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| Amabili resti |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giovedì 11 Febbraio 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Peter Jackson ha dichiarato che molta della sua capacità di regista deriva direttamente dal processo di scrittura; eppure è opinione diffusa che nelle sue ultime prove sembri piuttosto incapace di esercitare un adeguato controllo narrativo. Si prenda per averne la riprova Amabili resti, un film a mio avviso molto sincero ed intenso che però procede volentieri per trafiletti melliflui, come alla vaga rincorsa di un limbo galleggiante. Si fa presto a ribattere, con ovvio argomento, che il racconto in questione si basa proprio sullo stato fluttuante della giovanissima Susie (la rifulgente Saoirse Ronan, fra le più valide promesse femminili d'oggi), agnellino sacrificato che rimane in attesa di sistemare le cose per sé, la propria famiglia ed il proprio assassino. La pellicola è narrata, con un andirivieni fra il limbo in cui si trova Susie e ciò che succede a casa dopo la sua morte, proprio dalla sua voce in prima persona.Riconoscendo validità a questa difesa, disarmante quanto appropriata, due sono comunque le principali obiezioni che credo si possano muovere al film. La prima è appunto la poca decisione nella narrazione, non così troppo facilmente giustificabile, che si sostanzia sia in una ridondanza di materiale interdittorio sia in futili sbilanciamenti di tono (vedasi, lampantemente, il montaggio che coinvolge le follie da vecchia alcolizzata di nonna Susan Sarandon, chiuse gratuitamente a sandwich in mezzo a del tutto divergenti folate di tragedia). La seconda è contraltare più generale della prima, e ha da ridire sul lato filosofico della succitata mellifluità: tenendo i suoi due piedi al tempo stesso dentro un racconto di dolore e orrore nonché in uno di grazia e redenzione, Jackson sembra farsi affascinare da un generico spiritualismo—che a livello epidermico può ugualmente catturare o infastidire, ma riduce una materia che avrebbe avuto anche altro da dire. Jackson, ad esempio, lascia in sospeso l'indagine sociale in quella che pur all'inizio viene presentata come una sorta di violenza originaria in un ambiente pressoché vergine di crimini simili. Il neozelandese si concentra invece maggiormente su alcuni dettagli che pian piano possono essere ricomposti come traccia emotiva in capo non tanto alla ragazzina morta, che si rapporta a noi con spirito distante, quanto al suo carnefice (Stanley Tucci), ai genitori Jack e Abigail (Mark Wahlberg e Rachel Weisz) e alla sorella Lindsey (Rose McIver), sua futura vendicatrice. Molto meno funzionano i ruoli secondari di Ruth (Carolyn Dando) e Ray (Reece Ritchie), che dovrebbero viceversa formare un forte legame con Susie. Il film gira in loop fino alla delineazione di un graduale riscatto, della protagonista certo, ma che dati i suoi contorni spirituali si fa quasi collettivo: sembra che persino il «mostro» vi venga infine riabbracciato—col personaggio di Tucci (prova di caratterista, ma a mio avviso assai valida) non si perviene mai al puro disgusto, direi anzi che la sua descrizione ha un che di spassionato. Con ciò, Amabili resti arriva ad avere una sua pur zoppicante unità, nella quale predominano sfumature sparse ed un variegato senso d'empatia, cui di certo si potrà rimproverare l'imbarocchita e dimentica sentimentalità. Assenti il consistente rigore di un Eastwood o l'incompresa congruenza umanista di uno Shyamalan (curiosa la circostanza che lega Wahlberg a questo film, al quale arrivava a breve distanza da E venne il giorno—non posso non pensare che questo sarebbe stato un ottimo progetto per l'autore di Philadelphia), Jackson chiude il suo fantasma in scenografie digitali che ricordano Tarsem Singh, e i suoi umani in un passato di brevi morsi di vita, quando evidentemente vorrebbe l'uno e gli altri potessero andare avanti. