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(500) giorni insieme Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 30 Novembre 2009 01:00
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Titolo originale: (500) Days of Summer (500) giorni insieme / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico, Romantico
Durata: 95'
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Chloe Moretz, Matthew Gray Gubler, Clark Gregg, Patricia Belcher, Rachel Boston
Produzione: Sneak Preview Entertainment, Watermark
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 27 Novembre 2009
Trama: Tom Hansen è uno scrittore di cartoline e biglietti d'auguri. Un giorno si innamora follemente di Sole Finn, una affascinante collega che professa la contrarietà all'unione di coppia intesa come rapporto pieno di vincoli e di convenzioni. Un mese dopo i due si incontrano al karaoke e, complice la parlantina di un amico ubriaco, lui è costretto a dichiararsi, ricevendo felicemente il sì di lei. Ma il rapporto è difficile e contrastato: Sole è sempre più ingestibile e Tom non sa che fare, se non rifugiarsi nel sogno di un amore impossibile iconizzato dal suo film preferito, Il laureato. Vincerà l'insistenza del ragazzo o l'indifferenza della sua compagna?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

(500) giorni insiemeQuesto fortunato film di Marc Webb aspirava probabilmente ad essere un nuovo Eternal Sunshine, piuttosto che rimanere un semplice—per quanto piacevole—filmetto pieno di angariate carinerie. È scritto (da Scott Neustadter e Michael Weber, che mentre facevano girare questo loro copione—credo di intuire, con una certa dose di investimento personale—di mano in mano scrivevano anche La Pantera Rosa 2) ponendosi dal punto di vista del protagonista maschile Tom (Joseph Gordon-Levitt), facendoci rivivere un puzzle «ragionato» (si prendono ordinatamente pezzi dalle due estremità della storia procedendo verso il centro) della sua storia con Summer (Zooey Deschanel), la cui dissoluzione fa quasi letteralmente crollare le pareti di poliestere (o cartone) della sua afflitta esistenza. Come ricostruire tutto, consci del crollo?
Ci si districa così nella psicologia di questo maschio giovane—data la gioventù, meno maturo del modello del caso, Jim Carrey—tutta rinchiusa in piaghe romantiche sul destino e in una vita impiegatizia sollevata dalla coltivazione di piccoli estri irrealizzati, dalla musica al vero lavoro «artistico» che si vorrebbe. Una descrizione perfetta per conquistarsi il cuore della medio-bassa classe urbana, notoriamente grigia (qui Los Angeles è resa ad arte di malumore come neanche Calgary in ottobre), cui molto piacciono le illustrazioni ed i video musicali di Marc Webb. Di contro, Summer è una tutto sommato odiosetta bimba indipendente, una che «te la fa annusare» tenendoti per mano ma è asseverativa nel non voler cedere ai miraggi della medio-bassa classe urbana, riassumibili nel termine «stabilità». (Fin quando, ovviamente, non cede anche lei—ma SPOILER! con un altro. «Puttana!», pensano qui un po' tutti, indipendentemente dalla classe di riferimento.)
Se Charlie Kaufman è un assoluto campione della dolciastra autocommiserazione (ma fortunatamente ha trovato registi come Michel Gondry e Spike Jonze in grado di ben canalizzarla), il compatimento di Neustadter e Weber per Tom finisce per sorpassarlo, tarpando il personaggio di Summer di proprie autentiche (e forse speculari) pulsioni. Siamo lasciati alla sola parabola autorealizzativa del giovane che passa attraverso di lei per comprendere che le sue idee romantiche non funzionano, che il destino non c'entra nulla ed è invece esclusivamente la propria volontà a far la differenza. (Se non fosse che, per conservare le carinerie a lieve discapito della coerenza interna, il film termina facendo semplicemente ripartire il cronometro: nuova storia, forse nuovo inizio in un'altra stagione della vita—ma poco cambia quando il meccanismo promette di ripetersi con simili illustrazioni e video musicali. Tanto il destino è salvo comunque, come dimostra apertamente Summer stessa.) La povera Zooey Deschanel, in tutto ciò, non solo non è la determinata Kate Winslet, ma non è neanche la crudele Rachel Weisz nel poco conosciuto (e, quasi automaticamente, assai più interessante) The Shape of Things di Neil LaBute, o sempre la Weisz come intima foggia dolorosa nel bellissimo ed incompreso racconto a tasselli L'albero della vita del compagno Darren Aronofsky.
Di tutti questi referenti filmici, per di più recenti, (500) giorni insieme cita solo quelli più «alti» e «nobili», per darsi ulteriore tono serioso, illudendosi (leggermente stucchevole il palese riferimento metalinguistico nella proiezione al cinema in cui si rivede Tom: l'amore per il cinema dovrebbe essere sincero, non esibita decorazione) di essere una versione americana di un qualcosa di francese o svedese; ma fermandosi prima di Gondry e Jonze, pur volendoci forse arrivare, si parcheggia anche molto lontano da altre produzioni americanissime più o meno in tema che in questi anni hanno avuto meno esposizione: potrei citare ancora Shopgirl dal libro di Steve Martin (anch'esso con un'insolita Los Angeles, più voce narrante), lo Yes Man di Peyton Reed con la (non casuale, parrebbe dal mio discorso) coppia Deschanel/Carrey, o ancor meglio (per la struttura ad incastro) Appuntamento a Wicker Park di Paul McGuigan con Josh Hartnett, Rose Byrne e Diane Kruger. Sulla vita impiegatizia del maschio sollevata dalla coltivazione di piccoli estri irrealizzati, infine, c'è sempre Fight Club (attenzione, in particolare, al torbido potere delle fotocopiatrici).

