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| Legion |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Sabato 13 Marzo 2010 09:56 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Duro, massiccio ed incazzuto, puerile ed insensato, ecco la brodaglia che compone questo action movie localizzato, ambientato quasi interamente in una stazione di servizio lontana dagli agglomerati urbani ed in piena zona desertica. Peter Schink e Scott Stewart sceneggiano questo film con la mano sinistra ed un piede. Nell'inizio-prologo apprendiamo che esistono angeli che ci odiano e uno che ci protegge, che Dio ne ha piene le scatole delle nostre nefandezze e ha comandato a Gabriele (Kevin Durand) di fotterci alla grande, nuclearizzarci e resettare mondandoci dai nostri peccati; ma, guarda caso, abbiamo dalla nostra parte Michele (Paul Bettany), angelo ribelle tatuato in maniera molteplice che usa i mitra e le armi (prese in un arsenale degno di Matrix) come se fossero giocattoli.Tutto il film si svolge nel diner/stazione di servizio di Paradise Fall (nome profetico) gestito da Dennis Quaid, con una cameriera incinta e un tuttofare di aiuto (Charles S. Dutton). Indovinate? In uno sviluppo degno di Terminator, il bimbo che la brava inserviente – donna qualunque con un destino imponente – porta in grembo è il nuovo Messia, l'unico che in un futuro potrà salvare il mondo (però non dovrebbe chiamarsi John Connor). Gabriele non esita: vuole morto il bimbo prima che nasca, scatena le legioni (uomini e donne, pure bambini, ora diventati dei posseduti) all'assalto del locale difeso strenuamente (chissà se poi in un eventuale seguito diranno, stile Alamo, «Ricordatevi di Paradise Fall!») da Michele e un variegato manipolo di coraggiosi (multirazziale, ovviamente). Se si entra in sala a vedere Legion per vedere un robusto collage di cose scontate pieno di botti e spari (debitore del Distretto 13 di Carpenter in versione microcosmo), la missione è riuscita; se si cerca qualcosa di più, evitatelo tranquillamente. La trama non esiste e il regista Scott Stewart non ci pensa minimamente ad uscire dai canoni della banalità: 100 minuti circa passati a vedere come si cannoneggia, assalti a ripetizione con l'uomo dei gelati che arriva armato del suo camioncino e le insipide lamentele di una figlia vestita troppo succintamente e una madre preoccupata che si scambiano accuse (finisce il mondo ma si deve sapere chi è la più cattiva), fino ad arrivare alla cosa più scontata del mondo, lo scontro tra l'angelo nero e quello bianco, ali di ferro e mazza chiodata contro coraggio e risolutezza. Ci vuole davvero un incipit decerebrato per pensare a fornire un prodotto simile, tanto inutile quanto monotono e ripetitivo, pannicello rimasticato di altro cinema che se venisse visto e rielaborato da Emmerich non sappiamo cosa potrebbe venirne fuori. Quaid ritira la marchetta senza nessuno sforzo, fa il padre giusto e coraggioso (e decisivo): mentre il mondo trema, sappia che è così che muore un americano. Gli effetti (pochi) horror non sono neppure male, ma si perdono nel mare magnum della noia che costella il film: le legioni sono come eserciti di zombie che secondo lo stile Romero hanno un retaggio (vestiti ed oggetti) umano ma sono impalpabili, non fanno terrore ma solo patetico sentore. Cari lettori, se vi piacciono le cose a tutta grancassa sempre uguali per tutto il metraggio della pellicola, personaggi mal tratteggiati, la fine del mondo evitata a pallottole e una serie infinita di frasi banali che però non finiranno in nessun frasario di cinema, accomodatevi pure: questo è Legion, un film che ci esorta a non peccare più, in modo tanto vuoto da non farci assolutamente sentire in colpa per esserlo. Personalmente noi di Cine Zone tremiamo per la possibilità che se ne possa fare un seguito: meglio davvero che il mondo a quel punto finisca senza attendere il 2012. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: Emanuele Rauco:
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Duro, massiccio ed incazzuto, puerile ed insensato, ecco la brodaglia che compone questo action movie localizzato, ambientato quasi interamente in una stazione di servizio lontana dagli agglomerati urbani ed in piena zona desertica. Peter Schink e Scott Stewart sceneggiano questo film con la mano sinistra ed un piede. Nell'inizio-prologo apprendiamo che esistono angeli che ci odiano e uno che ci protegge, che Dio ne ha piene le scatole delle nostre nefandezze e ha comandato a Gabriele (Kevin Durand) di fotterci alla grande, nuclearizzarci e resettare mondandoci dai nostri peccati; ma, guarda caso, abbiamo dalla nostra parte Michele (Paul Bettany), angelo ribelle tatuato in maniera molteplice che usa i mitra e le armi (prese in un arsenale degno di Matrix) come se fossero giocattoli.









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