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Land of the Lost Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 16 Dicembre 2009 01:00
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Titolo originale: id. Land of the Lost / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Avventura, Commedia, Fantascienza
Durata: 102'
Regia: Brad Silberling
Sceneggiatura: Chris Henchy, Dennis McNicholas
Cast: Will Ferrell, Anna Friel, Jorma Taccone, Danny McBride, Raymond Ochoa, Pollyanna McIntosh, Mousa Kraish, Logan Manus, Michael Papajohn, Eve Mauro, Shane Baumel, Douglas Tait, Landon Ashworth, Dre Bowie, John Boylan, Seth Bauer, Todd Christian Hunter, Jon Kent Ethridge, Taylor Lyn, Kristina Krofft, Darren Kendrick, Patrick Manuel, Tim Soergel, Kyle Weishaar, Kyle Derek, T.S. Clark, Marti Matulis, Amyrh Harris, Sean Michael Guess, Terence Leclere, Frederick Keeve, Tommy Ruddell, Nathan Udall, Danny McBride, Bobb'e J. Thompson, Sierra McCormick, Kiernan Shipka
Produzione: Universal Pictures, Relativity Media, Sid & Marty Krofft Pictures, Mosaic Media Group
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 11 Dicembre 2009
Trama: Il dottor Rick Marshall, paleontologo, ha strambe teorie sulla «paleontologia quantistica» come soluzione ai problemi energetici del pianeta. Tre anni dopo esser stato per sempre estromesso dalla seria comunità scientifica, viene contattato da una brillante studentessa di Cambridge, Holly Cantrell, che par credere sul serio al suo «amplificatore di tachioni»: rinvigorito da ciò, Marshall si convince a testare la sua invenzione.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Land of the LostAncora in rosso di più di 30 milioni di dollari a sei mesi dall'uscita americana, quindi oramai effettivamente seppellito, il ritorno alla medio-alta produzione per Brad Silberling dopo il delizioso 10 cose di noi è stato ed è una sciagura sotto ogni aspetto o quasi. Se finora la strategia del regista è sembrata esser quella, calcolata e moderatamente fruttuosa, di alternare senza affanno film più propriamente commerciali a progetti più evidentemente personali (dopo City of Angels è venuto Moonlight Mile; dopo Lemony Snicket, il succitato film con Morgan Freeman e Paz Vega), sembrerebbe che stavolta bisognerà tirar fuori dal cappello ancora un altro carrozzone—o forse un paio—per cavarsi fuori dai guai. Di certo si sa solo che, in ogni caso, non sarà un Land of the Lost 2.
I soldi sono andati in fumo (oltre che per pagare Will Ferrell, chiaramente) in una ricostruzione aggiornata (col faccione e soprattutto la panza flaccida di Will Ferrell) della serie televisiva omonima degli anni '70, che noi italiani ignoriamo, così come pure ignoriamo un suo ancor meno famoso rifacimento degli anni '90. Per quel poco che mi è dato di comprenderne e per dirla in breve: le palesemente posticce scenografie ed il buffonesco chroma key di allora sono stati rimpiazzati da altre scenografie pur palesemente posticce ed una in proporzione altrettanto buffonesca CGI; obbligatoriamente, infine, i pantaloncini che ci mostrano le sgradevoli gambe di Ferrell e del suo compare povero di spirito—infin beato fra le troglodite depilate—Danny McBride nonché quelle meno sgradevoli di Anna Friel prendono il posto degli un tempo regolamentari pantaloni a zampa.
A parte gli aneddoti di costume, è intuibile che da quella serie di avventura, idealmente da omaggiare, si dovesse derivare un orientamento episodico e slegato: una successione non proprio fluida di inseguimenti ed altre situazioni interlocutorie. Così infatti è, giacché dopo le veloci presentazioni (con la partecipazione al «Today Show» di Matt Lauer, che simmetricamente torna a chiudere prima dei titoli di coda, prima dell'incontro con la quasi-dottoressa della Friel) siamo immediatamente dentro gli affari sperduti di simil-ominidi, dinosauri, alieni e resti sparsi di centri commerciali che a fiuto qualche astuto critico potrebbe interpretare come una qualche presa di posizione ironica contro il consumismo e i simulacri della nostra società postmoderna—whatever.
La sceneggiatura è di Chris Henchy e Dennis McNicholas, rispettivamente produttore ed autore televisivo, quindi su quanto espresso nel precedente capoverso i conti tornano. Quanto al resto, il sempre simpatico Will Ferrell fa qui tutto ciò per cui si è reso famoso: è attualmente (più di Jack Black, per i fatti suoi già impegnato in altre sciagurate divagazioni laterali per la linea del tempo in Anno uno) il miglior venditor comico delle proprie scortesi grazie fisiche. Perciò corre e si denuda, si ferma in fotogrammi-pausa e parla lungamente auto-estasiandosi delle proprie inesistenti abilità da «io la so più lunga», cercando per tali vie di ammaliare la platea composta dagli altri scettici personaggi. E alla fine non può che aver la meglio—almeno con loro.

Giudizio: 1.5

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