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Miss Marzo Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 06 Luglio 2009 01:00
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Miss Marzo / LocandinaTitolo originale:      Miss March
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2009
Genere:      Commedia
Durata:      89'
Regia:      Zach Cregger, Trevor Moore
Sceneggiatura:      Zach Cregger, Trevor Moore
Cast:      Zach Cregger, Trevor Moore, Raquel Alessi, Betsy Rue, Molly Stanton, Craig Robinson, Hugh M. Hefner, Carla Jimenez, Cedric Yarbrough, Geoff Meed, Slade Austin Pearce, Remy Thorne, Tanjareen Martin, Eve Mauro, Alexis Raben
Produzione:      The Jacobson Company
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      3 Luglio 2009

Trama: Pronto a perdere la verginità la sera del ballo studentesco con la sua ragazza Cindi, il puritano Eugene piomba in coma dopo una rovinosa caduta derivante da una pesante ubriacatura provocatagli dall'amico casinaro Tucker. Quattro anni dopo, quest'ultimo lo risveglia miracolosamente con un colpo di mazza da baseball in testa; venuti a sapere che Cindi è ora diventata nientemeno che una coniglietta di Playboy, i due attraversano gli interi USA per giungere in California alla Playboy Mansion e riconquistarla.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Miss MarzoUno degli spauracchi più remoti nella storia del bianco americano è l'uomo nero; non nel senso di impersonale turbatore dei sogni, ma ovviamente nel senso razzialmente radicato dell'uomo afroamericano, che leggenda vuole sessualmente abbondante e proficiente oltre ogni possibilità caucasica, nonché perciò voglioso ed animalesco predatore di donne bianche, ovvero delle femmine della specie da preservare. Nel film dei due amiconi Zach Cregger e Trevor Moore—che scrivono, dirigono e recitano da protagonisti (sono, propiziamente, fra le menti di una serie inedita da noi, appunto The Whitest Kids U Know)—il terrore nero arriva nelle vesti del rapper esplicitamente autoelettosi «Horsedick.MPEG» (Craig Robinson), dalle spropositate vanterie da sciupabitch, che come ogni nomignolo in ogni commedia che si rispetti nasconde in realtà il contrario di quanto annuncia.
Prenderò l'esempio del nero superdotato come esplicazione calzante del modo di essere della pellicola, propriamente sboccata sciocchezzuola pronta al momento propizio—ossia nei minuti prossimi ai titoli di coda—a calarsi le mutande e aggiustare un'ultima trovata di cattivo gusto mentre celebra necessariamente i cari vecchi valori che i suoi ragazzi bianchi, usciti dal liceo con sbronza e mazza da baseball in testa da quattro anni che sembrano quattro minuti, infine abbracceranno come via definitiva alla felicità. A garantire è Hugh Hefner, che viene rincorso come un dio e se ne fa garante assieme a tutti i produttori della sua serie su MTV: «C'è una coniglietta in ogni ragazza», assicura. E una carota in ogni ragazzo, si può altresì convenire.
Venendo alle due carote in attesa di redenzione, questi sono Eugene (Bell) e Tucker (Moore): il primo fanatico dell'astinenza con problemi familiari che non si sente il bisogno di approfondire (basti sapere che il padre lo molla in coma per spassarsela in Florida, sebbene copra col lavoro), il secondo di tutt'altra mentalità, quella dell'amico del quale—arrivati a quella certa età in cui bisogna scegliere che college frequentare per i prossimi quattro anni (casualmente, gli stessi anni che Zach impiega a riprendersi dal suo stato comatoso)—ci si accorge di doversi guardare, a meno di non essere in una commedia o in coma. Chi avrà la meglio fra i due? Diciamo che si raggiunge un giusto compromesso.
Fatta eccezione per qualche svagolata di troppo (era proprio necessario, ad esempio, mostrarci con sì tanta nitidezza quanto il grande maschione nero di cui sopra fosse tutto rime e niente aggeggio? Non bastava la sua apertura di lacrime—anziché di piscio—sul divanetto dello sfavillante party bus?), Cregger e Moore si impegnano in un progetto nel quale dimostrano una certa passione, assemblando anche un convincente cast d'insieme, che come obbligatorio per il genere si rifà ai fasti studenteschi degli anni '80. I due sono molto più fedeli a quello spirito provocatorio ma castissimo di quanto non lo sia la commedia—sapevate che li avrei tirati fuori—di Apatow e compari.

Giudizio: 2
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