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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Venerdì 25 Dicembre 2009 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Film come come questo biopic di Mira Nair (regista di Bollywood, ricordiamola per Il destino nel nome) hanno un grosso difetto: sono corretti ed esteticamente validi, ma purtroppo i personaggi (nonostante siano interpretati da grossi calibri) rimangono impalpabili, non entrano emozionalmente, non vibrano, perdono qualunque fascino al di là dei bei vestiti e delle mostrine lucide. Amelia Earhart (1897-1937) a molti, tra l'altro, non dice probabilmente nulla; ma le cronache americane (e non) del tempo la ricordano come abile trasvolatrice, voli transoceanici eseguiti in solitaria e con assistenti.La Earhart aveva un'autentica ansia di fondare club per donne aviatrici (femminismo d'alta quota, coinvolse pure Lady Roosevelt nei suoi progetti), di fare meglio del suo predecessore maschile Charles Lindbergh (molto più famoso, e vissuto, ahilei, molto di più), e suo marito George Putnam (interpreto da un Richard Gere senza molto interesse per la parte; tra una settimana sapremo se gli interessavano più i cagnolini che gli aerei) dovette sottostare alle sue bizze di partenze continue e con la necessità di far quadrare i conti: le sue imprese richiedevano capitali sempre più ingenti man mano che le ambizioni aumentavano. Tra l'altro Putnam dovette accettare i tradimenti di Amelia con il bel riccone Gene Vidal (Ewan McGregor in versione dandy), fino a quando nel 1937, all'età di quarant'anni, si spinse troppo oltre e la cosa le fu fatale (per sapere modi e situazioni leggete sul web qualche biografia oppure vedete il film: non vogliamo togliervi eventuale sorpresa). Hilary Swank (qui anche produttrice), in uno dei suoi minimi storici recitativi, è una somigliante Amelia, ma non ha davvero voglia di ripetere le luminose performance che le regalarono l'Oscar (come in Boys Don't Cry) e ce la resero indimenticabile (come in Million Dollar Baby, altro Oscar), si perde in sorrisetti ed espressioni contrite quando la contraddicono: se in un biopic il personaggio centrale non è potente e reso in maniera adeguata è ovvio che tutto crolla e si affloscia miseramente. La Nair si preoccupa moltissimo di rispettare il vero accadimento senza sbavature particolari, filma paesaggi da cartolina e inserisce pensieri di libertà ogni momento, qualche foto e filmato d'archivio; spazia ma annoia, la vicenda stessa non è interessante, gli incontri d'amore con marito ed amante da noia mortale e senza un minimo di tono piccante o boccaccesco. Fino allo zuccheroso momento finale pare che più che alle doti dei maschi Amelia punti a quelle degli alati cavalli meccanici dei cieli: gli uomini le servono per avere i soldi necessari, ma guai a loro se per farlo non sono sinceri ed integerrimi, li condanna se non lo sono – filosofia da lei poi non seguita, visto che non ci pensa due volte a copulare da coniugata con un altro uomo con prole. Davvero una delusione questo film. Con la possibilità di parlare di certi tempi e di certe cose si poteva non certo avere un Aviator (di Scorsese), ma almeno un film interessante che ci poteva ricordare un personaggio disperso (letteralmente, il cadavere di Amelia non fu mai trovato e si fecero congetture fantasiose di una sua esistenza nascosta da qualche parte), che ci parlasse di ampi spazi con tanto ossigeno vitale da respirare per non restringere orizzonti di vita, donasse qualche momento di esaltazione facendoci sentire la gioia reale della coraggiosa aviatrice quando prendeva i comandi. Invece solo un compitino corretto, anonimo e senza anima: le lezioni di volo non ci hanno messo per nulla le ali, più che di «Lady Lindy» si potrebbe parlare di «Mrs Sbadiglio». Giudizio: ![]()
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