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| Sabato 27 Febbraio 2010 11:49 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE In questo film dei fratelli Hughes, loro ritorno nove anni dopo l'assai valido La vera storia di Jack lo squartatore (qualcuno fra voi cari lettori non sarebbe d'accordo, ma fa niente), una sequenza si pone a posteriori sopra tutte le altre, per stoffa quantomeno: quella in cui gli impagabili Frances de la Tour e Michael Gambon, giunti con la classe loro propria dalla bischera Inghilterra, vestono i panni di una vecchia coppia barricata in una casupola nel mezzo del deserto post-apocalittico americano. Per qualche minuto c'è da ridere: il protagonista Eli (Denzel Washington) e la fragile creatura femminile al suo seguito Solara (Mila Kunis) si rifugiano da loro, e fra un tè, un po' di buona musica e una rispolverata all'artiglieria bellica da sopravvivenza, nascosta sotto il divano, si scatena un turbinio farneticante.Si contrasti ciò, però, con una scena precedente nella quale Solara, lasciata sola dall'eroe, cade vittima di un'imboscata da parte di una banda, stessa situazione capitata a inizio pellicola all'eroe stesso (che evidentemente deve aver lasciato meno vittime di quanto ragionevolmente pensassimo): il momento è scialbo quanto l'attrice che ne è protagonista, una Kunis tanto seriamente inadeguata da avere un peso non indifferente nel fallimento più generale del film. (Doveva esserci Kristen Stewart, e sarebbe stato già un passo in avanti.) Ci si consola col fatto che sua madre è interpretata dalla sempre incantevole Jennifer Beals; se come me siete particolarmente ammiratori di Gary Oldman nei suoi ruoli da cattivo impadellato (la cui epidermide è qui ridotta peggio di quella del suo anziano conte Vlad coppoliano), avrete poi ulteriore refrigerio garantito. Questa narrazione delle gesta di Eli non è un totale fallimento, in realtà. Sebbene non innovando (cosa più importante, forse: il copione è dell'esordiente nel ruolo Gary Whitta, anche evidentemente uno la cui area di expertise è nei videogiochi), gli Hughes hanno pur sempre un certo gusto per l'immagine, seppur lezioso per alcuni: la figura di Washington—ora ridotta a striscia in cammino, ora allargata all'intero quadro—si muove pensosamente nel silenzioso funereo panorama, con suoi misteri ed una sua etica. (Di certo, se volete sapere qualcosa di più profondo sull'etica di uno spadaccino infallibile fareste meglio a trovarvi una copia, per dire, di Ghost Dog – Il codice del samurai di Jarmusch.) La distopia è sì risaputa, ma anche relativamente calibrata. Il problema è che a un certo punto Washington deve iniziare a parlare, e quando comincia si scopre che ahi noi è …un altro messianico profeta sceso in Terra. Preparatevi ordunque ad una bianca vestizione finale, con stato ascetico di contorno. Denzel Washington, con potere di produttore, deve aver adorato Io sono leggenda ed essersi detto: «Cavolo, se lo fa Will Smith lo faccio anch'io». Non commento sul «colpo di scena», evidentemente rivelatore di qualcosa (assieme all'insistenza sul sole, non direttamente spiegata) sulla «capacità di vedere» dell'essere umano, sul quale mi pare si bari però abbondantemente durante quanto lo precede. Sappiate che c'è un altro santone, dal quale giungeranno Eli e Solara, interpretato da Malcolm McDowell nel suo ruolo più sconclusionatamente mattoide—e nella sua carriera gli sconclusionatamente mattoidi non sono certo mancati. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Dopo La vera storia di Jack lo squartatore (2001) con Johnny Depp, i fratelli Hughes si erano eclissati dalla regia; ora tornano con un interessante film post-apocalittico, prodotto e interpretato da Denzel Washington. Quando abbiamo visto che il grande attore americano avrebbe partecipato a un film che sembrava un misto di Mad Max e Zatoichi senza particolare fascino dal cartellone, avevamo storto il naso credendo a una scelta decisamente solo economica; invece questo The Book of Eli (titolo originale con molto più fascino di quello italiano) è un gustoso pastiche di tante cose ben miscelate, con evidenti citazioni bibliche, di Fahrenheit 451 e Interceptor, in un ambiente che sembra un western, i saloon, cita Mussolini e la dittatura crudele e violenta tramite la parola della religione.Washington è un viandante che pare senza una meta precisa, viaggia verso Ovest per una misteriosa missione accompagnato da un misterioso libro che legge in continuazione. Bravissimo nell'uso di una strana spada/machete bucherellata, trova ogni volta in un mondo desertico, che esce da un apocalittico conflitto, panorama assetato