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| Martedì 08 Dicembre 2009 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI I fratelli di Matrix, i Wachowski, sono tornati in produzione, dopo aver diretto il non eccelso Speed Racer che guarda caso aveva nel cast l'attore/cantante Rain, nel suo paese (la Corea del Sud) un idolo da concerto. Perché era così importante citare nella recensione di Ninja Assassin (costoso action movie di routine) il fatto che Rain e i «fratelli Matrix» si erano già incontrati? Perché è sul set di Speed Racer che Rain ha avuto l'idea di fare un film dove lui fosse un ninja inarrestabile, dapprima sedotto dal lato oscuro della mortale congrega per poi dissociarsi dopo l'ennesima efferatezza interna a cui ha assistito (guarda caso dopo la morte violenta della compagna di apprendimento).La trama, flebile e senza alcun mordente, è solo un pretesto per mostrare una sequela infinita di combattimenti, ripresi e coreografati benissimo, ad alta dose di sangue spiccato dalle vene ed arterie e con innumerevoli arti e teste che vengono tagliati da lame affilatissime (ecco perché è vietato ai minori di 14 anni). Rain è Raizo, un trovatello che viene severamente allevato, ai limiti della tortura fisica, dal clan degli Ozunu, comandato dal severo Lord (Shô Kosugi) che nulla perdona e molto infligge. Raizo entra nelle simpatie di una ragazza che si allena con lui, ma quando la donna scappa insofferente di questa vita il ninja Takeshi (Rick Yune) la uccide senza pietà. Dopo questa ennesima barbarie, Raizo decide di andarsene: esegue una missione, recupera un orologio d'oro (omaggio tarantiniano?), ferisce Lord Ozunu e si trova, braccato, a Berlino, dove la detective di colore Mika Coretti (Naomie Harris) sta indagando su dei casi di omicidio e denaro sporco. La voglia di vendetta e giustizia si incontreranno provocando una sequela infinita di morte. Diretto da James McTeigue (ci credereste che è lo stesso di V per vendetta?) e co-sceneggiato da Michael Straczynski (autore di numerose storie di Spiderman a fumetti e sceneggiatore di Changeling per Clint Eastwood), questo è il film tipico cosiddetto di nicchia, che farà la gioia estrema degli appassionati di film orientali (seppure questo sia un film americano) o di arti marziali, che oltre all'agilità fisica utilizza le armi bianche, katane, shuriken (le stelle ninja) e via dicendo. L'alta dose di venature splatter di cui si diceva sopra lo rende oltretutto appetibile a coloro che vogliono scene forti, fatte con buoni effetti credibili e performanti, che si integrano nelle coreografie di lotta. Purtroppo, se il lato tecnico è ineccepibile (difetto abbastanza ricorrente quando ci sono i Wachowski nel progetto), non si può dire nulla di buono del resto: Straczynski sembra aver fatto solo i compitini delle vacanze con la mano sinistra, e il fatto di dare una cornice urbana europea non aiuta certo a stimolare il voto sulla fantasia e capacità creativa. Oltretutto alcuni passaggi sono possibili ma discutibili, come il fatto che nel buio i ninja praticamente si teletrasportano e alla luce sono lentissimi, e il regno del clan Ozunu perso tra le montagne non sembra così velocemente raggiungibile dall'urbana Berlino. Rain è bello e muscolare, si presenta bene fisicamente ma come attore è scarsamente dotato: finché si tratta di fare smorfie contrite di rabbia è perfetto, i rari momenti in cui deve parlare o dare segno di tantrica concentrazione sfiora il ridicolo. Ma in un film tanto onesto che pretende già di facciata di intrattenere soltanto (anche il making money Joel Silver è nella partita produttiva, il che è tutto dire) questi sono solo dettagli che il regista stesso, in vena di incassare e poco faticare, non si cura di coprire. La storiella poco bella ma molto truculenta probabilmente manderà in sollucchero Tarantino, che ama questo genere di cose, ma non certo il non appassionato: questo action movie con lame si rivolge a una categoria ben precisa di consumatori e amatori, vola via veloce come una piuma, ma altrettanto velocemente si rischia di dimenticarlo per il fatto che in fondo di cose come queste ne abbiamo già viste parecchie sul mercato asiatico, e quando è Hollywood a copiare (su distribuzione Warner) i risultati non possono migliorare per forza, anzi rischiano solo di peggiorare dato che l'industria del cinema americano accetta solo prodotti a basso rischio economico e di malavoglia i tentativi. Poche riflessioni e quelle che ci sono banali: gustatevelo solo se volete distrazione senza impegno ed avete ammirazione per le doti di salto ed agilità degli stunt e lottatori, ma anche stomaco buono dato che qui non si esita a mostrare le frattaglie, con menzione speciale per le ferite da taglio fatte davvero bene. Due stelle di voto stiracchiate e solo per premio al reparto tecnico. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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