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| Venerdì 05 Febbraio 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE A cosa serve avere una costosa istruzione ad una capace ed arguta giovane della modesta classe medio-bassa dell'Inghilterra degli anni '60? Per i genitori di Jenny (Carey Mulligan), serve a raggiungere quello che d'altronde da tempi risalenti si insegna essere il più auspicabile obiettivo riservato ad una donna, ossia trovare un marito il più possibile altolocato che sappia mantenerla vita natural durante: si va ad Oxford non per essere più spendibili sul «mercato del lavoro», ma perché ivi è possibile inserirsi nella buona società, e se si è abbastanza graziose possibilmente anche entrarci in pianta stabile potendo fare del tutto a meno di ciò che si è appreso. Ovviamente, adesso le cose sono cambiate, ma anche no: l'ideale che molti genitori hanno per le proprie figlie non è così lontano dal suddetto, ma magari—e non so se se ne possa trarre sollievo—oggi in certe curiose società è preferibile saltare a pie' pari l'università e approcciare in luoghi meno di cultura le conoscenze giuste, potendo alternativamente ritrovarsi showgirl o parlamentare!Quando, ancor prima di finire il liceo, Jenny incontra David (Peter Sarsgaard), bell'uomo ormai entrato nella maturità che promette moderata ma anche dubbia ricchezza, questo semplice calcolo di convenienza per la sua famiglia comincia a mostrarsi con tutta la sua ipocrisia: mamma Marjorie (Cara Seymour) ma soprattutto papà Jack (Alfred Molina) acconsentono in maniera crescente, ammaliati dal vicino miraggio di aver sistemato Jenny (e di essersi dunque sistemati a loro volta) saltando le tappe, alle richieste di lui, consegnando la figlia fra le sue braccia. Si potrebbe anche pensare la stiano in effetti svendendo, sebbene con la buona fede dei buoni genitori. È sempre questione d'ipocrisia, della quale raramente si è (o si vuol esser) consci: Jack sa che sta concedendo la figlia, anche sessualmente, ma fa finta che tutto vada bene alla semplice rassicurazione formale che nei viaggi con David sarà presente anche una sua zia, che in realtà non esiste. La buona fede e i buoni genitori sono ottimamente resi da un Alfred Molina che fa da perenne giullare (è lui che ci fa ridere, con ciò nascondendo la vaga untuosità del suo carattere), padre dapprima apprensivo quanto perentorio, che però rivela il suo essere strisciante alla prima occasione; c'è poi Cara Seymour, che è apparsa in molti ruoli secondari negli ultimi tredici anni, la quale resta doverosamente adempiente e remissiva il più del tempo. Sua è una delle scene più brevi e riuscite del film, quella in cui è in cucina alle 11.30 ad aspettare Jenny, di ritorno dal suo primo appuntamento con David («La serata più bella della mia vita», le racconta), facendo finta di lavare i piatti e serbando in silenzio un assai amaro pizzico d'invidia. Si potrà forse rimaner delusi dall'ultimo atto e dall'epilogo, che risolve le cose riportando un netto ordine di chiusura, con un po' troppo zelo da scrittore pulito e diligente di romanzi o sceneggiature di grande successo. Nick Hornby di certo ne è uno, e questo bel film diretto dalla danese Lone Scherfig (Italiano per principianti), pur con una sua sottigliezza espressa anche dagli interpreti (a destra e a manca si sottolinea la prova e la bellezza della Mulligan, già vista nel ruolo di Kitty nell'Orgoglio e pregiudizio di Wright; fa piacere rivedere poi Olivia Williams, il cui ultimo ruolo di rilievo è stato nell'ottimo ma ormai lontano Below di David Twohy), conserva un qualche retrogusto di corretta produzione. Sospetto—non è difficile—questo debba essere uno dei punti da concedere all'altare della BBC Films. Giudizio: ![]()
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A cosa serve avere una costosa istruzione ad una capace ed arguta giovane della modesta classe medio-bassa dell'Inghilterra degli anni '60? Per i genitori di Jenny (Carey Mulligan), serve a raggiungere quello che d'altronde da tempi risalenti si insegna essere il più auspicabile obiettivo riservato ad una donna, ossia trovare un marito il più possibile altolocato che sappia mantenerla vita natural durante: si va ad Oxford non per essere più spendibili sul «mercato del lavoro», ma perché ivi è possibile inserirsi nella buona società, e se si è abbastanza graziose possibilmente anche entrarci in pianta stabile potendo fare del tutto a meno di ciò che si è appreso. Ovviamente, adesso le cose sono cambiate, ma anche no: l'ideale che molti genitori hanno per le proprie figlie non è così lontano dal suddetto, ma magari—e non so se se ne possa trarre sollievo—oggi in certe curiose società è preferibile saltare a pie' pari l'università e approcciare in luoghi meno di cultura le conoscenze giuste, potendo alternativamente ritrovarsi showgirl o parlamentare!









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