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| Aspettando il sole |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 14 Luglio 2009 01:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Italia Anno: 2008 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 96' Regia: Ago Panini Sceneggiatura: Ago Panini, Enrico Remmert, Gero Giglio Cast: Raoul Bova, Claudio Santamaria, Claudia Gerini, Vanessa Incontrada, Bebo Storti, Michele Venitucci, Rolando Ravello, Alessandro Tiberi, Sergio Albelli, Giuseppe Cederna, Massimo De Lorenzo, Corrado Fortuna, Gabriel Garko, Raiz, Thomas Trabacchi Produzione: laCasa Film Distribuzione: Mikado Data di uscita: 20 Febbraio 2009 Trama: In una notte qualunque in un posto qualunque nell'Italia del 1982, tre amici arrivano ad un hotel sperduto nel mezzo del nulla. Due di loro entrano per comprare delle sigarette, mentre il terzo si addormenta in auto lasciandoli fuori. Al Bellevue Hotel è una notte strana, e sorprese sono in arrivo per il destino dei ragazzi e degli altri ospiti. Recensione di ALBERTO DI FELICE Il debutto nel lungometraggio di Ago Panini soffre di una forma di esasperazione di ripiego, che si vorrebbe far passare per analisi sociologica, comune a tanta produzione italiana e dalla quale neppure il nostro cinema che si propone come più innovativo è capace di liberarsi. Sono stati in molti ad incoraggiare il tentativo di Panini, che si è definito «coraggioso»; ma da parte mia non posso che chiedermi—come quasi sempre è ogni volta che si lancia al lettore quest'aggettivo, che sembra vicino all'uso che si fa di un contentino—in che senso un film totalmente derivativo ed irrisolto come questo possa essere «coraggioso».Affinché tutto crolli, come il «coraggio» di questo film richiede, dev'esserci un perché: sembra giusto ed ovvio dover intendere quanto succede nelle stanze del Bellevue Hotel come una sorta di anticipazione al decadimento massmediatico che in quegli anni (siamo nei primi anni '80, fruttuosa alba della tv commerciale e con essa chissà di cosa) andava delineandosi, una sorta di condanna figurata sulla scia del miglior cinema di genere. Per il resto, i vari personaggi sono variamente riflesso di una follia dilagante e morbosa, chiusa su sé stessa ed arrabbiata col mondo esterno: qui, più che Altman si potrebbe pensare piuttosto, per fare un esempio, al cinema di Abel Ferrara (l'angelo sterminatore della Gerini farebbe al caso nostro). Ma magari. Per parlare dello smarrimento che si vive in queste stanze, altre recensioni del film fanno riferimento al concetto augeiano del «non-luogo», che personalmente ho sempre trovato pretestuoso, come pure mi è sembrato Aspettando il sole. Sarà necessario partire dai personaggi, in quello che si propone come film di corale dannazione. Prendiamo ad esempio quelli di Michele Venitucci e Claudio Santamaria, due di tre amici che in una serata insonne piombano nel Bellevue in cerca di sigarette o di una «coperta» (cioè una calda prostituta da chiamare su in camera): il punto della loro presenza è probabilmente quello di fare da incoscienti giustizieri della mala-umanità raccolta nel putrido albergo, e da giustizieri quali sono non si comportano come chi deve passare le ore notturne perché non può rientrare in macchina, ma come un duo di pazzi. Il portiere del putrido rifugio della mala-umanità è interpretato da Giuseppe Cederna, il cui personaggio è l'unico vagamente nordico, assieme al regista porno di Bebo Storti, in quello che pare essere un esercizio alberghiero da qualche parte nel Lazio profondo. È il custode di segreti e manie, per prime ovviamente le sue, racchiuse tutte nel box nel quale tiene nascoste le fide termiti, fin troppo esplicito riferimento alle rane andersoniane, a loro volta rielaborazione in organismo biologico del terremoto altmaniano: i più smaliziati sanno già, appena si nominano le termini, che entro la fine del film l'albergo crollerà divorato dalla loro rivoltosa azione contro quanto di marcio c'è in quei locali. Tutto è dominato da un surreal-grottesco sporco e privo d'aria che non si sa (o meglio, si sa) dove stia andando, come il resto della ciurma in attesa della punizione divina nella nave prossima all'affondamento: la prostituzione della quale erano in cerca i tre ragazzi è una pratica generalizzata fra le mura del Bellevue—appellativo decisamente ironico, dato che l'albergo in questione è una cattedrale nel deserto e di vista proprio non ne offre, figurarsi una vista bella—con la scintilla solo da parte di qualcuno (Vanessa Incontrada e il timido Corrado Fortuna, faticanti hard, sembrano scoprire l'amore come ragazzini; un improbabile Gabriel Garko affetto da pronunciato sigmatismo vuol far saltare in aria la tv) di poterne uscire. Ma riflettere solo sul tipo di atmosfera manierata che si vuole, popolandola di semplici macchie umane, raramente fa un film con molto da dire. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: id.
Il debutto nel lungometraggio di Ago Panini soffre di una forma di esasperazione di ripiego, che si vorrebbe far passare per analisi sociologica, comune a tanta produzione italiana e dalla quale neppure il nostro cinema che si propone come più innovativo è capace di liberarsi. Sono stati in molti ad incoraggiare il tentativo di Panini, che si è definito «coraggioso»; ma da parte mia non posso che chiedermi—come quasi sempre è ogni volta che si lancia al lettore quest'aggettivo, che sembra vicino all'uso che si fa di un contentino—in che senso un film totalmente derivativo ed irrisolto come questo possa essere «coraggioso».









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