CLASSIFICA SETTIMANALE

Incassi al 25/07/2010
1 Toy Story 3 – La grande fuga [3D] c
2 The Twilight Saga: Eclipse c
3 Solomon Kane
a
4 Toy Story 3 – La grande fuga
-
5 Predators
-
6 The Box – C'è un regalo per te …
new
7 The Losers
new
8 Un microfono per due
-
9 Il solista
new
10 Il segreto dei suoi occhi
-
Archivio incassi settimanali

Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
The Departed – Il bene e il male Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 28 Ottobre 2006 01:00
Titolo originale: The Departed The Departed – Il bene e  il male / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Hong Kong
Anno: 2006
Genere: Poliziesco, Thriller
Durata: 151'
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: William Monahan
Cast: Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Ray Winstone, Vera Farmiga, Anthony Anderson, Alec Baldwin, Kevin Corrigan, James Badge Dale, David Patrick O'Hara, Mark Rolston, Robert Wahlberg, Kristen Dalton
Produzione: Warner Bros. Pictures, Plan B Entertainment, Initial Entertainment Group, Vertigo Entertainment, Media Asia Films
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 27 Ottobre 2006
Trama: Chi è Frank Costello? Un boss di prima grandezza all'interno di una rete urbana di esistenze che sono e a volte non sono, di commercio illegale di droga e di riscossione del pizzo. Chi vuole smascherarlo per un traffico di microprocessori illegali (servono per l'elaborazione di missili nucleari che potrebbero far scoppiare una crisi mondiale)? Chi è la spia inserita nella sua organizzazione e chi in quella della polizia? È solo «spia contro spia», è il traffico dei microprocessori, o sotto c'è molto altro oltre che la caccia al vecchio boss?


Recensione di AUGUSTO LEONE

The Departed – Il bene e il maleUna cupola dorata nel riquadro di una finestra, il cielo chiaro, e un topo di fogna. Nell’action movie di Scorsese non c’è altro: è tutta lì nella ripugnante bestiola, nella sacralità dell’imponente edificio e nell’orizzonte luminoso a portata di sguardo l’anima tormentata di The Departed, ispirato all’hongkonghese Infernal Affairs. Il lungometraggio racconta appunto di affari infernali, o meglio dell’inattuabilità di un qualsiasi paradiso su questa Terra: il ratto rosicchia quello che trova nella chiavica, libertà, purezza e felicità si possono solo immaginare guardando la lucentezza del mattino dai vetri.
The Departed mette in scena non individui ma un intrecciarsi di destini speculari e tragicamente coincidenti nella sconfitta sentimentale e nel subire le beffe della sorte: Costigan (un DiCaprio giunto a piena maturità espressiva) e Sullivan (Matt Damon) vengono da Southie, i quartieri malfamati di Boston, e la via obbligata per uscirne è diventare «talpe»: il primo al servizio della polizia, il secondo – personaggio più sfuggente – a quello del malaffare.
Ma la voce del bene non ha vigore nella città degli uomini. Colei che in essa fa le veci della divinità – la Chiesa – è inquinata dalla pedofilia dei sacerdoti: se un Dio esiste è nella scintilla del libero arbitrio, nella ricerca di un’identità di essere umano e nella forza di difenderla, per quanto invano, negli abissi metropolitani. L’intelligenza del male ha dato forma al mondo, ed è lui a portare il peso della corona: all’inizio della pellicola Nicholson/Costello affiora in controluce dalla penombra, quasi a evidenziare una funzione di demiurgo; egli dirà, citando Lennon, di saper trasformare un braccio mozzato in qualsiasi altra cosa e plasmare il prossimo.
Ed è la saldezza stilistica ed etica nell’esprimere l’epopea tragica di un universo allucinante, in cui alla perversione gratuita trionfante si oppone ciò che sopravvive di umanità e coraggio, a fare di The Departed un capolavoro, se con tale termine si intende un’opera capace di trasfondere nell’attualità e nella singolarità di una vicenda l’universalità: l’azione così è metafora e la metafora è azione e il dramma delle due reclute è quello eterno del conflitto fra volontà e necessità, fra ciò che si è e ciò che si vorrebbe o dovrebbe essere; l’infiltrato è chiunque sia costretto a mimetizzarsi in un ambiente estraneo e il talento di Scorsese in tal modo dà voce alle tensioni da sempre latenti o palesi fra aspirazione dei singoli e costrizioni sociali, fra Antigone e Creonte, ovvero fra imperativo interiore e legge dello Stato o del tiranno criminale. Eppure se l’inferno è padrone delle esistenze, Dio nell’ultimo gesto concede un istante di paradiso: forse, al di là del pentimento, perdona persino il satana Costello di avergli rubato il mondo.