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Un po' Ghost e qualche cosa di One Hour Photo, The Lovely Bones (questo il titolo originale) non è il primo lavoro di Peter Jackson che si misura con gli adolescenti e le problematiche dello spirito in un mondo a parte. Anche se non così metafisico nelle immagini e con il delitto avvenuto al contrario (la giovane ammazza l'adulto), Creature del cielo (1994, con una Winslet pre-Titanic e una scena finale incredibilmente precognitiva del blockbuster di Cameron) aveva allontanato per sempre il giovane cineasta dai film horror splatter low-budget ma con tanta fantasia come Bad Taste e Braindead.Le atmosfere del suo film odierno, tratto dal romanzo di Alice Sebold, narrano le traversie di una giovane, Susie Salmon (la bravissima Saoirse Ronan, vista in Ember – Il mistero della città di luce ed Espiazione, ruolo che le valse la candidatura all'Oscar come non protagonista), che nel 1973 rimane uccisa all'età di 14 anni per mano di un vicino disturbato (un incredibile luciferino Stanley Tucci). Arrivata in una sorta di paradiso incantato, può guardare il mondo dei vivi, cerca di comunicare con suo padre che non si rassegna alla sua morte (un inedito Mark Wahlberg) e osserva i comportamenti dell'assassino che sta per colpire ancora. Impossibilitata a una comunicazione diretta e costretta solo a trasmettere sensazioni, Susie si trova disperata ed impotente di fronte al progressivo disgregarsi della sua famiglia dopo la sua scomparsa. Con presente nel cast la grande Susan Sarandon (nonna flippata e sbevazzona che fuma a più non posso) e Rachel Weisz (mamma senza più forza che fugge dalla tragedia), Amabili resti è un bel film ma non perfetto: di fronte a grandi e convincenti interpretazioni nel mondo dei vivi, ci sono dei momenti onirici prolungati nel limbo che a volte sono ripetitivi e solo molto estetici, fermano la vicenda che rischia di arenarsi a livello di pathos. Ma in definitiva sono delle scelte di durata del montaggio che forse vogliono sintetizzare al meglio che alla povera ragazzina non importa poi moltissimo quanto sia bello questo limbo, quanto piuttosto che sotto ci sia un killer feroce ancora attivo. Jackson come al solito non dosa l'utilizzo degli effetti, ne inserisce uno decisamente pesante (che giustifica il V.M. 14 della censura) e dopo li alterna numerosi alla vicenda terrena. Ormai l'uomo degli anelli ha una padronanza dell'uso della mdp davvero invidiabile: volti tesi in primo piano, cambi e stacchi perfetti, prospettive affascinanti ormai sono una sua prerogativa (e si permette pure un cammeo stile Hitch: è l'uomo con la telecamera nel negozio di foto), e qui lo dimostra appieno. Tenuto conto che un film di questo tipo, con forti componenti soprannaturali, deve avere anche un giusto mix e non solo una direttiva (quella horror/psycho-thriller), le sbilanciature dei tempi cinematografici con cui si presenta la vicenda si sfumano e lo spettatore non troppo esigente certe cose non le nota neppure. Personaggi convincenti (Wahlberg, Ronan e Tucci per primi), storia interessante e multistrato, questo Amabili resti è il classico film che piace ed emoziona; purtroppo le troppe derivazioni (anche Al di là dei sogni è comprendibile nel lotto, ma mettiamoci pure il filone dei film sulla famiglia in pericolo) negano una autonomia di base, ci si nutre parecchio di altro e quando lo digeriamo sentiamo il sapore di buono ma già gustato. Jackson ormai è una certezza: attendiamo il suo nuovo lavoro con fiducia per alzare l'indice di gradimento ancora verso l'eccellenza, anche se onestamente, vista la sua consolidata posizione di cineasta paperone, un coraggio maggiore nelle immagini della trasposizione, qualcosa di meno etereo e più tragico, sarebbe stato gradito. Giudizio: ![]() Recensione di AUGUSTO LEONE Chi muore senza colpa prima di salire al paradiso, cui è destinato, deve espiare in purgatorio le impurità derivantegli dai legami con il mondo terreno: la quasi-adolescente Susie (Saoirse Ronan), brutalmente strappata agli affetti da un serial killer vicino di casa (Stanley Tucci), non è ancora uno spirito libero, in quanto immersa, come una persona viva, nell'odio nei confronti del suo assassino e nell'amore appassionato per familiari e ragazzo abbandonati. Amabili resti di Peter Jackson riproduce senza eccessivi scarti i pregi e i difetti del romanzo di Alice Sebold da cui è tratto: i mostri vengono puniti, gli innocenti sopraffatti sono