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

(500) giorni insiemeAlcune note prima di darvi la recensione: la storia è accaduta in maniera simile allo sceneggiatore del film e il titolo originale (500) Days of Summer allude al nome della ragazza protagonista della storia che in italiano è diventata da Summer (Estate) a Sole; tra l'altro la ragazza che vedrete nel finale è diventata Luna anziché Autumn. Commedia romantica post-adolescenziale, è il racconto non consequenziale di un amore contrastato, storia scandita da delle didascalie che mostrano il giorno in cui accade l'avvenimento (che ovviamente può essere da 1 a 500). Il regista è l'esordiente (al cinema) videoclipparo Marc Webb, gli interpreti sono la Zooey Deschanel di Yes Man e Joseph Gordon-Levitt di G.I. Joe.
I due ragazzi sono completamente diversi: lei non crede all'unione di coppia per la vita, mentre lui vede e rivede Il laureato con Dustin Hoffmann. Tutti i tentativi di riuscire a trattenere Sole sono inutili e alla fine Tom rimane solo, disperato e in un tunnel da cui non riesce a uscire. La storia non progressiva di questo amore non corrisposto è molto lenta e qualche volte banale, ma il regista si discosta da uno stile di narrazione blindato per permettersi anche qualche tratto di visione personale, come quel balletto nel parco, l'uccellino disegnato, spezzoni in bianco e nero, voci fuori campo e sequenze in cui si decolora lo schermo e tutto diventa un disegno a carboncino; i due amanti si scoprono, perdono man mano la capacità di restare assieme e non serve a nulla credere in icone romantiche per sperare che il vento giri dalla tua parte.
Non è un film fatto per sorridere o per divertire. Webb e il co-sceneggiatore autobiografico Scott Neustadter si dedicano ai drammi di cuore maschili (la donna viene vista come una sorta di dominatrice del destino di cui ha in mano le sorti) che si distruggono: progressivamente vediamo come Tom perda il posto, si alieni gli amici (sbevazzoni e porcelloni come da stereotipo) e anche le serate al karaoke diventino solo delle torture malesi perché riconducono i ricordi e non li ammorbidiscono. Rispetto alle commedie con situazioni da sogno impossibili nella realtà (ne parliamo anche nella contemporanea recensione di La dura verità pubblicata in questi giorni), qui siamo davvero nel possibile, purtroppo deprimente. Molti uomini (tutto il film è visto come un racconto di Tom) si ritroveranno in situazioni aderenti anche se non simili, tutte le cose che di solito ci propinano al cinema (happy end incluso) qui non ci sono, nessun idillio ma sogni infranti, le spine della rosa si toccano tutte.
Alla fine c'è un raggio di sole per non indurre al suicidio lo spettatore magari entrato per vedere una commedia ben diversa, ma il tono rimane comunque sempre sul cupo. Zooey Deschanel oltre che bella è anche brava a disegnare questo cortocircuito femminile, mentre la presenza di Joseph Gordon-Levitt non è particolarmente ficcante. L'illuso e romantico Tom avrà appreso alla fine la lezione da Sole: diventerà un uomo con una valigetta di consapevolezza pronto ad affrontare una nuova stagione (peccato che in italiano il gioco di parole si perda – vedendo il finale capirete – trasformando come detto il nome della donna da Autumn a Luna), dimostrazione di come ormai il cinema ci mostra che anche il maschio deve soffrire ma può anche imparare le spigolature della donna moderna.

