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Il nome del mio assassino Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Martedì 27 Ottobre 2009 00:00
Titolo originale: I Know Who Killed Me Il nome del mio assassino / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2007
Genere: Giallo, Horror, Poliziesco, Thriller
Durata: 105'
Regia: Chris Sivertson
Sceneggiatura: Jeff Hammond
Cast: Lindsay Lohan, Julia Ormond, Neal McDonough, Garcelle Beauvais-Nilon, Spencer Garrett, Gregory Itzin, Brian Geraghty, Thomas Tofel, David Figlioli, Rodney Rowland, Bonnie Aarons, Kenya Moore, Michael Adler, Art Bell, Stacy Daniel
Produzione: 360 Pictures
Distribuzione: MOVIEMAX
Data di uscita: 21 Ottobre 2009 (DVD)
Trama: L'adolescente Aubrey Fleming riesce misteriosamente a scappare a quello che presumibilmente è un serial killer, che le ha amputato una gamba ed un braccio come ha fatto con un'altra ragazza morta tempo prima. Ricoverata in ospedale, è in stato di shock; anche con il padre Daniel e la madre Susan sostiene di non essere la ragazza scomparsa, e di chiamarsi in realtà Dakota Moss.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il nome del mio assassinoPiù o meno l'antifona l'avete capita da un pezzo, e non è il caso vi scandalizziate: la villetta suburbana, la famiglia felice, la perfezione immacolata fatta figlio o figlia, poi improvvisamente succede qualcosa ed ecco rivelato che le cose puzzano. Questo è il motivetto sul quale fa le prove, non facendosi mancare stonature più o meno sostenute, questo filmetto da cassetta, che da noi arriva proprio in dvd dopo essersi reso celebre, secondo gli autorevolissimi Razzies, per essere il film più terrificante della storia recente addirittura dopo Showgirls—che tra l'altro era un film davvero imperdibile! Almeno su un punto non è dato discutere: vi è concesso vederlo finalmente doppiato, sugli scaffali o nei vostri distributori automatici di fiducia, perché la protagonista è la cara Lindsay Lohan, arrestata per guida alcolica giusto tre giorni prima dell'uscita americana.
Ma basta con la cronaca. Il film è dello stesso periodo di Donne, regole… e tanti guai! di Garry Marshall, anch'esso dritto dritto in home video sul nostro suolo. Indovinate di cosa trattava quel film fra donne? Fra le altre cose, di una ragazzina discinta ma ferita che rivelava l'anima cattiva del paparino; cosa che—allarme spoiler—succede anche qui, ancora una volta ispirandosi piuttosto chiaramente nel contegno della protagonista alla sovracitata reputazione extrafilmica della divetta, ragazza interrotta dalla pacifica programmazione Disney. Le cose puzzano, insomma, dei classici segretucci in famiglia. E di cos'altro, sennò? Nulla che non sia alimentare ed abbozzato, ben inteso, ma non è chiaro cosa ci sia tanto da star lì ad epitetare sadicamente, con i più fomentati riferimenti a pile di escrementi, come seriamente questa fosse la cosa più disgustosa vista negli ultimi anni. Diamine: se avete presente quella realmente incompetente accozzaglia che è Max Payne e riuscite in tutta onestà a preferirlo a questo, siete da carcere.
La sceneggiatura di Jeff Hammond, bucata quanto si vuole (quanto a vuoti logici e palate di ridicolo, i pochi estimatori hanno tirato fuori Argento, che quando ci si vuol parare il culo su questo arduo fronte è sempre un'opzione valida e inattaccabile!), trova nella regia di Chris Sivertson e nella fotografia delle molte cause perse di John R. Leonetti (per le mie reminiscenze d'infanzia, mi limito a ricordarne il lavoro in The Mask) la burbanza necessaria: andirivieni onirici (eccellente, tra l'altro, l'idea di chiamare come montatore Lawrence Jordan, che ha al suo attivo roba come Gigolò per sbaglio e Io, lei e i suoi bambini), tanto rosso e tanto blu con varie altre luccicanze, e più o meno abbiamo portato a casa un po' di patina torbida, che è quella che ci vuole. Chi scomoda addirittura Lynch, facendoci notare—sorpresa!—che tutto questo non è Lynch, dev'essere troppo irritabile.
Al di là del modesto piacere—se volete, «colpevole»—che se ne può ricavare se si è dell'umore giusto, conviene far due conti. Considerando l'interezza del ciclo di distribuzione—dal quale mai si può prescindere, men che meno con gli horror e affini, il cui consumo da cassetta è in genere abbondante—questo non è stato il tanto millantato flop ma un onesto affare di prodotto, e hanno agito con normale fiuto i ragazzi della nostra MOVIEMAX a renderlo disponibile al pubblico degli adolescenti italici proprio in corrispondenza di Halloween: facendo riferimento solo agli USA, la pellicola ha pareggiato i costi di produzione considerando esclusivamente gli introiti dall'home video, che hanno eguagliato i dodici milioni di budget. Il resto, proveniente dagli incassi al cinema interni ed esteri ma soprattutto dagli ulteriori noleggi in giro per il mondo, è tutto grasso che cola.

Giudizio: 2

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