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| La misma luna |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 21 Luglio 2009 01:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Messico, Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 106' Regia: Patricia Riggen Sceneggiatura: Ligiah Villalobos Cast: Adrian Alonso, Kate del Castillo, Eugenio Derbez, Maya Zapata, Carmen Salinas, Angelina Peláez, Gabriel Porras, America Ferrera, Jesse Garcia, María Rojo, Ignacio Guadalupe, Pailo Heitz, Mário Almada, Ernesto D'Alessio, Isaac Bravo Produzione: Creando Films, Potomac Pictures Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 3 Luglio 2009 Trama: Il piccolo Carlos, di nove anni, vive con la nonna in Messico, mentre la madre Rosario lavora da quattro anni clandestinamente come donna delle pulizie a Los Angeles. Ogni domenica, Carlos riceve una chiamata dalla madre, che si reca sempre alla stessa cabina telefonica a pagamento. Quando la nonna muore nel sonno, il ragazzino decide di prender tutti i suoi risparmi e attraversare il confine grazie a dei fratelli ispano-americani giunti in città per procurarsi qualche dollaro trafugando bambini. Per lui inizia un viaggio irto di pericoli. Recensione di ALBERTO DI FELICE È notorio che uno dei modi più squallidi—ed il più delle volte fruttuosi—per chiamare a raccolta i cuori di quelli che spero mi consentirete di chiamare i «poveri di spirito» è quello di fare un film con per protagonista il cuore candido di un bambino. Immaginate poi se il bambino (Adrian Alonso) è un illegale messicano che combatte contro la disperazione della propria condizione negli USA—alla disperata ricerca, nientemeno, della perduta mamma angelica che vede per il momento solo in sogno! I critici che tengono come null'altro a segnalare i film che la vostra famigliola tanto buona non può perdersi sono così pronti a gridare all'ennesimo piccolo miracolo indipendente (beh, marchio Fox Searchlight, per quel che vale), una gioia per cuori e menti con tante sorprendenti interpretazioni ed una regia attenta e partecipe.La misma luna è fra quelli che ho visionato recentemente il più disdicevole, con un insormontabile senso di paternalismo incanalato nelle lacrime di scolo di questo viaggio minorile verso il benessere: punto per punto, i messicani sono infatti dipinti come puro popolo del corazón grande grande, che nei momenti di sconforto trova sempre un gruppo di mariachi con tre violini, due trombe e tre chitarrette e chitarrone pronto a tirar su il morale con una bella ballata. Succede così che l'unico poco di buono presente nel film, il brado Enrique (Eugenio Derbez) che all'inizio non ha tanto a genio il bambino dal cuore candido, dopo un po' si scioglie come un agnellino e alla fine come un agnellino pensa bene di sacrificarsi. Canta che ti immoli. Nel frattempo, nella ricerca della felicità tempestata da tragedie multiple e concomitanti—scarpe stracciate che neanche Chaplin durante la depressione, morti, fughe, posti di blocco, multe, tossici e quant'altro—fa la sua comparsa la Detestabile Donna Bianca (Jacqueline Voltaire), che licenzia con raro abominio la mamma suppliziata ed angelica (Kate del Castillo) del bambino dal cuore candido. Mi preme qui notare un fine tocco, segnale della bassezza paternalistica dell'operazione: l'abominevole personaggio in questione è inglese, perché spesso i personaggi cattivi tendono ad avere accento britannico; la Donna Bianca Premurosa (Sonya Smith) che aiuta l'angelica mamma è invece americanissima. Se si legge minimamente fra le righe questo film da festival popolare si ricava che nessuno fra gli americani è in realtà cattivo—fatta eccezione magari per il succitato tossico, nonché per i figli cattivi proprio degli immigrati messicani (fra di loro, un'America Ferrera il cui spagnolo è limitato ad un «señora»)—e che non importa quante difficoltà si possano incontrare, il confine val la pena di esser attraversato: Carlos e la mamma Rosario si riabbracciano come angeli in cielo nell'esatto luogo da sogno dal quale la madre chiamava il figlio a sé—vicino ad un bel Domino's Pizza, dato che intuibilmente hanno entrambi molta fame e sete di zuccheri—e la loro vita è pronta a ricominciare nella nuova terra della speranza. «¡Corre, Carlitos, ándale!». Giudizio: ![]()
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Titolo originale: id.
È notorio che uno dei modi più squallidi—ed il più delle volte fruttuosi—per chiamare a raccolta i cuori di quelli che spero mi consentirete di chiamare i «poveri di spirito» è quello di fare un film con per protagonista il cuore candido di un bambino. Immaginate poi se il bambino (Adrian Alonso) è un illegale messicano che combatte contro la disperazione della propria condizione negli USA—alla disperata ricerca, nientemeno, della perduta mamma angelica che vede per il momento solo in sogno! I critici che tengono come null'altro a segnalare i film che la vostra famigliola tanto buona non può perdersi sono così pronti a gridare all'ennesimo piccolo miracolo indipendente (beh, marchio Fox Searchlight, per quel che vale), una gioia per cuori e menti con tante sorprendenti interpretazioni ed una regia attenta e partecipe.









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