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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Sabato 24 Ottobre 2009 13:38 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Luca Lucini (Amore, bugie & calcetto) dirige questa divertente commedia sceneggiata dalla coppia di ferro Brizzi/Martani (quella di Ex e di Notte prima degli esami), che si svolge secondo gli schemi non degli episodi stagni e chiusi (tipica degli anni settanta/ottanta) ma con le trame che si intersecano e si complicano man mano che procedono parallelamente.Quattro matrimoni da fare, ognuno con i suoi problemi. Argentero è Impanato Nicola, un poliziotto che deve sposare la sua bella fidanzata indiana Alopa (Moran Atias), figlia di ricchi ambasciatori, solo che ha gravi problemi perché la sua famiglia originaria di Formicola, un borgo contadino, è grezza e il padre (uno scatenato Michele Placido) e lo zio (un simpaticissimo Pannofino) non ne vogliono sapere di sposalizi etnici. Argentero è sotto la direzione di un complessato pm (Filippo Nigro con capelli) che sta indagando sull'intrallazzatore bancario Panecci (Francesco Montanari) e il suo matrimonio sfarzoso che nasconde loschi giri con la soubrette Sabrina Monti (Gabriella Pession). Ma il pm ha anche il problema che il padre settantenne (Pozzetto) sta per sposare la ventitreenne massaggiatrice Giada (Carolina Crescentini) e non vuole questo matrimonio che crede solo di convenienza. In mezzo a tutti questi problemi si inserisce una coppia di poveri diavoli, lei cameriera in dolce attesa (Isabella Ragonese) e lui cuoco di belle speranze ma poche realtà (Dario Bandiera). Tra indagini, liti, blitz e incomprensioni e una quantità industriale di intrallazzi (compreso un matrimonio di infiltrati) i fatidici «sì» saranno davvero complicati da pronunciare. Simpatica, briosa e volutamente estremizzata in alcuni comportamenti, soprattutto quelli dei poliziotti davvero sopra le righe (compreso il meno credibile di tutti, il pacioso e il sempre dotato di panino) ha dalla sua delle belle frecce al suo arco, capitanate da un Placido in vena di divertirsi, agricolo e buzzicone, che vive tra vacche, stalle e vino a volontà; la compagnia traghetta il divertimento scacciapensieri con ottimo gusto, senza mai cadere nel triviale e con momenti veramente esilaranti (gli scontri tra i diplomatici indiani e i contadini sono strepitosi), regalando sorrisi e alcune piacevoli conferme tra i giovani attori italiani, come Luca Argentero ormai conclamato come non solo bello e Filippo Nigro che strania tutti abbandonando la pelata e creando il complessato magistrato che deve uscire dal guscio, personaggio non proprio nuovissimo, cosa che avviene per merito di una sventola come la Crescentini. Le bellezze in passerella sono diverse: tra la bionda e isterica Pession, l'affascinate Ragonese (ex-centralinista precaria di Tutta la vita davanti) e la stupenda Atias (israeliana, non indiana) c'è di che gustare, ma non sono in ogni caso personaggi che sei lì per vedere nel momento in cui buttano a terra i vestiti, ma per attendere come si incasinino la vita nei meandri del destino molto spesso deciso da altri. Brizzi/Martani costruiscono un affresco giustamente variegato: si trattano storie di nuclei familiari completamente distanti tra di loro, li si inseriscono nei modi più divertenti possibili l'uno in mezzo ai casini degli altri con il sottofondo del flebile filo conduttore di un'indagine in cui, per colpa o per sbaglio, tutti ci sono dentro. Qualche musica d'atmosfera si inserisce in maniera a volte non proprio perfetta e un po' pacchiana (come quando Argentero è assorto) ma non ci sono hit del momento sparate a casaccio a rovinare ogni cosa, abitudine davvero grezza del cinema italiano. L'origine del film ad episodi si è evoluta da tempo: non possiamo che pensare che non essendoci ormai più grandi solisti che ne rendevano il comparto diviso perfetto (Sordi, Tognazzi ecc.) sia meglio fare un quadro osmotico con piccoli coristi; si ha così una resa migliore, sezioni corte senza mattatore non renderebbero nulla. Sono due ore circa di intelligente divertimento senza soluzione di continuità. La presenza di Pozzetto è simpatica e gradita, le macchiette disegnate non hanno nulla di antipatico e rientrano nella cornice ognuno come un pezzo necessario del puzzle senza troppe pretese che riesce nella missione di lasciare a casa i propri problemi per rilassarsi. Non si doveva e poteva pretendere altro, a parte il finale che tenta di copiare alla maccheronica lo stupendo balletto di The Millionaire di Danny Boyle: questo tipo di cinema commedia si eleva dai bassi standard italiani, non è dotato dello stregante humour e degli stili del vestire e mostrare delle migliori pellicole di genere americane, ma visto che tra poco arriva altro che non promette nulla di buono ma che fornirà alti incassi (Moccia, Boldi e De Sica, quest'ultimo che ha fatto rimandare anche l'uscita nientepopodimeno che di Avatar di Cameron) possiamo tranquillamente sederci al tavolo degli invitati di questi quattro matrimoni senza funerale, senza rimpiangere soldi e tempo utilizzati per il regalo di nozze necessario per essere invitati e non imbucati. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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