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Mine vaganti Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 13 Marzo 2010 09:06
Titolo originale: id. Mine vaganti / Locandina
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 110'
Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Ivan Cotroneo
Cast: Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi, Daniele Pecci, Matteo Taranto, Carmine Recano
Produzione: Fandango, Rai Cinema, Apulia Film Commission, Provincia di Lecce
Distribuzione: 01 Distributuion
Data di uscita: 12 Marzo 2010
Trama: Tommaso ha vissuto a Roma gli ultimi anni, lontano dal Salento in cui è nato e dall'azienda di famiglia, un pastificio che viene gestito dal fratello Antonio e dal padre Vincenzo. Il giovane, dichiaratamente gay nella capitale e non ancora uscito allo scoperto per la sua famiglia, ha deciso che non vuole assolutamente lavorare nella fabbrica ma fare lo scrittore, rivelare che ha studiato lettere e non economia e commercio come tutti credono, e, soprattutto, fare coming out durante la cena del suo ritorno a casa. Peccato che, mentre tutti stanno mangiando e si avvicina il momento della rivelazione, succede una cosa davvero inaspettata che gli manda a monte tutti i piani.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Mine vagantiPellicola anonima, questa odierna di Ozpetek (autore di ottimi film come Le fate ignoranti e La finestra di fronte), con protagonista l'ex-idolo delle teen Riccardo Scamarcio, che avrà deluso le sue giovanissime adoranti fan una volta di più con il nuovo ruolo, dato che ha accettato una parte gay e oltretutto lo si vede brevemente fare «lingua in bocca» con Carmine Recano (che fa l'amico Marco). Il regista di origini turche (di cui consigliamo la visione dei due primi lavori, Il bagno turco e Harem Suaré, dedicati alla sua terra) stavolta si dedica a una commedia familiare dai toni insipidi, sospesa tra l'arretratezza di una famiglia del Salento proprietaria di un'azienda pastificia e la voglia di un ragazzo di dichiarare a tutti il suo orientamento sessuale.
Tommaso (Scamarcio) torna dopo essere stato a Roma per gli studi. Il ragazzo è gay ma nel suo paese d'origine nessuno lo sa; ha una gran voglia di urlarlo a tutti, di scrivere un romanzo e non registrare fatture, ma nessuna voglia di lavorare la pasta come la famiglia. Deciso ad ogni costo ad evitare il triste destino di rimanere nell'imbuto di un'occupazione familiare che non desidera e lo opprimerebbe, prende il coraggio: durante la cena dirà a tutti la verità. Peccato che il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) lo preceda con una rivelazione shock che nessuno si aspetta, tanto da mandare ai pazzi e far venire un infarto al povero padre (Ennio Fantastichini) che mai e poi mai pensava di avere un tale dispiacere: può avere l'amante come cosa giusta ma mai e poi mai il sangue del suo sangue macchiarsi di tale peccato. Tommaso deve giocoforza attendere la guarigione del genitore per rivelarsi a sua volta e cedere di malavoglia ai doveri lavorativi verso la famiglia.
Nei tempi delle voci gay che si elevano, in cui uno stilista come Tom Ford crea uno stupendo ritratto umano e Sean Penn disegna un tormentato uomo politico, uno dei cantori della filosofia lesbo/gay si mette ad inscenare un comedy/dramma familiare con toni completamente anacronistici, dove la chiusura mentale di un padre non accetta serenamente il fatto della presenza nel mondo degli omosessuali, cosa che da anni ormai è riconosciuta come se fosse un privilegio, chi è di tale tendenza ha le feste e le donne più esclusive come compagnia, e il cinema, di qualunque genere, come dico sempre, sembra impossibile che possa rinunciare all'icona della presenza del personaggio a tema. Nel 2010 si parla ancora dell'omosessualità come se fosse una malattia, si viene additati dal paese quasi come untori: un registro bislacco che non fa parte assolutamente del regista, che ha saputo in ben altri modi in passato tratteggiare filosofie e personaggi. Non capiamo esattamente il motivo di tale impostazione, che rende tutto inverosimile.
Scamarcio è credibile nel personaggio come una melanzana secca, Preziosi lo segue a ruota e purtroppo – cosa ancora più grave – la sceneggiatura è filiforme, succede poco o niente, inesistente e piatta come un asse da lavare, circola in tondo sul concetto base e non bastano delle piccole scenette con gli amici venuti da Roma per vivacizzare un quadro opaco privo di idee. Si mostra la bellezza vertiginosa di Nicole Grimaudo (presente in Baarìa e con Ozpetek in Un giorno perfetto), la placida follia alcoolizzata di Elena Sofia Ricci e ci si perde in alcuni (inutili) spezzoni rétro della vita passata della nonna (Ilaria Occhini; interpretata da giovane dalla prezzemolina Carolina Crescentini), inserti color seppia in cui si narra dell'amore contrastato di una donna che non ha mai vissuto come sentiva ma come gli altri volevano («Sbaglia come ti senti di fare»). Purtroppo dobbiamo segnalarlo: nonostante la stima per il passato del regista il lavoro presente è superfluo, privo di sostanza e troppo accomodante, con un finale happy di poco conto, un passagio di carriera che il futuro segnalerà come numero e non come valore. Si può evitare tranquillamente perché non ci si diverte, non si riflette e non è bandiera di niente. Alla prossima, Ferzan.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1.5
Emanuele Rauco: 1.5

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