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Outlander – L'ultimo vichingo Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 05 Luglio 2009 09:22
Outlander - L'ultimo vichingo / LocandinaTitolo originale:      Outlander
Nazione:      Stati Uniti, Germania
Anno:      2008
Genere:      Avventura, Azione, Fantascienza
Durata:      115'
Regia:      Howard McCain
Sceneggiatura:      Dirk Blackman, Howard McCain
Cast:      James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, John Hurt, Cliff Saunders, Patrick Stevenson, Aidan Devine, Ron Perlman, Bailey Maughan, John E. Nelles, James Rogers, Scott Owen, Petra Prazak, Owen Pattison, Matt Cooke
Produzione:      The Weinstein Company, Ascendant Pictures, Outlander Productions, Film & Entertainment VIP Medienfonds 4 GmbH & Co. KG
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      3 Luglio 2009

Trama: Kainan è un alieno, dall'aspetto umano, che giunge sul pianeta Terra in seguito all'avaria della sua astronave. Morto il suo compagno di viaggio, si avventura nell'inospitale Norvegia del 708 DC, cercando di sopravvivere agli abitanti del luogo ma anche a una misteriosa creatura che infesta la zona. Trovata una iniziale ostilità da parte di re Rothgar e del nipote designato al trono Wulfric, Kainan prova un sentimento d'attrazione, ricambiato, per Freya, figlia di Rothgar. Ma non è tempo per queste cose: sta per sorgere l'alba di una terribile battaglia che vedrà l'alieno unica possibilità di salvezza per tutti i vichinghi del villaggio, anche se purtroppo ha perso la sua micidiale arma di distruzione.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Outlander - L'ultimo vichingo«Mi chiamo Mork Su un uovo vengo da Ork»: il famoso personaggio interpretato, in una famosissima serie tv dei tempi che furono, da Robin Williams è stato antesignano, in chiave umoristica, di Kainan (interpretato dal Gesù gibsoniano Jim Caviezel), il protagonista, l'outlander («Il fuori territorio», ma curiosamente la parola lander letteralmente vuol dire persona che sbarca o scende a terra, calzando sul film) di questo film diretto dal debuttante – ben poco ispirato e molto ispiratosi – Howard McCain.
Kainan è un alieno dalle sembianze umane (questo il richiamo a Mork) che per un guasto alla sua astronave arriva sul pianeta Terra nel 708 DC, nella fredda Norvegia del periodo vichingo. Trovatosi solo in un mondo inospitale, con il compagno di viaggio morto (Il pianeta delle scimmie insegna), perde la propria arma di difesa e incontra la piena ostilità dei nativi del luogo, comandati da re Rothgar (John Hurt, ormai ridotto solo a fare parti secondarie di poco peso) e dal nipote Wulfric (Jack Huston, ricordate lo storditissimo amico di Adam Sandler dei Racconti incantati?), mentre la figlia di Rothgar, Freya (la bella Sophia Myles), donna verace che si dedica alla lotta e alla spada, prova subito un'attrazione per l'outlander. Purtroppo l'alieno buono non può soffermarsi a capire bene il sentimento che gli viene offerto dall'umana: una terribile creatura denominata Morwen sta mietendo vittime a iosa e il villaggio vichingo è seriamente minacciato.
Novello Roland Emmerich (guardate la sua filosofia di logica del tutto libera di 10.000 A.C.), McCain elabora un mondo di assoluta libertà narrativa, piena di contraddizioni di logica, senza curarsi minimamente di dover dare spiegazioni allo spettatore. E così abbiamo un alieno che una volta imparata la lingua del posto (non gli usi e i costumi) concepisce da subito modi e stili di vita dei suoi burberi abitanti, belle principesse guerriere sentono parlare di astronavi e non domandano nulla di esse, Kainan dopo l'iniziale diffidenza partecipa a feste e balli con cui nulla ha da spartire, facendo amicizia con tutti i burberi presenti, molto dediti alla cervogia e ben poco alle buone maniere.
Ma questo sarebbe nulla, in un film di puro intrattenimento che non ha nessuna pretesa oltre a questa: possiamo ben accettare la mancata aderenza alla realtà in nome del divertimento. Il vero problema è che il film non decolla mai: il design della bestia (una specie di tirannosauro rosso luminiscente: la citazione della cascata de Il mondo perduto è troppo spiccata, anche se sembra che sia stata girata nella stessa de L'ultimo dei Mohicani) è banale, gli attori sono ai minimi necessari sindacali (compreso il quasi cammeo di Ron Hellboy Perlman, che fa Gunnar, il re avversario) e le parti senza combattimento lunghe oltre il limite, verbose, mielose (anche lacrime sul volto dell'alieno) e monotone. Oltretutto le citazioni a manetta (Aliens, Predator e altre cose) ne minano ogni possibile originalità, lasciando chi vede decisamente poco meravigliato e sorpreso.
Un film di questo tipo non ha nessuna necessità di essere diverso da qualcosa, ma il mix deve essere calibrato, ritmato il giusto e con qualche piccola scintilla sorprendente (il prete ultracredente giustiziato non fa parte di questo), qualche cosa di simpatico inserito qui e là; invece abbiamo una pellicola piatta come un asse da lavare, verso la quale è difficile essere accondiscendenti perché alla fine ha provocato in noi ampi sbadigli. Pagare come medicina un film per rimedio contro l'insonnia ci sembra davvero oltre: neppure Gesù Cristo, chiamato a protagonista, di fronte a un impegno tanto modesto di tutta la produzione ha potuto compiere il miracolo di renderlo appetibile – oltre al fatto di essere un valido mezzo per combattere la canicola di questi giorni grazie all'aria condizionata del cinema.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
Emanuele Rauco: 2
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