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| Bangkok Dangerous – Il codice dell'assassino |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Domenica 31 Gennaio 2010 08:46 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Nicolas «faccia di legno» Cage è davvero l'attore ideale per questo film: lui, ben poco espressivo, interpreta un killer senza emozioni che non deve far trasparire nulla, fino a che non succede qualcosa di imprevedibile come un amore, oppure il rispetto mai avuto per il galoppino di turno che lo aiuta nel suo sporco compito di morte, da dispensare senza nessuna remora tenendo conto soltanto di quanto lo pagano. Stavolta Joe – questo il suo nome – deve recarsi a Bangkok per far fuori quattro bersagli su ordine del boss locale Surat; lì trova un piccolo borseggiatore del luogo che usa come traduttore e corriere, ma incontra anche una bella ragazza muta che fa la farmacista, una cosa che il suo codice di killer (per chi vede la serie tv Dexter il concetto è maggiormente chiaro) non permette assolutamente. Joe sa che qualunque deroga alle regole significa rischiare la pelle: nessun coinvolgimento, nessuna remora e nessuna pietà.Danny Pang Fat e Oxide Pang Chun, fratelli gemelli meglio noti come «Pang brothers», realizzano il remake con capitali americani del loro primo film dal titolo omonimo risalente al 1999; la distribuzione italiana molto prudentemente, non si sa per quale motivo, lo rispolvera solo adesso dopo due anni di naftalina. I Pang finalmente lasciano la serie The Eye giunta al terzo capitolo per dedicarsi a tale progetto, film di routine però neppure tanto becero che soddisfa quanto gli si chiede, pieno di azione, una bella ambientazione thailandese con tanta pioggia e sensuali ragazze orientali discinte, gradevoli chicchi di riso che non guastano mai. Cage per l'occasione sfoggia anche una capigliatura lunga e un arsenale da cecchino, ma quello che manca veramente è qualche sorpresa ad effetto, qualche variazione di trama: invece tutto è lineare e piatto come una tavola da surf senza la presenza di onde. Partiamo con il solito prologo presentazione altrove di qualche mirabolante impresa, ci si traferisce in loco dove però si trova la bella farmacista muta che lo convince che in fondo provare qualcosa d'altro rispetto allo zero assoluto dei sentimenti non fa proprio tanto schifo. Come si vede non si cerca minimamente altro che soddisfare i patiti dell'azione senza pretese, tanto da voler eseguire anche un inseguimento fluviale come nei migliori film dell'agente 007. La scena migliore è quella sul barchino con i proiettili che forano il piccolo scafo e ne viene inquadrata la scia sott'acqua, mentre la costante dell'acqua sotto forma di pioggia (ispirazione per molti film nata dal capolavoro di Scott Blade Runner) e il richiamo a Black Rain (con la moto) lascia parecchio indifferenti per il tipo di film, dato che la tempesta emozionale dell'uomo che si vuole sublimare con questi richiami non corrisponde minimamente a quanto trasmette il volto monocorde di Cage. Questo è sicuramente un film per cultori (di poche pretese) come lo era l'originale, ben più essenziale ma anche maggiormente interessante; purtroppo crisi di idee che ha portato i Pang dalla serie The Eye (anch'essa con un remake USA all'attivo) al remake non permetteva altro che questo, un film usa e getta che strizza l'occhio anche a John Woo nelle scene d'azione per finire con una scena patetica da lacrima-movie totalmente fuori luogo. Di solito si dice che l'importante per un prodotto è che se ne parli, nel bene o nel male: noi abbiamo detto la nostra, lasciando per noi come unico ricordo per il futuro l'ennesima prova di un Cage che pare incredibile abbia potuto vincere un Oscar in qualche tempo remoto. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Nicolas «faccia di legno» Cage è davvero l'attore ideale per questo film: lui, ben poco espressivo, interpreta un killer senza emozioni che non deve far trasparire nulla, fino a che non succede qualcosa di imprevedibile come un amore, oppure il rispetto mai avuto per il galoppino di turno che lo aiuta nel suo sporco compito di morte, da dispensare senza nessuna remora tenendo conto soltanto di quanto lo pagano. Stavolta Joe – questo il suo nome – deve recarsi a Bangkok per far fuori quattro bersagli su ordine del boss locale Surat; lì trova un piccolo borseggiatore del luogo che usa come traduttore e corriere, ma incontra anche una bella ragazza muta che fa la farmacista, una cosa che il suo codice di killer (per chi vede la serie tv Dexter il concetto è maggiormente chiaro) non permette assolutamente. Joe sa che qualunque deroga alle regole significa rischiare la pelle: nessun coinvolgimento, nessuna remora e nessuna pietà.








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