Giudizio: 2.5


Recensione di RICCARDO RUDI

(500) giorni insiemeQuando una storia d'amore finisce è inevitabile ripensare a tutti i momenti passati, ed è con questa ovvia verità che nasce (500) giorni insieme, un semplice ed efficace tributo ai cuori spezzati. Sin dall'inizio la voce beffarda del narratore avverte gli spettatori che questa non è la solita storia d'amore, anche se ci sono tutti gli elementi di una storia romantica: c'è un ragazzo, una ragazza, e c'è una romantica relazione. Ma il territorio dell'amore in (500) giorni insieme viene esplorato e dissacrato con enorme dinamicità e con un imprevedibile senso ludico, divertendo e lasciando un lieve sapore amaro in bocca, poiché chiunque ha ricevuto un due di picche e quindi l'immedesimazione è assicurata.
Il film è narrato dal punto di vista del povero Tom privato dei punti di riferimento riposti nella ragazza. È dalla rottura dei due che parte la storia: un inizio atipico che sin da subito evidenza come il film non sia rinchiuso nelle solite regole delle commedie romantiche, lasciando spazio a un'originalità sorprendente. Il segreto e la infallibilità del film risiedono nello titolo stesso: i (500) giorni che raccontano la storia di Tom e Sole scorrono in sovrimpressione a mo' di roulette russa e bloccandosi a random per mostrare un evento in particolare. Sotto un'inesorabile lente di ingrandimento i dettagli, le sensazioni, e i momenti vissuti vengono ampliati e «distorti» dal protagonista, ad esempio trasformando la mattina seguente a una notte di passione in un vero e proprio musical.
Gli autori hanno deciso di assumere una struttura narrativa «a puzzle»: partire da una scena per ricostruire l'intero quadro narrativo e «giorno per giorno» capire cosa è successo ai due amanti. È una scelta che ricorda molto Memento di Christopher Nolan, in cui il protagonista per via di un problema della memoria è costretto a rivivere a ritroso alcuni fatti accaduti; gli autori sembrano essersi ispirati a questo film e anche ad altri dello stesso filone di appartenenza. La storia d'amore viene smontata e privata del suo ordine temporale, tutto questo per poter seguire il flusso di ricordi e di sensazioni di Tom. L'intenzione è di dare un disordine apparente tale da incuriosire lo spettatore e obbligarlo a rimettere insieme i pezzi per capire perché la coppia è esplosa.
Bisogna ricordare come gli autori hanno giocato una carta vincente partendo da una storia d'amore finita male: il film doveva avere un'impronta totalmente differente, e solo dopo che Scott Neustadter, lo sceneggiatore del film insieme a Michael H. Weber, è stato lasciato da una donna che il film si è modificato prendendo spunto proprio dalla sua esperienza personale. In un ottimo mix di dialoghi vincenti, situazioni esilaranti, e interpretazioni mature e realistiche, la pellicola meriterebbe di entrare nell'olimpo del genere comedy, portando allo stesso tempo freschezza e semplicità. Il regista Marc Webb finora aveva lavorato nel campo dei videoclip, ed è piacevole come i riferimenti e le citazioni di brani British pop (soprattutto gli Smiths) diano un'atmosfera musicale di ottima qualità e coinvolgimento. Un peccato per il titolo originale che è andato perso nella traduzione italiana, ossia (500) Days of Summer che rendeva meglio il messaggio che il film vuole trasmettere. In fin dei conti, Sole non è solo una ragazza, bensì un «errore» che tutti hanno vissuto; ma l'amore è lo sbaglio più bello della vita, ed è questo che insegna lo straordinario finale che sconvolge tutte le previsioni che lo spettatore è portato a fare sino a un istante prima.

Giudizio: 3


Recensione di AUGUSTO LEONE

(500) giorni insiemeLo scrivere cartoncini d’auguri a Los Angeles è mestiere curioso; invece rientra nella buffa logica degli eventi che a esercitarlo nel migliore dei modi sia uno degli epigoni di Dustin Hoffman ne Il laureato: la vita è una commedia sentimentale/musicale nella quale, superati gli ostacoli, l’amore trionfa. Sul cult del 1967 si è formata più di una generazione e bisogna riconoscere che per canzonare bonariamente l’infantilismo implicito nel sacro archetipo del giovane ribelle ci voleva un certo coraggio. L’irriverenza  del neo-regista Marc Webb in (500) Days of Summer si traduce in primo luogo nello sconvolgimento cronologico dello schema classico del genere: la love story del lungometraggio viene derubata del tempo necessario a uno sviluppo razionale e sottoposta piuttosto all’anarchia incontrollabile del flusso di coscienza in cui l’ieri e l’oggi, la realtà e le aspettative si ingarbugliano. Ciascuno vive in uno spazio illusorio, prospettiva aerea nella quale l’immaginario subentra al vero dominandolo: «Architetture della felicità» è il titolo del libro che lui regala a lei sperando di riconquistarla, e la metropoli/dipinto in cui abitano offusca ai loro occhi l’intrusione di parcheggi e periferie orripilanti.
(500) Days of Summer, convenzionale del resto nel ritratto di una sorellina troppo matura e dei sodali troppo poco, stigmatizza simpaticamente i «bamboccioni» trentenni-quarantenni imbambolati da uno sorta di ovatta culturale, alimentata da canzoni, cinema e velleità anticonformistiche. L’anima gemella dev’essere una rassicurante conferma di sé: stessi gusti, stesso modo di vestire, stesse idee sul mondo, stesso lavoro persino. Se la passione è desiderio di conquistare un pianeta ostile, la scintilla fra uguali scocca ma non produce esplosioni. La pellicola post-femminista si premura comunque di segnalare la differenza di percorso fra i sessi, mettendo in rilievo una maggiore autodeterminazione di lei nella coppia. In cosa si concretizzi poi la raggiunta autonomia non lo si specifica eppure lo si sottende: se solo per 500 giorni ci si chiama Estate, non esistono più le ragazze di una volta, che sognavano di essere rapite all’altare su una vecchia corriera.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5

