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Maga Martina e il libro magico del draghetto Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 10 Febbraio 2010 01:00
Titolo originale: Hexe Lilli: Der Drache und das magische Buch Maga Martina e il libro magico del draghetto / Locandina
Nazione: Germania, Italia, Austria
Anno: 2009
Genere: Commedia, Fantastico, Per Famiglie
Durata: 89'
Regia: Stefan Ruzowitzky
Sceneggiatura: Stefan Ruzowitzky, Ralph Martin, Armin Toerkell, Knister
Cast e voci originali: Alina Freund, Sami Herzog, Anja Kling, Pilar Bardem, Ingo Naujoks, Michael Mittermeier, Yvonne Catterfeld, Karl Markovics, Dierk Prawdzik, Erik Jan Rippmann, Theo Trebs, Antonia von Melville, Irm Hermann, Antonia Cäcilia Holfelder, Erwin Steinhauer, Adele Neuhauser
Produzione: Babelsberg Film, Blue Eyes Fiction, Blue Eyes Film & Television, Buena Vista International, Classic, Dor Film Produktionsgesellschaft, Steinweg Emotion Pictures, Trixter Film
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 12 Febbraio 2010
Trama: Fallito l'ennesimo tentativo del mago cattivo Geronimo di rubare il suo libro magico, la maga Teodolinda è intenzionata ad andare in pensione. Per farlo, deve trovarsi prima una degna sostituta: manda quindi il fido draghetto pasticcione Ettore nel mondo degli umani, dove giunge nella casa di Martina, una ragazzina di nove anni che potrà seguire le orme della grande maga. Ma Martina, ora in possesso del libro di Teodolinda con le sue formule magiche, deve guardarsi da Geronimo, che vuol sempre impossessarsene per costruire la Macchina per il Dominio del Mondo.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Maga Martina e il libro magico del draghettoVincitore di un Oscar come miglior film straniero per Il falsario (2008, anno in cui avrebbe meritato uno qualunque degli altri nominati, a cominciare dal polacco Katyn), l'austriaco Stefan Ruzowitzky spiazza ogni normale aspettativa e si dedica all'adattamento cinematografico—primo di una serie, si è prenotato per il prossimo anno un seguito ambientato in India, che però non sarà diretto da lui—di un piccolo fenomeno europeo della letteratura per bambini, con già al suo attivo il merchandising di rito, ivi compresa una serie animata tedesca. In italiano, nei libri e conseguentemente in questo film, maga Lilli è diventata maga Martina. Cosa c'entra Ruzowitzky con una produzione del genere? Mi sento solo di dire che l'aveva iniziata prima che gli piombasse sulla testa l'Oscar.
Il brio di questo film, in ogni caso sufficiente a catturare il pubblico di riferimento, si ferma al rendersi funzionale ad un'atmosfera che nel nostro paese è celebrata nel festival di Giffoni, dove d'altronde è stato presentato. Il che potrebbe sembrare in fondo un complimento, se si vuole, ma anche no. In giro potete leggere miti paragoni con la saga di Harry Potter, i quali rimarcano come, al contrario del maghetto inglese, la maghetta tedesca non sia capace di interessare un pubblico non dico di genitori, ma di adolescenti veri e propri, spingendosi magari fino ai ventenni. Non prova neanche a farlo, ed è dunque sbagliato fargliene una colpa, ma tant'è.
Pellicola quindi decisamente per bambini e ragazzi, Maga Martina segue i primi passi «responsabili» della piccola e rossa protagonista. Questa arguta giovane abitante di un paesello germanico inizia ad avvicinarsi alla preadolescenza delle cotte e dei simbolici contrasti con i grandi proprio quando le capita tra le mani il libro magico del titolo, che le offre i poteri necessari per cambiare le cose. Di qui, un percorso di auto-addestramento lungo il quale la Nostra supererà i primi importanti ostacoli, riuscendo nel frattempo a far quello che i bambini sempre fanno: rimettere sulla buona strada un mondo degli adulti facilmente pronto a farsi imbambolare, trascurando fra le altre cose proprio i bambini stessi.
Il piano di dominazione magico-mediatica delle menti adulte congegnato dal cattivo Geronimo (Ingo Naujoks—fosse stata roba nostrana, anche per il capello, avrei consigliato un Fabrizio Corona) non è particolarmente strutturato, ma poco importa fintantoché ci offre un panorama da mortorio vivente (i suddetti adulti lobotomizzati dalla televisione—e vi chiedevate perché suggerissi Corona!) che signoreggia nel finale. Ruzowitzky padroneggia l'evidente amenità del tutto, dovendosela cavare con qualche singola scenetta riuscita e scenografie calzanti (vedasi, in particolare, l'allagamento dell'aula scolastica).

Giudizio: 2

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