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| Domenica 07 Febbraio 2010 09:42 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Questo film del giovane Oren Peli (ve lo diciamo subito, una autentica bufala mediatica) avrà la fortuna di riempire le sale italiane (almeno nella prima settimana di programmazione, fino a che il tam tam d'avvertimento non fermerà la curiosità) tanto quanto ha fatto il suo illustre ispiratore e predecessore The Blair Witch Project. Peccato che la strega di Blair avesse, oltre che una ambientazione ariosa e non quattro mura, delle peculiarità che lo rendevano comunque interessante (chi non ricorda la scena della torcia e del cappellino nella tenda?); Paranormal Activity invece non ha assolutamente nulla di cui gratificare il futuro e non farà da solco per nessuno. Per maggiori informazioni vi rimandiamo al nostro articolo nelle News, qui vi diciamo soltanto che di strepitoso la pellicola ha soltanto il marketing e la sorpresa della scena finale. Battuto a grancassa come tratto da una storia vera (ma tutto sa di falso), ha due soli protagonisti, una coppia, che nel 2006 per 21 notti fecero degli esperimenti nella loro casa per riuscire a scacciare un demone che perseguita la donna.Katie (la non-attrice Katie Featherston, monoespressiva) dovunque si rechi ha un demone che le arriva tra capo e collo terrorizzandola con fenomeni inspiegabili (l'attività paranormale del titolo). Il suo compagno Micah (Micah Sloath) ne ha le palle piene di questo terrorizzante giocherellone e decide di spaventarlo mettendo una videocamera che riprenderà le cose che succedono di giorno ma soprattutto la notte, periodo in cui questo invisibile «Beetlejuice» preferibilmente si manifesta (si vede che il resto del tempo lo usa per fare altre cose). E così mentre i due terrorizzati ragazzi cominciano la loro private ghost war le porte si chiudono misteriosamente, le luci si accendono senza motivo e i rubinetti si aprono all'improvviso. Possiamo dirvi che di interessante questo film ha solo una cosa: l'inquadratura fissa della notte sulla porta aperta che sembra una linea di demarcazione prima dell'inferno, oltre è zona franca ed incontrollabile. Da lì si muovono i tenui fili della paura, sensazione arcaica che ci rimanda ai rumori solo apparentemente inspiegabili della notte nella casa che ci svegliano all'improvviso. Il resto sono discorsi tediosi e barbosi, la platonica apparizione di una tavoletta ouija, l'arrivo del tutto superfluo di un'amica e di un terrorizzato esperto di cose paranormali che fugge a gambe levate, i continui tentativi di Micah di cercare di spogliare davanti alla telecamera lei senza riuscirvi. Avvertiamo che chi cerca l'effettone non ne avrà (a parte uno non eclatante come costruzione nel finale, per giunta non splatter), tutto è basato sui rumori e le luci on/off, la psicologia del terrore vuole avere il sopravvento sull'azione. Ma il vero difetto non è questo. Il film, poverissimo di tecnica (ricordiamo che questa è roba da giovani filmmaker che neppure doveva arrivare in sala senza l'intervento di re Mida Spielberg, che ha fiutato odore di soldi facili) non ha poi molto senso: in Blair Witch i tre protagonisti erano veramente soli contro tutto e dispersi in una landa senza contatto alcuno, qui i due potevano tranquillamente andare a consultare qualcuno subito e non dopo 21 giorni (vorrei vedere chi non lo avrebbe fatto), sia che siano stati studiosi od autorità. L'atteggiamento poi da spaccamontagne di lui (che inveisce contro il nulla) è fastidioso – i suoi sproloqui sul fatto che la sua casa non può essere infestata da un demone qualsiasi (si arriva agli insulti verbali) fanno ridere – e stempera nel nulla la già precaria tensione che non regge gli 85 minuti necessari per raggiungere la durata sindacale. Ricca (con la proporzione costi/ricavi, possiamo definirla faraonica) bufala annunciata, a post-visione confermata, non c'è nessun motivo per vedere un film che si regge sul nulla, non costruisce la leggenda del demone come era stato per la strega, si svolge fra quattro mura, recitato da cani e con i momenti di tensione limitato al pochissimo accennato sopra. Si narra che ci siano tre finali: gli altri non li abbiamo visti, ma quello che circola nei cinema è orrendo, monco e tronco con un cartello scarno; oltretutto se come dicono Spielberg non ne ha retto la visione fino in fondo, non l'ha fatto perché troppo terrorizzato ma perché gli è bastato poco o nulla per capire di avere tra le mani una gallina dalle uova d'oro nutrita con mangime di scarto e a poco prezzo. Evitare con cura: non fatevi prendere dalla curiosità, che vi farebbe buttare al vento tempo e denaro. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Questo film del giovane Oren Peli (ve lo diciamo subito, una autentica bufala mediatica) avrà la fortuna di riempire le sale italiane (almeno nella prima settimana di programmazione, fino a che il tam tam d'avvertimento non fermerà la curiosità) tanto quanto ha fatto il suo illustre ispiratore e predecessore The Blair Witch Project. Peccato che la strega di Blair avesse, oltre che una ambientazione ariosa e non quattro mura, delle peculiarità che lo rendevano comunque interessante (chi non ricorda la scena della torcia e del cappellino nella tenda?); Paranormal Activity invece non ha assolutamente nulla di cui gratificare il futuro e non farà da solco per nessuno. Per maggiori informazioni vi rimandiamo al nostro 










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