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| Maga Martina e il libro magico del draghetto |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 10 Febbraio 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Vincitore di un Oscar come miglior film straniero per Il falsario (2008, anno in cui avrebbe meritato uno qualunque degli altri nominati, a cominciare dal polacco Katyn), l'austriaco Stefan Ruzowitzky spiazza ogni normale aspettativa e si dedica all'adattamento cinematografico—primo di una serie, si è prenotato per il prossimo anno un seguito ambientato in India, che però non sarà diretto da lui—di un piccolo fenomeno europeo della letteratura per bambini, con già al suo attivo il merchandising di rito, ivi compresa una serie animata tedesca. In italiano, nei libri e conseguentemente in questo film, maga Lilli è diventata maga Martina. Cosa c'entra Ruzowitzky con una produzione del genere? Mi sento solo di dire che l'aveva iniziata prima che gli piombasse sulla testa l'Oscar.Il brio di questo film, in ogni caso sufficiente a catturare il pubblico di riferimento, si ferma al rendersi funzionale ad un'atmosfera che nel nostro paese è celebrata nel festival di Giffoni, dove d'altronde è stato presentato. Il che potrebbe sembrare in fondo un complimento, se si vuole, ma anche no. In giro potete leggere miti paragoni con la saga di Harry Potter, i quali rimarcano come, al contrario del maghetto inglese, la maghetta tedesca non sia capace di interessare un pubblico non dico di genitori, ma di adolescenti veri e propri, spingendosi magari fino ai ventenni. Non prova neanche a farlo, ed è dunque sbagliato fargliene una colpa, ma tant'è. Pellicola quindi decisamente per bambini e ragazzi, Maga Martina segue i primi passi «responsabili» della piccola e rossa protagonista. Questa arguta giovane abitante di un paesello germanico inizia ad avvicinarsi alla preadolescenza delle cotte e dei simbolici contrasti con i grandi proprio quando le capita tra le mani il libro magico del titolo, che le offre i poteri necessari per cambiare le cose. Di qui, un percorso di auto-addestramento lungo il quale la Nostra supererà i primi importanti ostacoli, riuscendo nel frattempo a far quello che i bambini sempre fanno: rimettere sulla buona strada un mondo degli adulti facilmente pronto a farsi imbambolare, trascurando fra le altre cose proprio i bambini stessi. Il piano di dominazione magico-mediatica delle menti adulte congegnato dal cattivo Geronimo (Ingo Naujoks—fosse stata roba nostrana, anche per il capello, avrei consigliato un Fabrizio Corona) non è particolarmente strutturato, ma poco importa fintantoché ci offre un panorama da mortorio vivente (i suddetti adulti lobotomizzati dalla televisione—e vi chiedevate perché suggerissi Corona!) che signoreggia nel finale. Ruzowitzky padroneggia l'evidente amenità del tutto, dovendosela cavare con qualche singola scenetta riuscita e scenografie calzanti (vedasi, in particolare, l'allagamento dell'aula scolastica). Giudizio: ![]()
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