Giudizio: 3


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

The Departed – Il bene e il maleUna pellicola che definire film è assolutamente riduttivo, un'opera di prima grandezza da parte di uno degli ultimi grandi cineasti, che non ha paura di denunciare, lanciare accuse e muoversi contro ogni tipo di sistema corrotto e corrosivo. Un film al vetriolo che prosegue il discorso iniziato con Gangs of New York trasportando la filosofia dell'America costruita sul sangue a quella dell'America delle menzogne e dei segreti nascosti, discorso politico totalmente integrato in una logica filmica di scintillante fattura e per nulla pesante, neppure per un secondo, che appassiona denunciando senza tediare anche lo spettatore giunto in sala per puro passatempo. Un cast stellare in cui primeggia l'immenso Jack e dove l'attore che sta diventando un pallino di Scorsese non sfigura per nulla: intenso e coinvolto è un DiCaprio veramente misurato e pregnante. Un film che segna l'annata cinematografica che sarebbe un delitto perdere.
Scorsese ritorna e ci porta in un mondo che il cinema ha già descritto, analizzato e scrutato come quello dei boss della malavita, ma lo fa come al solito mettendo a disposizione la sua classe sopraffina spargendo a piene mani denuncia, accusa e portando alla gogna tanti aspetti più o meno nascosti che l'America vorrebbe soffocare, con uno stile che a piene mani semina per sperare di muovere le coscienze. Si osa chiamare i gloriosi vigili del fuoco (simbolo glorioso dell'America) finocchi in senso assolutamente dispregiativo, si denunciano i preti pederasti senza nessun velo e chi dovrebbe essere più corrotto come il boss Costello si può permettere di fare filosofia, perché dopotutto rimane il personaggio più onesto in quanto sincero nell'esporsi.
Tutti in questo film sanno i traffici di Costello, ma il vero problema è dimostrarli. Con questo assunto tutti mentono, nessuno è quello che è veramente, e bisogna parafrasare il concetto con le menzogne del governo, con il sangue che alberga nel suo palazzo; dall'inizio alla fine questo stesso palazzo è l'ombra lunga che avvolge tutto e affascina un Matt Damon poliziotto in erba. Scorsese a piene mani, tramite un immenso Jack Nicholson (che alcune volte ruba delle espressioni a un altro mitico, Robert De Niro – ma con queste parti tutto può ricondurre a lui, icona totale dell'argomento), getta addosso fango a istituzioni che sono tanto timorose del pericolo nord-coreano da sbandierarlo ai massimi sistemi mentre soffocano ciò che dentro è marcio e mina la loro stessa esistenza, marciume donato da un retaggio di violenza che non si può ormai più ripulire.
E così i preti pederasti devono temere più un boss della malavita esistenzialmente colto e conoscitore dei sistemi che non il governo; la polizia – anche quella pura e pulita – doverosamente violenta per ribellarsi a tutto (incarnata da un incanutito Martin Sheen) ha le mani legate contro l'ottusità del resto del corpo (comandato da un Alec Baldwin quanto mai ingrassato), e il povero infiltrato viene lasciato a sé quando non si sa più come agire, perché qualunque azione atta a proteggerlo potrebbe sconvolgere un delicato modus vivendi. Come chiunque voglia far uscire il marcio, rimane isolato, punito e non solo metaforicamente cancellato. E mentre il marcio viene consolato con fanfare e funerali di prima classe, l'unica speranza vera che abbiamo sono i cittadini. Sottolineato, vergato e corretto nella sua definizione base da un cineasta ai massimi livelli.
In mezzo a tutto questo splendore narrativo, mai frustante nella comprensione e nella fruizione, abbiamo delle splendide interpretazioni (purtroppo o per dovere, le due graziose coprotagoniste rimangono in disparte relegando la femminilità a sole parti di contorno) corali, con anche un Matt Damon assolutamente in parte sebbene chiamato a una recitazione sotto le righe rispetto ai due mattatori principali. Inseguimenti al cardiopalma in macchina e a piedi, sparatorie e regolamenti di conti, situazioni perfette sotto una camera da presa implacabile fanno di quest'opera una imperdibile occasione di cinema seguendo ogni punto di vista o approccio di ogni spettatore. E mentre il sangue e i denti rosicchiatori della corruzione scorrono e agiscono all'ombra del palazzo, noi ci alziamo dalla sala pieni di domande e di gratitudine per queste due ore e passa trascorse intensamente.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 4
Emanuele Rauco: 3.5

Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
 








AL CINEMA

Il solista
Il solista
 
Solomon Kane
Solomon Kane
 
City Island
City Island
 
Un microfono per due
Un microfono per due
 
The Losers
The Losers
 
Affetti & dispetti (La nana)
Affetti & dispetti (La nana)
 
Fish Tank
Fish Tank
 
Bright Star
bright-star-poster
 
Tata Matilda e il grande botto
Tata Matilda e il grande botto