Commenti (9)
  • Giovanni
    De Felice sei noioso e la tua solita aria da saccente stanca, come le tue
    recensioni. Se non fosse per gli altri validi redattori, preferirei affidarmi
    alle recensioni di Ciak.
  • Sandro
    Concordo con Giovanni...Ma te De Felice oltre a sentirti giudice di tutto e
    tutti, che cosa fai oltre a borbottare cm un vecchio misantropo?
  • Alberto Di Felice
    Carissimi Sandro e Giovanni -- chiunque sia il misantropo che si è inventato
    questi due stupendi nomi al fine di postare questi due commenti! -- sappiate che
    io so quando si trolla da un unico IP!
  • Giovanni/Sandro
    Di inventarci due stupendi nomi non ci interessa nulla...Sai non è cosi raro che
    due persone vivano nella stessa casa. Continui con la tua superbia.
  • Alberto Di Felice
    In tal caso, mi rallegro superbamente con voi: darsi grandi pacche sulle spalle
    è sicuramente più semplice e anche piacevole, quando si è vicini!
  • Anonimo
    Vi sono due specie di critiche: l'una che s'insegna più di scorgere i difetti,
    l'altra di rivelare bellezze. A me piace più la seconda che nasce da amore e
    vuole destare amore, che è padre dell'arte, mentre l'altra somiglia superbia e,
    sotto colore di cercare la verità distrugge tutto e lascia l'anima sterile.
  • Giovanni
    Un critico è un uomo che conosce la strada, ma non sa guidare l'auto.



    E poi chi l'ha detto che qsto film aspirava ad essere un nuovo Eternal Sunshine!
    Sono due film diversissimi. Portare avanti un confronto, perchè TU hai deciso
    che qsto film "aspirava probabilmente ad essere un nuovo Eternal Sunshine,
    piuttosto che rimanere un semplice—per quanto piacevole—filmetto pieno di
    angariate carinerie". Ma te l'ha detto il regista questo o lo dici te?

    Rispettiamo chi fa Arte a prescindere e ricordiamo che il critico è critico
    perchè ama l'Arte, ma è incapace di crearla.
  • Alberto Di Felice
    (Tralascio il fatto -- assai spassoso -- che continuate a postare come tenendovi
    per mano e dandovi doppia voce, uno di fianco all'altro, dallo stesso IP.) State
    dicendo banalità o cose vagamente inferme: il commento dell'anonimo (che
    suppongo essere colui che in precedenza si firmava Sandro) suggerisce (dicendo
    tra l'altro che la critica "s'insegna di" [sic] fare qualcosa) che
    l'unica critica legittima sarebbe la critica laudativa, il che è un'aberrazione
    perché se così fosse si dovrebbe parlare di ogni schifezza (e di schifezze ce
    n'è in gran numero) solo in termini positivi, trovandoci magari pregi fittizi a
    favore dell'amore universale che è bellezza.

    [continua…]
  • Alberto Di Felice
    […continua]

    Il commento di Giovanni, in secondo luogo, torna alla solita questione del
    critico che sarebbe la persona -- di solito, si aggiunge, frustrata e misantropa
    -- che "non sa fare" e quindi sputa sentenze, che è molto semplicemente
    un colossale non sequitur perché al critico non è ovviamente richiesto di
    "fare" ciò che deve criticare (anche se qualche critico poi in effetti
    si è messo a "fare": cito solo Truffaut perché sono pigro), come nel
    fare il suo lavoro precipuo non gli è richiesto di seguire eventuali istruzioni
    interpretative fornite da registi ed uffici stampa -- tutto ciò che gli è
    richiesto è descrivere ciò che vede e fornire una sua interpretazione ed un suo giudizio. L'"Arte" (sempre se è"Arte"!) non si stabilisce né dunque rispetta "a prescindere",
    ma sempre "a conti fatti".
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