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| S. Darko |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Domenica 16 Agosto 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI In America, questo seguito dell'ottimo e controverso Donnie Darko (film del 2001 rieditato nel 2004 come Director's Cut), è arrivato come direct-to-video, mentre in Italia avremo la possibilità di vederlo anche su grande schermo, anche se visto il periodo in cui esce non sappiamo quanto i distributori del bel paese credano nel suo successo. S. Darko (che sta per Samantha, la sorellina minore di Donnie interpretata allora come adesso da Daveigh Chase), ci racconta di come nel 1995, sette anni dopo la tragedia capitata al fratello, una giovane e la sua amica Corey (Briana Evigan di Step Up 2) cerchino on the road un po' di serenità e un nuovo futuro. Complice un guasto alla macchina che le blocca in un paesino sperduto (Conejo Springs, Utah – che guarda caso vuol dire «coniglio» in spagnolo, come Frank, la maschera inquietante del primo film) incontrano varia umanità irrequieta, tra cui il folle del paese Iraq Jack (James Lafferty) fortemente sospettato di essere l'autore di crudeli sevizie su dei bambini rapiti. Una sera Samantha si ritrova sulla piattaforma di un mulino a vento e salva Jack, dicendogli che la fine del mondo avverrà tra 4 giorni, 17 ore, 26 minuti, 32 secondi. Da qui in poi Sam sarà protagonista di continue profezie da lei stessa enunciate su varie persone mentre il tempo sta per scadere.Dare un seguito (valido o meno) a un film come Donnie Darko sembrava l'impresa più improbabile del mondo cinematografico, difatti le perplessità tra gli addetti ai lavori e i fan erano altissime, soprattutto dopo che lo stesso regista Richard Kelly si dichiarò completamente contrario al progetto, estraniandosene ma non potendolo impedire in quanto non aveva nessun diritto legale sui personaggi che aveva creato. S. Darko (che all'inizio doveva chiamarsi «Samantha D.», ma poi si ritenne fosse più proficuo ricondurre più chiaramente) non è quel film totalmente becero che si temeva – l'ambiguità e bellezza delle protagoniste intriga molto – ma è un film totalmente povero, completamente ricalcatore del primo nei modi e nelle ragioni (grandiosa novità è quella che a dover sistemare le cose tramite le linee temporali alternative sono i diversi personaggi e non uno solo) e in fondo, se ci pensiamo, la parola giusta è «inutile» o «solo forzatamente seriale» (tenendo conto dell'origine del tutto blindata dalla chiusura del primo film). I personaggi di contorno, interpretati da buoni attori (come Elizabeth Berkley, la ricorderete scatenata e provocatoria naked lap dancer in Showgirls, ma abbiamo anche John Hawkes e Matthew Davis) non sono granché anche se qualche volta danno il tono e il colore della provincia desolata targata USA. Il regista Chris Fisher (pure lui dichiaratamente all'inizio molto timoroso del progetto) si concentra a darci delle inquadrature monotone su albe e tramonti utilizzando la Red One Camera (visto il budget molto all'osso la rinuncia alla 35 mm era quasi obbligatoria) con ben poca maestria, mancando primi piani ficcanti, latitudini effervescenti di visione e qualche seppur piccola invenzione. Il tempo viaggia, ritorna e si ripete con lo stesso sistema visivo del primo film (le nuvole che scorrono veloci nel cielo), all'inizio c'è un cartello con un cerbiatto che ricorda il genitore filmico, mentre i riferimenti alla guerra in Iraq (Jack è vestito costantemente in mimetica) e le iconografie religiose si sprecano (abbiamo pure un'inquadratura dove Samantha è stesa a terra per strada a modo di Cristo in croce) in maniera decisamente vacua (la chiesa, il suo gestore e il personaggio della Berkley, Trudy, hanno un ruolo fondamentale nel film). L'esperienza di S. Darko (dove Frank il coniglio, qua con maschera di ferro, è comunque molto meno inquietante che nel primo film) vuole avvicinarci ancora di più al mondo di Alice nel paese delle meraviglie (ampiamente citato nei cartelloni di un cinema insieme a L'esercito delle 12 scimmie) ma alla fine (soprattutto con un finale del tutto impersonale) abbiamo solo un gran mal di testa per averlo seguito nei suoi andirivieni temporali, le profezie maligne e ben poca voglia di apprezzarne la ottima colonna sonora o i conturbanti shorts della Evigan (Megan Fox style di Transformers 2). Se siamo fan del primo film (a chi non l'ha visto ne consigliamo una visione ragionata e consultante del web, perché è davvero bello) veniamo delusi dalla ripetitività priva di fantasia della vicenda, non da sottotombino ma senza nessun fascino; a chi invece è occasionale spettatore sconsigliamo totalmente di entrare in sala in quanto da sola la pellicola non