ricompensati dall'incanto di un limbo onirico, e l'esistenza si riequilibra da sé. Una visione dunque edulcorata, dove restano alla superficie i nodi sfiorati e la tragedia scolora nella favola sentimentale.Alle opere di fantasia del resto non si chiede certo di disquisire su questioni filosofiche o teologiche: sarebbe sufficiente non indulgere eccessivamente con i toni patetici, non sfiorare il ridicolo con apparizioni e baci rubati all'ultimo istante. Ciò che però il libro non concede in profondità di analisi lo dà in grazia di scrittura e in immagini suggestive e l'autore de Il signore degli anelli deve essersene innamorato per due motivi: la possibilità di ricreare sullo schermo nel bizzarro purgatorio di Susie una miracolosa terra di mezzo e di trasformare la fosca vicenda della ragazzina assassinata nell'eterna battaglia fra forze oscure del male e soldati del bene. Tuttavia la cronaca nera non è poema epico e gli angusti confini del domestico e del credibile imbrigliano tanto il talento visionario del regista quanto l'anarchia fantasiosa dello spettatore: la geografia dell'aldilà ammalia lo sguardo, eppure il brusco salto verso le prevedibili peripezie del thriller e dei conflitti scatenati dall'elaborazione del lutto distrae l'emozione. Per fortuna l'autentico demone della cinematografia di Jackson a partire da Creature del cielo – ovvero la mitizzazione della giovinezza e la fede nella sua sacralità da custodire e proteggere – continua a ispirargli le idee migliori: un pinguino prigioniero di una palla di vetro con le palline colorate, le vele di un galeone dentro una bottiglia… la migliore delle vite. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Riccardo Rudi: ![]()
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Peter Jackson ha dichiarato che molta della sua capacità di regista deriva direttamente dal processo di scrittura; eppure è opinione diffusa che nelle sue ultime prove sembri piuttosto incapace di esercitare un adeguato controllo narrativo. Si prenda per averne la riprova Amabili resti, un film a mio avviso molto sincero ed intenso che però procede volentieri per trafiletti melliflui, come alla vaga rincorsa di un limbo galleggiante. Si fa presto a ribattere, con ovvio argomento, che il racconto in questione si basa proprio sullo stato fluttuante della giovanissima Susie (la rifulgente Saoirse Ronan, fra le più valide promesse femminili d'oggi), agnellino sacrificato che rimane in attesa di sistemare le cose per sé, la propria famiglia ed il proprio assassino. La pellicola è narrata, con un andirivieni fra il limbo in cui si trova Susie e ciò che succede a casa dopo la sua morte, proprio dalla sua voce in prima persona.
Un po' Ghost e qualche cosa di One Hour Photo, The Lovely Bones (questo il titolo originale) non è il primo lavoro di Peter Jackson che si misura con gli adolescenti e le problematiche dello spirito in un mondo a parte. Anche se non così metafisico nelle immagini e con il delitto avvenuto al contrario (la giovane ammazza l'adulto), Creature del cielo (1994, con una Winslet pre-Titanic e una scena finale incredibilmente precognitiva del blockbuster di Cameron) aveva allontanato per sempre il giovane cineasta dai film horror splatter low-budget ma con tanta fantasia come Bad Taste e Braindead.
Chi muore senza colpa prima di salire al paradiso, cui è destinato, deve espiare in purgatorio le impurità derivantegli dai legami con il mondo terreno: la quasi-adolescente Susie (Saoirse Ronan), brutalmente strappata agli affetti da un serial killer vicino di casa (Stanley Tucci), non è ancora uno spirito libero, in quanto immersa, come una persona viva, nell'odio nei confronti del suo assassino e nell'amore appassionato per familiari e ragazzo abbandonati. Amabili resti di Peter Jackson riproduce senza eccessivi scarti i pregi e i difetti del romanzo di Alice Sebold da cui è tratto: i mostri vengono puniti, gli innocenti sopraffatti sono ricompensati dall'incanto di un limbo onirico, e l'esistenza si riequilibra da sé. Una visione dunque edulcorata, dove restano alla superficie i nodi sfiorati e la tragedia scolora nella favola sentimentale.










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