e affamato, dei disperati sbandati, persone che è costretto ad uccidere perché lo minacciano. Quando arriva in un paese per cercare dell'acqua, si trova a dover fronteggiare il crudele Carnegie (Gary Oldman, affezionato a parti da villain) che vuole a tutti i costi il suo libro. Il viandante solitario trova due donne desiderose di liberarsi del giogo dal padrone, Solara (Mila Kunis, vista in Max Payne) e sua madre cieca Claudia (Jennifer Flashdance Beals): volendole aiutare, la cosa porta a un immediato conflitto. Realizzato con una fotografia color cenere che definisce alla perfezione la strana natura di un mondo allo sfascio, il film dura quasi due ore senza mai stancare, presentando ogni volta personaggi off resi violenti, sporchi e alla deriva dalla mancanza di vera fede e di un potere centrale ben definito, entità persa dopo che l'uomo combattendo con il suo peggiore nemico – cioè se stesso – non riesce a ricostruire. Il riferimento alla religione che può dare una nuova speranza ha due facce e due valori: quella buona e consapevole di Washington che ha una missione (la parola del libro deve partire da un dato imprecisato punto per essere efficace); quella cattiva di Oldman che ricorda i fini sottobanco delle Crociate (diffondere il credo da un regno per conquistare e sottomettere e non per ricondurre in positivo). Man mano che la pellicola procede, citando duelli western, upgradando man mano le armi, fischiettando Morricone e facendoci incontrare una strana coppia di anziani che sembra quella dei Kent di Superman in versione cannibale, il viaggio da esteriore e violento diventa interiore e contemplativo; Solara fa scoprire le sorgenti tanto quanto lei comincia a vedere le cose con gli occhi del suo nuovo compagno. Il finale (con la presenza di Malcolm «Alex il drugo» McDowell) ci parla finalmente di speranza, di memoria e di trasmissione, da una prigione potremo trovare l'agognata libertà spirituale necessaria per la concordia e la ricostruzione del benessere perduto. Un ottimo esempio di come si possa trattare l'abusato tema post-apocalisse in chiave action senza essere banali, strutturandosi su più fasi dove la citazione è un omaggio d'atmosfera e non un forzato utilizzo della cosa per allungare il brodo e raggiungere la durata sindacale. Non perdetevelo, per una serata all'insegna dell'intrattenimento intelligente e con un po' d'impegno, gioia per i cinefili in vena di scoprire le ispirazioni di cui vive e con delle coreografie di lotta violenta e sanguinosa davvero niente male, con presente una straniante scena iniziale utlizzando arco e frecce che ricordano i primordi dopo la grande caduta. Denzel Washington è un attore che continua a stupire per la sua versatilità, i fratelli Hughes speriamo che non tacciano per altri 9 anni: visto quanto hanno fatto assieme, non ci sono motivi per sconsigliarlo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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In questo film dei fratelli Hughes, loro ritorno nove anni dopo l'assai valido La vera storia di Jack lo squartatore (qualcuno fra voi cari lettori non sarebbe d'accordo, ma fa niente), una sequenza si pone a posteriori sopra tutte le altre, per stoffa quantomeno: quella in cui gli impagabili Frances de la Tour e Michael Gambon, giunti con la classe loro propria dalla bischera Inghilterra, vestono i panni di una vecchia coppia barricata in una casupola nel mezzo del deserto post-apocalittico americano. Per qualche minuto c'è da ridere: il protagonista Eli (Denzel Washington) e la fragile creatura femminile al suo seguito Solara (Mila Kunis) si rifugiano da loro, e fra un tè, un po' di buona musica e una rispolverata all'artiglieria bellica da sopravvivenza, nascosta sotto il divano, si scatena un turbinio farneticante.
Dopo La vera storia di Jack lo squartatore (2001) con Johnny Depp, i fratelli Hughes si erano eclissati dalla regia; ora tornano con un interessante film post-apocalittico, prodotto e interpretato da Denzel Washington. Quando abbiamo visto che il grande attore americano avrebbe partecipato a un film che sembrava un misto di Mad Max e Zatoichi senza particolare fascino dal cartellone, avevamo storto il naso credendo a una scelta decisamente solo economica; invece questo The Book of Eli (titolo originale con molto più fascino di quello italiano) è un gustoso pastiche di tante cose ben miscelate, con evidenti citazioni bibliche, di Fahrenheit 451 e Interceptor, in un ambiente che sembra un western, i saloon, cita Mussolini e la dittatura crudele e violenta tramite la parola della religione.










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