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| L'uomo nero |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Lunedì 07 Dicembre 2009 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Il protagonista di questo bel film di Sergio Rubini non è lo stesso attore/regista oppure l'ex-idolo delle teen Riccardo Scamarcio, bensì il piccolo Guido Giaquinto, che interpreta la parte di Gabriele, che vede suo padre Ernesto (Rubini) come il cattivo uomo nero che urla e litiga sempre con la mamma Franca (Golino) e lo zio Pinuccio (Scamarcio), un vitellone giocoso che vive con loro accusato solo di essere un parassita sfruttatore. I problemi nascono tutti dall'ossessione di Ernesto – che di mestiere fa il capostazione, l'uomo nero appunto – per la pittura. Nel paesino del sud degli anni sessanta nel quale vivono, i suoi compaesani fanno di tutto per deprimerlo, e allora lui decide di dimostrare la sua arte copiando un quadro di Cézanne («L'uomo con la bombetta»). Gabriele vive tutta la sua vicenda come un incubo, con personaggi immaginari che lo divertono e altri che lo minacciano, iconizzando le sue ossessioni e i suoi divertimenti, la paura per il padre e il bene che vuole allo zio.Rubini come suo solito prende le realtà del profondo sud, i suoi personaggi-macchietta (come la signora ricca e piacente arrivata dal nord, interpretata da Anna Falchi che mantiene l'accento emiliano) e li trasporta in drammi familiari visti dagli occhi innocenti di un bimbo, che di fronte a questo strano agitarsi degli adulti non può far altro che cercare rifugio nella tenera amicizia di Anna, una bimba del museo, oppure vedere con gioia la scena di alcuni bambini dell'orfanatrofio che aspettano l'arrivo delle caramelle dagli sconosciuti che le gettano dal treno, dove il macchinista che non vediamo mai è il personaggio del mistero che fa paura a Gabriele. La realtà chiusa del paese che vive di invidia, senza voler glorificare i sogni di un uomo qualunque a tutti i costi, è presa da Rubini per costruire un film double-face, che alterna momenti di gioco e lazzi (come lo scherzone dell'elettricità che manca) ad altri di intenso dramma come la sofferenza sincopata sotto i tavoli di Gabriele, intervallati dagli insegnamenti di Pinuccio sulle donne e sulla vita. Uomini falsi di facciata nobili e amici veri che gli altri giudicano miserabili; nel momento clou della riunione familiare a festeggiare il compleanno tutti i nodi vengono al pettine, la beffa ordita da Ernesto è diabolica e mette a nudo ogni cosa senza possibilità di essere smentito. Il film è un lungo flashback che parte dall'arrivo di un Gabriele adulto al capezzale del padre morente, e con i ricordi incomincia a capire e rivalutare quell'uomo che ha sempre temuto sperando di non essere mai come lui: la sua divisa nera di ferroviere non fa così paura e l'amore fedele della madre per il marito, che non aveva mai capito, ora diventa chiaro. Era dai tempi che di Texas (set galeotto che li ha fatti incontrare) che la quarantaduenne Golino non lavorava con il fidanzato ventinovenne Scamarcio: l'amico di sempre Rubini li ha fatti mettere in scena in maniera anomala, come fratello e sorella, ma la buona voglia di uscire dagli schemi di lui e la simpatia di lei fanno funzionare a dovere la scena, che vede anche la presenza di Maurizio Micheli nella parte di un doppiogiochista fedigrafo e arido d'animo, mentre c'è anche una piccola particina per Margherita Buy nel finale. Molto Tornatore, qualche punta di Fellini, ma anche tanto Rubini, il sensibile autore dimostra ancora una volta la sua capacità di raccontare storie biografiche con sensibilità, emozionarci con immagini pulite e ricostruzioni del paesino e i suoi variopinti e falsi abitanti, terrorizzati dal fatto che qualcuno possa emergere dalla mediocrità. Un uomo nero davvero multicolore, film che consigliamo senza tema per riflettere e poter anche passare una serata di cinema non pesantissimo ma che lascia emozioni: ritratti che non rimangono su tela, entrano nell'aria e poi in noi. Ce ne fossero di falsi d'autore così. Giudizio: ![]()
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Il protagonista di questo bel film di Sergio Rubini non è lo stesso attore/regista oppure l'ex-idolo delle teen Riccardo Scamarcio, bensì il piccolo Guido Giaquinto, che interpreta la parte di Gabriele, che vede suo padre Ernesto (Rubini) come il cattivo uomo nero che urla e litiga sempre con la mamma Franca (Golino) e lo zio Pinuccio (Scamarcio), un vitellone giocoso che vive con loro accusato solo di essere un parassita sfruttatore. I problemi nascono tutti dall'ossessione di Ernesto – che di mestiere fa il capostazione, l'uomo nero appunto – per la pittura. Nel paesino del sud degli anni sessanta nel quale vivono, i suoi compaesani fanno di tutto per deprimerlo, e allora lui decide di dimostrare la sua arte copiando un quadro di Cézanne («L'uomo con la bombetta»). Gabriele vive tutta la sua vicenda come un incubo, con personaggi immaginari che lo divertono e altri che lo minacciano, iconizzando le sue ossessioni e i suoi divertimenti, la paura per il padre e il bene che vuole allo zio.









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