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| Chloe – Tra seduzione e inganno |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Venerdì 12 Marzo 2010 13:38 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di RICCARDO RUDI La storia di Chloe si avvale di un cast femminile intrigante: Julianne Moore veste i panni di una moglie e madre di mezz’età, dedita al lavoro e alla famiglia ma in piena crisi esistenziale, che tenta di ottenere risposte con i mezzi sbagliati; la bella Amanda Seyfried (Mean Girls, Jennifer’s Body) esprime un talento che forse non veniva valorizzato nelle pellicole precedenti, e interpreta un personaggio complesso e sfaccettato, Chloe appunto. Di fianco alle due donne, i due protagonisti maschili David e Micheal, interpretati rispettivamente da Liam Neeson e Max Thieriot, non riescono a tener testa alle due protagoniste, poiché poco credibili nel carattere e nelle loro azioni, in particolare Micheal, figlio adolescente di Catherine e David, che riesce ad essere piuttosto irritante e stereotipato.L’intrigante rapporto che si crea tra Catherine e Chloe esplode in una morbosa ricerca di affetto e amore da parte di entrambe, arrivate a un punto della loro vita in cui si chiedono che cosa vogliono. Le certezze di Catherine sono sempre state nel rapporto con il marito e con suo figlio, ma tutto le sta sfuggendo di mano e un muro di freddezza e distacco si è instaurato tra di loro; attraverso Chloe, l’amore e la sessualità assumono un nuovo significato, nel quale la fantasia e l’immaginazione sono pericolose lame di seduzione e trappole che Chloe ha seminato con bugie e menzogne. Tutta la storia infatti si basa su ciò che racconta la ragazza, ingaggiata da Catherine per testare la fedeltà del marito. Con i racconti delle giornate che Chloe passa insieme a David, Catherine inizia a vivere il suo matrimonio e l’intimità sessuale. Le parole giocano un ruolo fondamentale per accendere un forte desiderio di riscoperta del proprio corpo e della propria sessualità. Ma questo fa parte di un processo molto più complesso, che vede Catherine alle prese con le sue fantasie, mentre proietta su Chloe tutte le aspettative sessuali che il marito gradirebbe. Durante la storia, la protagonista non vive più il suo matrimonio realmente, ma vive la sua ombra, la sua fantasia e la sua immaginazione attraverso la vita di Chloe, con evoluzioni caratteriali e imprevisti tra le dinamiche personali che trattengono una suspance ben congegnata. In un gioco di specchi, le due donne si riflettono l’una nell’altra, e proprio l’uso degli specchi e dei vetri nella scenografia sembra sottolineare la speculare ricerca d’amore e redenzione da una vita deludente e frustrante, diventando l’elemento chiave di molte scene come quella in cui Catherine incontra per la prima volta Chloe mentre si specchia al bagno del ristorante. L’aspetto estetico, a quanto pare, viene valorizzato: la casa di Catherine è suntuosa e spaziosa, ma allo stesso tempo fredda e sembra aumentare le distanze tra i membri della famiglia. Peccato per lo svolgimento generale della storia e l’evoluzione negativa di Chloe: la sua personalità viene distorta a favore di un’atmosfera thriller e di un finale piuttosto macchinoso e scontato. Chloe è un personaggio che affascina sin da subito, misterioso e con un sguardo innocente e allo stesso tempo pericoloso; il limite di verità e menzogna viene continuamente valicato, e sarebbe stato un ottimo personaggio se non fosse stato costruito malamente nella seconda parte del film. A parte una sceneggiatura piuttosto ovvia, e personaggi secondari che non riescono ad avere una propria autonomia, Chloe è un apprezzabile film, inaspettatamente eversivo per via di molte scene erotiche, ma monotono nella sua conclusione. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Ricordate Amanda Seyfried? La figlia dolce e tenera di Meryl Streep in Mamma Mia! è diventata una sexy pantera della seduzione: dopo un primo cammino lesbo-soft accanto a Megan Fox in Jennifer's Body, ora si vuole fare una famiglia, non nel senso nobile del termine ma perché per i suoi scopi si vuole portare a letto il padre (Liam Neeson), la madre (Julianne Moore) e il figlio (Max Thieriot). Amanda è la conturbante Chloe del titolo, che viene contattata dalla realizzata e ricca ginecologa Catherine (Moore) per capire se il marito David è un fedifrago impenitente, vedendo come reagisce di fronte ad una aperta provocazione sessuale. Chloe, vestita di poco o niente, inizia un sottile gioco di seduzione ed inganno che non si capisce dove voglia andare a parare, mentre Catherine cade in un baratro di disperazione ed angoscia.Film del filone «entra nella famiglia e mettila in crisi», è un remake del francese Nathalie… del 2003 (per inciso molto più riuscito di questo), che vive le sue ansie da tramettere allo spettatore sul filo dell'erotismo lesbo/etero condotto dagli occhioni dolci che nascondono un animo luciferino, con delle trovate non molto originali che a volte hanno il fiato corto e un finale imperfetto. Il regista Atom Egoyan (autore dell'ottimo Il viaggio di Felicia, che vi consigliamo caldamente) indugia parecchio sui generosi nude look delle attrici (con scena hot lesbo inclusa), ritrae giardini artificiali in serre, ci racconta di assenze misteriose e affida alla Moore (la più dotata attorialmente dei tre) il compito di portare avanti la baracca, la quale non prende nessuna sfaccettatura diversa da quella del debole thriller casalingo con confini da difendere per l'arrivo dell'intrusa. La famiglia in pericolo è ricca, realizzata e con un sacco di falsi amici, con una bella casa, ma è solo una povera illusione perché come si vede tutto si frantuma al primo assalto. Si sottolinea il fatto che l'uomo è ormonalmente attratto dalle avventure (destino di natura) ma sa porre dei limiti grazie alla consapevolezza, mentre la donna che vede le sue certezze incrinate si lascia portare e trascinare in cose a cui non sa porre freno. Un film decisamente minore per Egoyan, con un finale non proprio perfetto, parecchio prevedibile nelle meccaniche – che dovevano essere delle sorprese – e che vive solo grazie al pruriginoso richiamo di un manifesto perfetto e della sensualità dei corpi in gioco. Alberghi, case, serre, luoghi pubblici di incontro, tutto il mondo è un'alcova in cui però purtroppo pulsano solo gli ormoni e non le passioni: a volte sarebbe meglio evitare di essere sicuramente innocui, come la pubblicità di un succo di frutta che ci mostra le tette di una donna, e cercare le storie verie in un libro che ha la copertina poco luccicante. Giudizio: ![]()
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