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Sylvia Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 05 Luglio 2009 00:00
Sylvia / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Regno Unito
Anno:      2003
Genere:      Biografico, Drammatico, Romantico
Durata:      110'
Regia:      Christine Jeffs
Sceneggiatura:      John Brownlow
Cast:      Gwyneth Paltrow, Daniel Craig, Jared Harris, Blythe Danner, Michael Gambon, Amira Casar
Produzione:          BBC Films, British Film Council, Capitol Films, Focus Features, Ruby Films
Distribuzione:      Mondo Cinema
Data di uscita:      4 Febbraio 2009 (DVD)

Trama: Gli studenti aspiranti poeti Sylvia Plath e Ted Hughes si conoscono a Cambridge, Inghilterra, e si sposano nel 1956 non appena lui vede pubblicato il suo primo libro. Si trasferiscono allora negli Stati Uniti, di dove lei è originaria. Mentre nascono i loro due bambini, Sylvia diventa sempre più insoddisfatta e Ted sempre più famoso; inizia la gelosia (fattore scatenante sarà la relazione dell'uomo con l'amica di famiglia Assia Wevill, che sarà in seguito la sua seconda moglie) e arriva la separazione, fino ad un tragico epilogo.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

SylviaNella visione della neozelandese Christine Jeffs, la vita della scrittrice e poetessa americana Sylvia Plath diventa essa stessa una sorta di poema. Il che parrebbe ovvio, ma non tanto se si pensa che il film apparterrebbe al genere del dramma umano lungo le linee della pesante biografia dalle tappe forzate—che, ad intuito, sembrava essere e in parte è come tante altre—e viene invece abbandonato vieppiù al trasporto della corrente. Una delle scene più simbolicamente appropriate è difatti quella in cui Sylvia (Gwyneth Paltrow) ed il marito Ted (Daniel Craig) vengono allontanati dalla costa per via delle onde mentre sono in barca: Ted teme le onde ma non sé stesso, perché è lì che trova l'ispirazione, e consiglia a Sylvia, in crisi creativa, di scrivere anche lei genuinamente di sé; Sylvia pensa invece che la corrente abbia paura proprio di lei, tanto da non volerla neppure in punto di morte. Anche lei, dunque, ha forse paura di sé?
Sono una scena ed un simbolismo abbastanza espliciti, ed in quanto tali scambiabili per gratuiti; ma la Jeffs lascia che la Paltrow sia realmente trasportata durante la sua recitazione, con anche una reale difficoltà di concretissimo equilibrio dato che le onde hanno tutta l'impressione di essere vere (si sarà girato, è dato di intuire, in mare aperto). Della Sylvia donna, più che poetessa, si staglia così un ritratto frastagliato e non arenato in nessuna direzione: non diventa una pazza malata, né è totalmente una vittima sacrificale delle istituzioni borghesi patrie e familiari, né della dannazione dell'artista. Il setting (New England, metà anni '50) è simile, le aspirazioni e i modesti successi (moglie insoddisfatta, marito crescentemente egoista) paritetici a quelli del più recente Sam Mendes arrivato sui nostri schermi; ma la Jeffs non ne fa un intruglio laccato e dalla chiamata pronta.
Si noterà soprattutto come mentre il film si cala nel dramma della solitudine di Sylvia—scappata dal paese natio, ancor irrealizzata pur nel suo avviato successo letterario, alla rincorsa del marito riacciuffato per un attimo con un'ultima crudeltà—non ci si faccia provare dalla conta in parole o versi, pur fornendo qualche dialogo di sostegno (il rispecchiamento brancicante nel vicino anziano di Michael Gambon e nell'amico, agente e solleticato amante di Jared Harris), ma si affronti una sorta di cammino di spegnimento: Sylvia torna forse al padre (da questo la confessione a Gambon) e alle onde, alla paura incommensurabile di non essere sincera e voluta, ma inadatta e caduca.
Il film non è esente da qualche schematismo, ma ha una tessitura poetica raramente rinvenibile in prodotti del genere, troppo spesso sul filo della riduzione televisiva (quasi sempre, come qui, c'è lo zampino della BBC Films—e se non è lei è la HBO Films) e del vacuo abbandono ai succitati tropi di dannazione ed oppressione. Il lavoro della Jeffs, comunque, è ricco proprio perché svuotato e diretto, riducendo al minimo il futile peso delle sovrastrutture dalle quali la Platt ha fatto derivare il proprio senso di assenza. Le musiche del minghelliano Gabriel Yared sono qui un riempitivo per una volta del tutto appropriato ed in tono. Sarebbe stato bello avere l'occasione di vederlo e sentirlo in sala, mentre si è dovuto aspettare il febbraio 2009, a sei anni dall'uscita originaria, per vederlo distribuito solo in dvd.

Giudizio: 2.5
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