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Bella Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 07 Febbraio 2010 15:52
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Titolo originale: id. Bella / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Messico
Anno: 2006
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 91'
Regia: Alejandro Gomez Monteverde
Sceneggiatura: Alejandro Gomez Monteverde, Patrick Million, Leo Severino
Cast: Eduardo Verástegui, Tammy Blanchard, Manny Perez, Ali Landry, Angélica Aragón, Jaime Tirelli, Ramon Rodriguez, Tawny Cypress, Ewa Da Cruz, Sara Dawson, Doug DeBeech, Alexa Gerasimovich, Herb Lovelle, Sophie Nyweide
Produzione: Metanoia Films, Bella Production, Burnside Entertainment, Mpower Pictures, The One Media
Distribuzione: Microcinema
Data di uscita: 26 Gennaio 2010
Trama: La cameriera Nina si ritrova d'improvviso incinta e senza lavoro. Manny, il proprietario del ristorante messicano dove lavorava, l'ha licenziata per essere arrivata in ritardo due giorni di fila. Lo chef del ristorante è il fratello di Manny, José: questi abbandona la sua cucina per seguire e consolare la ragazza. Lui, che un tempo era una stella del calcio in ascesa prima che fosse protagonista di una tragedia, vuole tentare di convincere Nina a non abortire.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

BellaApprendiamo e vi rendiamo doverosamente edotti del fatto che Bella è un film amato dai pro-life, prodotto fra gli altri da una società che si è data il nome di «Metanoia» («conversione» in greco, accento sulla seconda sillaba) uno dei cui fondatori è l'attore protagonista Eduardo Verástegui. Dopo un avvio di carriera come modello, cantante e attore in Messico, Verástegui sbarcava con tutte le sue carriere negli USA (il suo ruolo hollywoodiano più famoso oltre a questo è rintracciabile nello sciupafemmine latino dell'agghiacciante Chasing Papi, conosciuto presso il pubblico maschile più primitivo per la presenza di Roselyn Sanchez e Sofía Vergara) per scoprire che la ricchezza ed il successo sono solo «una menzogna». Sai com'è. Riconvertitosi cristiano, ora dice in interviste da missionario di volersi dedicare a progetti che sappiano innalzare lo spirito degli spettatori.
Ecco quindi che in questo film il bel tenebroso ex-idolo delle ragazzine centroamericane nonché delle loro mamme si veste fin troppo evidentemente da salvifico Cristo immigrato—perennemente di bianco abbigliato, con capelli lunghi e barba folta—per redimere dal male dell'aborto la solitaria vita di un'americana povera e quella della sua futura nascitura. Con—spero e credo—una simpatica punta di autoironia, nel finale si può vedere il suddetto Cristo in compagnia della bambina salvata, in un futuro amoroso ed armonioso sulla spiaggia: su una palizzata si può leggere un cartello, fieramente esibito, che recita «Lifeguards on duty».
Si potrebbe aggiungere poi, per rafforzare la sdegnosità verso la pellicola: che del padre del bambino non si sa nulla (abbiamo in pratica un caso di immacolata concezione); che fra il salvatore José (Verástegui) e la salvata Nina (Tammy Blanchard) non si azzarda neppure la solita strada romantica (Cristo, d'altronde, si è ripromesso di non cedere); che ci si deve sorbire qualche rabbuffo su quanto siano «solari» e «unite» le famiglie latinoamericane; che l'intrigo di storie personali ivi descritte è la classica funerea parata della sfiga, che tutti ci accomuna e tutti ci fa sentire meno soli e più pronti alla conversione (c'è tanto male nel mondo, e il pubblico americano lo nota di più quando a vederlo è una propria connazionale povera che si fa cambiare la vita dai latini buoni e felici).
Insomma, sembrerebbe un polpettone ad alto rischio di melassa manipolativa; recentemente, roba del genere si è vista con La misma luna, un altro film ormai non più recente che la scorsa estate entrava, non si sa per quale motivo, in nostre sale cinematografiche. Eppure quanto elencato nei tre precedenti capoversi è trattato con una certa tattualità dal regista/sceneggiatore Alejandro G. Monteverde, che pensa bene di concentrare la semplice vicenda dei protagonisti lungo una sola giornata, lubrificandola solo con qualche istantaneo flashback (l'incidente nel passato di José) o flashforward (come si concluderanno le cose per Nina: particolarmente bello, nonostante il rosario, quello in cui l'uomo l'aspetta in clinica, in montaggio parallelo con la loro conversazione in un ristorante), trovando ed affidandosi alla vera dolcezza nelle partecipi prove di Verástegui e della Blanchard (sono felice di riportare che quest'ultima sarà nel prossimo film di John Cameron Mitchell).

Giudizio: 2

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