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Voce del verbo amore Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 29 Giugno 2009 11:39
Voce del verbo amore / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Italia
Anno:      2007
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      92'
Regia:      Andrea Manni
Sceneggiatura:       Andrea Manni, Maurizio Costanzo, Anne Riitta Ciccone, Silvia Ranfagni
Cast:      Stefania Rocca, Giorgio Pasotti, Cecilia Dazzi, Simona Marchini, Tony Kendall, Niccolò Perito, Magdalena Grochowska, Eros Pagni, Tatiana Djuric, Aurora Manni
Produzione:      Rodeo Drive
Distribuzione:      Medusa Film
Data di uscita:      27 Aprile 2007

Trama: Ugo e Francesca, alla metà dei trent'anni e con due figli avuti da un matrimonio duratone dieci, sono nel bel mezzo di una separazione. La loro nuova vita da single li mette di fronte a nuove difficoltà, nuovi incontri e nuovi litigi, e forse di fronte all'evidenza che in realtà sono ancora fatti per stare assieme.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Voce del verbo amoreLa sceneggiatura a otto mani cui hanno contribuito anche Maurizio Costanzo (dalla cui idea il film nasce) e Anne Riitta Ciccone non si fa mancar nulla nel ritratto della media famiglia italiana presa da crisi matrimoniali di mezza adolescenza adulta. Entrambi nel mezzo del trent'anni e con professioni più o meno felicemente avviate («Famiglia solida, architetto affidabile», fa lui al capo), i coniugi Ugo (Giorgio Pasotti) e Francesca (Stefania Rocca) hanno una bella casa a Roma, due figli (un maschio e una femmina, il che è perfetto), una tata, e sono in fase di separazione. Quindi lui si trova un altro appartamento, lei si destreggia a far tutto da sola, ed ambedue si guardano attorno in cerca di nuove storie: capiranno che in fondo sono fatti l'uno per l'altra, e che si mancano?
Il bozzetto poco tragico e più al sapone della nostra Italia immatura d'oggi è completato da una serie di personaggi di necessario contorno che vanno a riflettere vari luoghi comuni sul caro nostro malcostume o semplice modo d'essere, al quale siamo in fondo molto affezionati. C'è ad esempio il padre di Ugo (Tony Kendall/Luciano Stella), romano piacione (la madre di Ugo è lombarda, per bilanciare il target), che alla sua veneranda età sa ancora apprezzare con gran classe le grazie femminili—alle infermiere palpa il culo osservando compiaciuto e con la compiacenza di loro: «Ma lei quante patate ha mangiato per diventare così gnocca?»—e si mantiene così poco di buono chiedendo un 150€ di mantenimento al figlio che si dice strozzato dalla separazione.
È poi il turno degli amici, coi quali i nostri due ex-innamorati devono confrontarsi per capire di esser davvero fatti l'uno per l'altra e che le difficoltà coniugali vanno superate. C'è l'obbligatoria amica leggermente inacidita che ha sempre dato consigli maligni (Cecilia Dazzi), e la quale in ultimo decide di accasarsi innamorata anche lei; v'è poi il nuovo «interesse» di Francesca (Sergio Albelli), anch'egli uscito da un divorzio, che vive la vera crisi dell'uomo di mezza età scoprendo di esser gay—la dinamica è semplice: il primo uomo con cui esci, per di più vecchia fiamma, ti confessa di esser gay e quindi va da sé tu (che hai l'aspetto di Stefania Rocca) debba capire che non sia il caso cercarne altri, preferendo invece tornare dal marito.
Il quale marito è impegnato con una più bionda di te, con una metà di sangue scandinavo (Magdalena Grochowska, il cui personaggio è probabilmente un inserto autobiografico della siculo-finlandese Ciccone) finto-indipendente, che al contrario delle lugubri donne italiane non vuole una relazione seria ma solo sano e libero divertimento; fin quando non si accorge che, sai com'è, in realtà anche lei vuole quello che vogliono tutte, italiane o meno, cioè un uomo stabile, una famiglia e compagnia bella. Insomma, modesti alterchi in vista di una rappacificazione finale che i poco fantasiosi spoiler di questa recensione non potranno di certo rovinarvi. Da vedere sfogliando l'ultimo numero di «Dipiù».

Giudizio: 1.5
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