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Il matrimonio di Lorna Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 22 Settembre 2008 00:00
Il matrimonio di Lorna / LocandinaTitolo originale:      Le silence de Lorna
Nazione:      Belgio, Francia, Italia, Germania
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      105'
Regia:      Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Sceneggiatura:      Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Cast:      Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj, Morgan Marinne, Olivier Gourmet, Anton Yakovlev, Grigori Manukov, Mireille Bailly, Stéphanie Gob, Laurent Caron, Baptiste Somin, Alexandre Trocky, Cédric Lenoir, Cécile Boland
Produzione:          Les Films du Fleuve, Archipel 35, Lucky Red, Gemini Film, Mogador Film
Distribuzione:      Lucky Red
Data di uscita:      19 Settembre 2008

Trama: Lorna, una giovane donna albanese, si è sposata per 10.000€ con un finto matrimonio con Claudy Moreau, un tossico che sta cercando di uscire dalla dipendenza, al fine di ottenere in fretta la cittadinanza belga, divorziare e poi sposare un russo che le pagherà la stessa somma per un finto matrimonio veloce. Ma il boss che organizza questi matrimoni, Fabio, vuol sveltire ulteriormente le cose uccidendo Claudy con un'overdose.

Recensione di AUGUSTO LEONE

Il matrimonio di LornaIl cuore della filmografia dei fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne è il dilemma morale e Il matrimonio di Lorna non costituisce un’eccezione, in quanto la visione della pellicola pone nuda e cruda la questione: se il prezzo della felicità è la soppressione di un’altra persona, siamo disposti a pagarlo? Nella società attuale il fatto che l’uomo sia un animale sociale comporta l’egoistica affermazione di se stessi nonché  l’appropriazione dei diritti altrui, e allora la scommessa degli autori di Rosetta è sulla sopravvivenza della coscienza individuale e sulla possibilità di provocare in essa il rigetto etico della barbarie contemporanea.
Personaggi come Lorna – la giovane albanese, interpretata da una promessa del cinema balcanico (Arta Dobroshi), sposata allo scopo di avere un passaporto belga, con la complicità di un losco taxista, a un drogato destinato a morire per un’overdose e a consentirle di riscuotere un’ingente somma tramite un altro matrimonio con un russo – sono tutt’altro che figure eccezionali, anzi rappresentano un’umanità al grado zero, incolta e marginale. Eppure il punto sta proprio qui: quando la giungla in cui vivono richiederebbe loro di essere belve, non riescono ad essere né di più né di meno di ciò che avrebbe – se messo in vendita – persino un valore di mercato di mille euro, ovvero uomini e donne. Essere tali significa ascoltare chi invoca aiuto, spogliarsi, stare nudi l’uno di fronte all’altra in una stanza sgombra, abbracciarsi, darsi reciprocamente conforto o calore, qualsiasi nome si voglia dare all’emozione e alla sacralità di un incontro – amore, solidarietà, fratellanza, pietà, ecc.  Una scoperta travolgente che portando fuori dall’abisso di una schiavitù di automi, talora carnefici, getta immediatamente dopo in un altro precipizio speculare, cioè in una tragica incompatibilità con le regole della città, quelle sotterranee e da nessuno trasgredite.
Dunque Il matrimonio di Lorna è ben lungi dalla mera registrazione documentaristica di vicende di cronaca verosimili ed esemplari: la macchina a spalla tallona la protagonista, ne segue sul nitore del volto da angelo innocente i solchi tracciati dalla sofferenza e non è una questione di applicazione di canoni neo-realistici. Dall’istanza etica infatti scaturisce uno stile, il cui scopo è – consentendo allo spettatore un’immedesimazione totale con il martirio fisico e psichico della donna – obbligarlo  a riempire pungolando la sua stessa coscienza gli spazi vuoti dell’azione e i silenzi della protagonista – il titolo originale è Le silence de Lorna: le motivazioni profonde dei comportamenti di lei restano avvolte nell’ombra e anche quando si materializzano alla fine, nella bellissima sequenza all’interno di una capanna isolata in mezzo ai boschi, sono un incorporeo nulla che diventa tutto, a patto che trovi chi lo accoglie al di là dello schermo.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice
:
3

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