioca parecchio per portare il quesito all'emozione, che analizza più la persona e il triangolo che l'indagine, un buon tentativo di riflessione noir/meló ed un attimo di respiro rispetto alle cose solite e fracassone che si vedono al cinema, che consigliamo di premiare senza tema; il cinema francese ha sempre qualche interessante freccia al suo arco e lo dimostra anche stavolta, senza budget esagerati, utilizzando anche qualche italica attrice con misura e garbo, molto più del cinema italiano che sembra aver ormai perso ogni voglia di sperimentare anche almeno in minima parte.

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5
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