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| Domenica 07 Marzo 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Stile nordico con qualcosa—fra le altre cose simili—del Kitchen Stories del connazionale Bent Hamer, Nord è un western norvegese contemporaneo; al suo centro, il viaggio (com'è il più delle volte, di autocoscienza) di un obeso e impotente protagonista, Jomar (Anders Baasmo Christiansen), verso la meta settentrionale nella quale lo attende la maturità (famiglia, figlio). Il suo percorso si concluderà per noi in maniera molto rapida: Jomar, lasciatosi ormai alle spalle le avventizie amicizie strette per la strada, si dirige come solitario puntino nella neve a capofitto verso la casa sperduta che era il suo punto di destinazione. L'ultimo quadro lo riprende assieme al piccolo figlioletto che è fuori a giocare.L'autocoscienza di cui si diceva è, ovviamente e giustappunto, in stile nordico. Le cose si fanno in maniera micrometrica, con la massima calma—tranne forse quando parte il banjo (il compositore Ola Kvernberg prende molto sul serio il succitato appellativo «western»). Jomar è un grosso bambinone con la mente danneggiata, tutelato da un ferreo ed iperprotettivo sistema assistenziale pubblico, al quale non piace molto parlare e le cui attività preferite sono l'alcool e le piccole risse fra amici. A quanto pare, ha anche una passione per i falò, che sarà involontariamente molto utile a far avanzare la sua voglia di spostarsi. C'è anche tempo per qualche sparo di fucile. Lo spazio a nord di Trondheim è vasto e la gente è poca; con processione ampiamente fortuita, Jomar è quindi come destinato ad incontrare altre anime più o meno solitarie e depresse, con le quali si relaziona in ordine crescente d'età. Fra di loro, le prime sono una nonna e sua nipote (Astrid Solhaug e Marte Aunemo), che gli prestano assistenza quando si ripresenta un suo vecchio problema alla vista. La ragazzina, sola che più sola non si può, lo tratta come un compagno di giochi; vorrebbe trasferirsi in città, e la nonna sta vagliando se acconsentire. Il secondo è un contadinotto ventenne (Mads Sjøgård Pettersen) che lo soccorre quando fonde la sua motoslitta: con lui è tempo di stordimento e un po' di sana omofobia, che culmina quando finisce bene in forti abbracci fra amici. Si giunge poi da un ultranovantenne appartatosi da tutti (famiglia compresa) in una tenda da capo indiano sul ghiaccio. Il ghiaccio, sapete tutti, prima o poi inizia a sciogliersi. È una breve processione, nella quale tutto è preterintenzionale: nessuno sta cercando di dispensare grandi frasi o di compiere gesti particolarmente degni di nota, tutti sono colti da qualche forma di depressione, o almeno così sembra. Eppure a certe latitudini nessuno si premura di chiudere a chiave la porta di casa: questo consente a volte, beninteso, a Jomar di entrare ed arraffare qualcosa (di qui gli spari di fucile; se poi ci fossero diligenze da assaltare, Jomar le assalterebbe), ma in qualche modo facilita gli incontri. Quando sei così depresso, forse speri che qualche ladro tonto arrivi a tirarti su. Non è un grandissimo film, ma ha forma e idee abbastanza chiare. Giudizio: ![]()
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Stile nordico con qualcosa—fra le altre cose simili—del Kitchen Stories del connazionale Bent Hamer, Nord è un western norvegese contemporaneo; al suo centro, il viaggio (com'è il più delle volte, di autocoscienza) di un obeso e impotente protagonista, Jomar (Anders Baasmo Christiansen), verso la meta settentrionale nella quale lo attende la maturità (famiglia, figlio). Il suo percorso si concluderà per noi in maniera molto rapida: Jomar, lasciatosi ormai alle spalle le avventizie amicizie strette per la strada, si dirige come solitario puntino nella neve a capofitto verso la casa sperduta che era il suo punto di destinazione. L'ultimo quadro lo riprende assieme al piccolo figlioletto che è fuori a giocare.









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