è stato bellissimo il film "Cado dalle nubi", è stato mitico... Checco
sei grande!!!!!!!
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| Incassi al 14/03/2010 |
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| Cado dalle nubi |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 09 Dicembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI «Siamo una squadra fortissimi!». Con questo motivetto nato per caso nel 2006 durante i mondiali di calcio tedeschi, Checco Zalone (al secolo Luca Medici, formatosi alla scuola di «Zelig») ha guadagnato un sacco di soldi, ed ora con questo filmetto in ambientazione pugliese/lombarda cerca di raggranellare altri quattrini. La storia è quella di un cantante melodico del sud – Checco Zalone, per l'appunto – che ha un sogno: diventare famoso con i suoi brani che incensano il suo amore per una ragazza del luogo, Angela (Ivana Lotito). Ma lei lo giudica un lazzarone e le sue canzoni d'amore sono un disastro. Quando Angela lo lascia, Checco va in depressione; decide quindi di andare dal suo cugino a Milano, Alfredo (Dino Abbrescia), che con gran sorpresa scopre gay e in coppia con un personal trainer di nome Manolo (Fabio Troiano, un po' sparito dalle scene). In un ambiente che non capisce ed in cui continua a fare stupidaggini per via della sua mansueta semplicità, incontra Marika (Giulia Michelini), altro amore e nuove gaffe. Ma un talent show potrebbe essere l'occasione per il riscatto e per dimostrare a tutti il suo valore. A dispetto della possibile (reale) semplicità dell'assunto, la comicità di Zalone ha un suo pregio, quello di sapersi prendere in giro: al di là della storpiatura delle parole e della lingua italiana, lo stesso cabarettista nel film ammette a tutti il valore stupendo della mediocrità (soldi facili da lavori semplici, e il botteghino gli dà ragione), e non si perde almeno in peti, nudi e volgarità gratuite a ripetizione. Le battute non sono proprio il massimo della genialità: la canzoncina base è orecchiabile ma non certo ouverture indimenticabile (cantare parole come pipì o pupù anche in chiave ironica è proprio da «famolo strano»), e tutto è sempre visto con il solito assunto – il troglodita (questa parola ricorre tante volte nel film quanto nude look nelle recensioni del Signorelli) venuto dal paese di rigida visione, si trova inconsapevole per la sua ignoranza a fare e dire la cosa contraria che dovrebbe, in un bar gay dice che l'omosessualità è una malattia e a un congresso e cena della Lega Lombarda (qui PDN, partito del Nord) esalta la Puglia e la Calabria. Cose che hanno il fiato corto, insieme allo scontatissimo finale: chi pretende anche solo un minimo di più che il divertimento a cervello zero storce il naso, e solo la simpatia del comico con le sue mossette, autentico one-man film, salva il salvabile. Tra l'altro si nota come ormai a tutti i costi bisogna privilegiare la difesa del mondo gay (autentica icona di presenza indispensabile al cinema e in tv), tralasciando la condanna del razzismo, ormai cosa superata rispetto alla prima. E così mentre Alfredo e Manolo fanno coming out (anche se nel film dicono erroneamente outing, che è invece l'uscire allo scoperto per colpa di qualcuno che vuole infangarti) coronando il loro sogno, il povero Nicolas (Sereno Bukasa), leale servitore nero ed amico di famiglia, finisce dimenticato a vendere CD in piazza Duomo. Uno scivolone di gusto magari impercettebile per molti che guardano solo alle battutine, ma la cosa esiste e personalmente ha dato parecchio fastidio. Il film è anche un bello spot per Polignano a Mare e Milano, inquadrate in vari scorci (dimenticatevi ogni fascino alleniano: tutta roba da blanda cartolina) rigorosamente solari e corretti, puliti e con attori di strada e musicisti che dimostrano la presenza dell'arte e il fermento della musica, come fanno anche gli alunni figli di drogati e ladri contro il patrimonio (come li definisce lo stordito Checco che li istruisce alla chitarra) nella splendida cornice provinciale di Morimondo. Gennaro Nunziante fa il regista televisivo al cinema per Zalone: senza dover fare sforzi particolari mette a fuoco interni ed esterni nella assoluta mediocrità di un lavoro poco impegnativo. Siamo di fronte a un film onesto di base, ma davvero con tanti limiti: il comico si ricicla e narra una storiella minima, si ride di getto senza ricordare quello per cui si è riso un secondo dopo, segno inequivocabile che la cosa funziona solo per il momento in cui si è in sala. Qualcuno potrebbe dire che l'importante è ridere e non certo la durata e motivazione mnemonica del ridere: siamo assolutamente non d'accordo pur capendo il punto di vista, ma provate a fare una recensione di questo film per raccontarne i punti salienti delle battute e vedrete quanto sia difficile riferirne ad altri qualche peculiarità. Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo dire le solite cose di fronte a un film commedia italiano: vi dovrete accontentare di quello che passa il convento, se vi basta o meno a voi la scelta. I fortissimi, purtroppo, sono cineasti di altre nazioni. Giudizio: ![]()
Commenti (3)
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