ha nessuna valenza. Il cinema, purtroppo, è anche un'industria e ha bisogno di produrre pur senza vere basi di logica e di stile: questo film ne è il classico esempio, il mal di sequel inutili ha colpito ancora. Giudizio: ![]() Recensione di RICCARDO RUDI Le pretese sono alte. Per niente meritevole di essere il sequel di Donnie Darko, S. Darko cerca di emularlo in maniera fin troppo esplicita. L'originalità è pressoché inesistente, sebbene ci siano alcuni momenti e scene apprezzabili nei quali sembra che le carte in tavola vengano totalmente scomposte; peccato che poi in una decina di minuti tutto torni «normale» e la storia si faccia ancora più inconcludente.Chris Fisher aveva buone intenzioni in fin dei conti cercando di cavalcare l'onda del successo che ha creato un film così controverso e di difficile interpretazione come quello di Richard Kelly. La volontà di voler appagare il desiderio di parecchi fan che aspettavano con impazienza un sequel va a discapito dell'economia narrativa del film. Fisher cerca a tutti i costi di dare un'aura ieratica alla figura di Sam e a tutti gli avvenimenti presenti e connessi a lei, ma il risultato è solo un opaco tentativo di riprodurre la sacralità che in Donnie Darko era presente quasi timidamente. La storia è ambientata negli anni novanta, e così come nel film di Kelly veniva mostrato uno squarcio della gioventù degli anni ottanta e del modus vivendi di quel periodo attraverso una iconografia evidentemente ricercata e funzionale alla storia stessa, anche in S. Darko si tenta (in maniera del tutto dispersiva) di far rivivere lo spirito del periodo, ma l'impianto iconografico rimane debole. Parlando dei protagonisti, Samantha (Daveigh Chase) è debole e caratterialmente per niente delineata. Non si capisce la sua personalità: le sue azioni a volte sembrano essere guidate esclusivamente da una sceneggiatura scopiazzata e il suo personaggio non vive di una vita propria. L'ambiguità e il malessere che viveva Donnie vengono riproposti in Samantha, ma questo processo di simulazione non è altro che un altro elemento di degrado della pellicola. Tra i vari personaggi troviamo alcuni degli attori del panorama seriale adolescenziale come Gossip Girl (Randy aka Ed Westwick) o One Tree Hill (Iraq Jack aka James Lafferty) e la scelta di mettere nel film alcuni visi piuttosto noti tra i teenager dimostra come Fisher volesse dare un impianto visivo adolescenziale alla storia e attrarre quel genere di spettatore (e spettatrice), quindi assicurarsi una fetta di pubblico (forse un po' troppo ingenuo). Forse ha funzionato, forse no, fatto sta che quei personaggi non sono convincenti sebbene siano molto più caratterizzati rispetto alla protagonista. La migliore amica di Sam, Corey (Briana Evigan), personaggio molto più interessante seppure a volte monotono, sembra avere i suoi momenti di gloria durante la metà della pellicola e proprio in quel frangente narrativo il film sembra quasi risollevarsi dalla sua scompostezza emulatrice. Era una trovata discreta, a mio avviso, e le conseguenze che avrebbe portato sarebbero state inaspettate e forse anche soddisfacenti. Ma la volontà di riportare in auge la protagonista di The Ring subito dopo quel frangente riconduce il film verso la sua inesorabile scontata conclusione, uguale e parallela a Donnie Darko e ancora più confusionaria. La visionarietà è forzata, e il montaggio è (in)fedelmente simile all'opera di Richard Kelly: esemplari sono le scene in ralenti con per sottofondo qualche brano musicale degli anni novanta, proposte e riproposte in continuazione. La fotografia è anonima con alcune trovate poco convincenti (come Sam e «Frank» uno di fronte all'altra). L'ambientazione poteva essere sfruttata maggiormente e poteva dare ancora di più quel senso di smarrimento e di sospensione temporale. Unico elemento forse apprezzabile è la colonna sonora che ripropone alcuni dei brani degli anni novanta, come nella scena iniziale del viaggio in macchina il brano dei Chemical Brothers. Meritevole e non è la volontà di voler dare una spiegazione alla storia delle realtà parallele e dei viaggi nel tempo, interpretando anche gli avvenimenti di Donnie Darko, ma l'introduzione di elementi narrativi di tipo risolutivo mette ancora più in confusione S. Darko. Preso come sequel non vale la pena di vederlo, preso come film in sé vale la pena di dargli un'occhiata ma senza dare troppo valore alle intenzioni di Chris Fisher di copiare (palesemente) le dinamiche narrative del «prequel». Ci sarà un motivo se negli Stati Uniti è stato distribuito direttamente in home video e ci sarà motivo se Richard Kelly non voleva aderire al film. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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