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| Il mio amico Eric |
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| Sabato 05 Dicembre 2009 21:45 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Chi è l'amico Eric? È l'uomo qualunque Eric Bishop (Steve Evets), postino dal duplice divorzio con due figliastri difficili, oppure il famoso ex-calciatore Eric Cantona (in una parte himself)? Il nuovo film di Ken Loach (premiato a Cannes qualche edizione fa per l'ottimo Il vento che accarezza l'erba, un autentico regista di talento) sembra rispondere a questa domanda, e la risposta parrebbe in fondo una sorta di «tutti e due». Eric il postino si trova davvero in cattive acque: vive continuamente di rimorsi per aver lasciato Lily (Stephanie Bishop), la sua dolcissima prima moglie, appena è rimasta incinta della figlia Sam, per poi accasarsi con un'altra donna che gli ha mollato i suoi due figli. Decisamente fuori giri di entusiasmo, il portalettere si rifugia nel calcio come unica passione e stimolo, al punto di dover chiedere l'aiuto addirittura al suo idolo Eric Cantona, che appare come una sorta di angelo consigliere per aiutarlo. Grazie all'arrivo di Cantona la situazione pare migliorare, l'uomo prende fiducia e riscopre se stesso, gli amici e ricontatta Lily; ma il figlio Ryan gli procura un problema davvero serio per colpa di una pistola.Dalla sceneggiatura di Paul Laverty, film non certo eccelso per la qualità a cui Loach ci ha abituati, è comunque un perfetto esempio di come il regista sappia giostrare con le emozioni umane, imponendo un saliscendi di variazioni umorali davvero notevole. Stavolta vengono scartate le tematiche care a Loach del lavoro che non si trova, ci si concentra molto sul fatto della rinascita dell'uomo qualunque che non deve mai perdersi d'animo, anche grazie allo stimolo dei propri campioni in cui crede, per darsi felicità mentre gli stessi idoli del calcio devono riconoscere che tutto devono a questi depressi che vivono oppressi. Loach fa uno smisurato omaggio a Cantona (qui anche coproduttore), che sa prendersi in giro nella non difficile parte recitativa parlando in francese, mostra in spezzoni di telecronaca sportiva alcuni dei suoi goal migliori, fa fare anche agli altri protagonisti diverse volte il famoso gesto del bavero alzato in segno di vittoria e ricorda che la cosa migliore che ha fatto (per ammissione dello stesso calciatore) è stato un magistrale passaggio a un compagno di squadra. Scopriamo un Loach in una versione stranamente ottimista: una volta tanto incasina in vicende suburbane (sfondi da lui amatissimi) i personaggi ma immette varie venature di umorismo, alcune simpatiche macchiette virando sul tragico solo nell'ultimo spezzone. Il protagonista Steve Evets è bravissimo, regge tutto il film alla grande e si permette una insospettabile performance sportiva (quella che vedete nella locandina) al fianco di un atletico Cantona. I sobborghi del film sono i soliti a cui siamo abituati, con le droghe a fare da scappatoia per i giovani, ma si vedono anche coloro (come la figlia Sam, mamma e studente) che lottano e riescono a uscire dalla mediocrità. Un suono di tromba elegia il silenzio e contemporaneamente la riscossa: usiamo le nostre doti nascoste per non perdere contatto con il nostro orgoglio, tanto importante da materializzare (forse non solo spiritualmente, come indica l'ultima scena del Cantona che sale sul pullman) qualunque cosa. In definitiva un film omaggio al calciatore, alla passione calcistica ma anche all'uomo, alla solidarietà tra amici, che comunque non perde di vista l'importanza di raccontare una storia di rapporti umani da ricondurre, a tratti anche divertente, che dimostra quanto sia eclettico l'uomo dietro la macchina da presa, che sa passare attraverso i suoi occhi per darli ai nostri. Film sempre validi anche quando non è proprio ispiratissimo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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