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| 12 Round |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 02 Agosto 2009 01:00 | |||
Titolo originale: 12 RoundsNazione: Stati Uniti Anno: 2009 Genere: Azione, Thriller Durata: 108' Regia: Renny Harlin Sceneggiatura: Daniel Kunka Cast: John Cena, Aidan Gillen, Ashley Scott, Steve Harris, Brian White, Gonzalo Menendez, Taylor Cole, Kyle Clements, Peter Navy Tuiasosopo, Travis Davis, Nick Gomez, Brian Stanton, Rosalind Rubin, Billy Slaughter, Kim Collins Produzione: The Mark Gordon Company, Midnight Sun Pictures, WWE Films Distribuzione: 20th Century Fox Data di uscita: 31 Luglio 2009 Trama: L'agente Danny Fisher della polizia di New Orleans acciuffa assieme al suo collega Hank un pericoloso criminale internazionale, facendo morire fortuitamente la sua donna mentre questi erano in fuga. Un anno dopo, i due sono promossi detective. Intanto, Miles Jackson è scappato di galera e sembra avere tutta l'intenzione di vendicarsi: nel giro di poche ore, la vita di Fisher è sconvolta, la moglie rapita e la sua casa fatta esplodere. È iniziato un diabolico gioco a 12 round organizzato dal pazzo criminale. Recensione di ALBERTO DI FELICE Se fossimo dei finto-formalisti postmodernisti a oltranza, dovremmo far notare come la regia di 12 Rounds (il titolo italiano fa cadere la «s» dell'originale, sperando forse che gli adolescenti meno accorti che andranno a vederlo non leggeranno il numero «12» come «twelve» ma, appunto, come «dodici»; c'è anche il pericolo però che leggano il tutto come «twelve round», con ulteriore buon servigio reso all'acculturamento alla lingua inglese nel nostro paese, che come saprete viaggia a gonfie vele) sia un inarrestabile gioco di forme e superfici, un continuo oltrepassare i limiti conosciuti del mezzo e proiettarsi oltre i confini dello schermo, il quale oltrepassare e proiettarsi annienta la gabbia del racconto, quella sciocca costrizione della quale nessuno ha bisogno. Il tutto, immagino, per il puro piacere di giocare, oltrepassare ed annientare.Chi scrive preferisce notare, più modestamente, che la regia di Harlin sia un ordinario—quanto, se si cercano solo «vibrazioni» che scuotano la pelle, efficiente—susseguirsi di camera a mano che deraglia a piacimento dell'operatore, otturatori veloci al punto giusto, piani molto ravvicinati, zoomate e stacchi più o meno repentini ed arbitrari. (Poi, certo, sullo schermo ci sono senza pericolo di smentita un bel po' di forme e superfici, nel caso roba che per lo più si schianta ed esplode; ma, come saprete benissimo da soli, forme e superfici si trovano con facilità imbarazzante in ogni film, qualsiasi esso sia, ragion per cui eviterò di soffermarmici.) Se fossimo dei contenutisti a oltranza, dovremmo invece far notare come lo script di 12 Rounds sia un raffazzonato esercizietto ad orologeria, dell'esordiente screenwriter Daniel Kunka, sul tema del poliziotto con moglie in pericolo. Se il manifesto del film annuncia «dal regista di Die Hard 2» e «dal produttore di Speed», Kunka ci aveva di certo pensato prima, costruendo tutta l'intelaiatura del suo scritto come una riproposizione del giochetto a indovinelli, e poi inserendo un evidente e generoso tributo alla pellicola che ha reso famoso l'agente Jack Traven, col suggestivo sostegno di un tram della vecchia New Orleans al posto di un meno d'epoca autobus di linea. A salvare i passeggeri è John Cena, l'uomo per cui siamo qui a spendere quasi due ore del nostro tempo, la cui presenza è urlata a grandi lettere nei primissimi secondi di proiezione grazie alla scritta «WWE Studios». John Cena è un ragazzo più muscoloso ma decisamente meno bello, bravo e interessante sia di Bruce Willis sia di Keanu Reeves—a proposito di forme e superfici. La mogliettina—della quale è opportuno parlare perché anche lei, non v'è dubbio, scuoterà l'epidermide dei ragazzotti paganti—è la bionda Ashley Scott, il cui salvataggio immancabilmente chiama in causa la solita unione matrimoniale minacciata, con tutto il suo relativo apparato sottostante, nell'occasione evidente dal suo prendersi cura delle tubature domestiche al posto del maritino—muscoloso sì, ma anche distratto e non ancora decisosi a convolare a nozze, cosa che ovviamente farà non appena questa brutta storia con uno schizzato criminale internazionale (l'irlandese Aidan Gillen) sarà finita. L'ambientazione a New Orleans, tranne per un veloce dovuto riferimento a Katrina e le acrobazie tramviarie, dice che nonostante gli uragani è tutto precisamente come prima: c'è bisogno di un lottatore. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: 12 Rounds
Se fossimo dei finto-formalisti postmodernisti a oltranza, dovremmo far notare come la regia di 12 Rounds (il titolo italiano fa cadere la «s» dell'originale, sperando forse che gli adolescenti meno accorti che andranno a vederlo non leggeranno il numero «12» come «twelve» ma, appunto, come «dodici»; c'è anche il pericolo però che leggano il tutto come «twelve round», con ulteriore buon servigio reso all'acculturamento alla lingua inglese nel nostro paese, che come saprete viaggia a gonfie vele) sia un inarrestabile gioco di forme e superfici, un continuo oltrepassare i limiti conosciuti del mezzo e proiettarsi oltre i confini dello schermo, il quale oltrepassare e proiettarsi annienta la gabbia del racconto, quella sciocca costrizione della quale nessuno ha bisogno. Il tutto, immagino, per il puro piacere di giocare, oltrepassare ed annientare.









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