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| Mercoledì 03 Marzo 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Sembrerebbe doversi concludere, stando a quanto proposto dal debuttante Antonio Campos, che la mediocrità delle istituzioni sociali (qui le ovvie: scuola e famiglia) sia nei nostri anni del nuovo millennio consegnata nella schizofrenia virulenta della rete, nei morsi di fredda ed insensibile realtà divulgata amatorialmente nei profili YouTube. Mamma e papà, probabilmente divorziati, ti ignorano e ti hanno buttato via in una scuola di lusso nella quale ti senti alienato? Probabilmente è tutta colpa del «male nel mondo», un esempio del quale può essere osservato nella qui presente clip. Vuoi rivederla, o vuoi forse passare ad un video correlato? Certo che di questi tempi è proprio una rottura, la «decodificazione del reale».È così che Campos mette in fila a breve distanza l'uno dall'altro già in apertura una rissa scolastica fra ragazzine che si tirano i capelli, l'impiccagione di Saddam Hussein ed un video porno con aggressiva intervista preparatoria. Non sono orrende tutte queste cose? Non spiegano perché siamo tutti così alienati e violenti, in questa fagocitante società dell'immagine? Domande da sociologia spiccia nelle serate di stanca da Vespa, a meno di non essere il regista-filosofo di 71 frammenti di una cronologia del caso. Campos punta alle alte ispirazioni provenienti da un Haneke o un Van Sant (Elephant dietro l'angolo), ma ho paura finisca per assomigliare soprattutto ad un altro dei nomi che pure gli sono stati associati (un nome che per qualcuno—non è il mio caso—denota doti positive), ossia il famigerato Larry Clark. In versione elegante. La fragile psicologia dell'adolescente americano viene fatta rimbalzare dal video a fuori, alla ricerca di qualche segno-indizio. Qua e là se ne trovano, invero. Una distaccata telefonata alla mamma, nella quale si racconta di non essere accettati (né da lei né da nessun altro), dischiude la competizione del doposcuola, un mondo di attività extra-curricolari che fanno la differenza fra chi è l'intellettuale e chi è lo sportivo della scuola. Robert (Ezra Miller) sceglie di fare il regista, e passa così da fruitore passivo a farsi metteur en scène. Dal guardare in agonia il bel corpo velato dell'insegnante di letteratura (Rosemarie DeWitt, mai ripresa in volto) al documentare l'agonia della morte e della risposta ad essa. In questa provocazioncina fumosa che lascia il tempo che trova, non tutto è quindi da buttare. Pur nei limiti di un primo progetto eccessivamente arraffone, il regista ha buone doti da orchestratore, facendo buon uso degli interpreti e mischiando bene le carte nelle singole scene. È da segnalare in particolare la prova di Michael Stuhlbarg, che sarebbe stato poi (questo è del 2008) protagonista dell'ultimo lavoro dei Coen, A Serious Man: è l'emblema significativo, ve ne fosse uno, della grettezza istituzionalizzata che percorre l'ambiente, a maggior ragione, dopo la vuota morte delle gemelle Talbert, avvenimento intorno al quale si coagulano tutti i sospetti e le connivenze che reggono l'istituto da lui gestito in veste di preside. Un unico paradigma tematico che si inabissa però nella tirade più generale, l'indiscriminato gestaccio con il quale Campos avvolge il suo esperimento. Giudizio: ![]()
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Sembrerebbe doversi concludere, stando a quanto proposto dal debuttante Antonio Campos, che la mediocrità delle istituzioni sociali (qui le ovvie: scuola e famiglia) sia nei nostri anni del nuovo millennio consegnata nella schizofrenia virulenta della rete, nei morsi di fredda ed insensibile realtà divulgata amatorialmente nei profili YouTube. Mamma e papà, probabilmente divorziati, ti ignorano e ti hanno buttato via in una scuola di lusso nella quale ti senti alienato? Probabilmente è tutta colpa del «male nel mondo», un esempio del quale può essere osservato nella qui presente clip. Vuoi rivederla, o vuoi forse passare ad un video correlato? Certo che di questi tempi è proprio una rottura, la «decodificazione del reale».









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