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| Un microfono per due |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Sabato 17 Luglio 2010 09:46 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Torna l'amatissimo e ultraeclettico attore/regista Ben Stiller e purtroppo stavolta è una piccola delusione: il film a cui partecipa (anche se il vero protagonista è un ragazzo pieno di illusioni canterine, Jason Schwartzman) non è certo una commedia che diventerà un piccolo cult, ma un lavoro normalissimo e di routine per un genietto/folletto come lui che oltretutto non è mai stato costretto a dei canoni rigidi di partecipazione e produzione.Il film si rifà al capolavoro sempiterno di Victor Fleming, Il mago di Oz con Judy Garland tratto dal libro di Frank L. Baum, dato che Marc (Schwartzman) scappa dal teatro della scuola dove va in scena la commedia, vestito come l'uomo di latta. L'unico che lo insegue – per motivi tutt'altro che di comprensione ma per non interrompere la scena – è il cinico professor Gribble (Stiller), che gli promette aiuto nella produzione di un demo canterino. Dopo la fuga precipitosa passano otto anni, Marc crede ancora alle futili promesse di Gribble, che lo ignora completamente per interessarsi anche con occhi languidi alla fidanzata dell'illuso, la dolce Meg (è Anna Kendrick, la brava attrice di Tra le nuvole). Mentre il suo gruppo perde i pezzi – si chiamava gli «Otto meridiani» e ora sono solo quattro – Marc comincia a capire che forse è il caso di ragionare bene e non farsi più prendere da sogni assurdi per concentrarsi sulle cose reali, soprattutto quando scopre un'audiocassetta che lo turba parecchio. Film di routine senza mordente, si diceva; difatti questa placida commedia omaggiante di un capolavoro diretta da Todd Louiso (ottimo caratterista come attore) non offre certo spunti di alta comicità o degli equivoci di grande spessore, tutto si trascina stancamente aspettando la resa dei conti tra Marc e la sua nemesi, la canzone che recita l'uomo di latta (manco fosse Alex con la nona di Beethoven) più che la lotta tra lui e il professore che l'ha illuso in maniera tanto clamorosa ma in fondo anche parecchio incolpevole: cercare di rincuorare sulla scena di una recita scolastica non è certo questa gran rovina, non bisogna certo illudere (lo si diceva anche ne L'attimo fuggente) ma in fondo qualche piccola bugia può servire. In mezzo al percorso ci sono delle divertenti scenette di canto «a cappella» (lo recita la maglietta di Marc e pare di vedere sul palco i Neri per caso) con l'attrice di colore Gabrielle Dennis che ci è piaciuta particolarmente, simpatica, spiritosa e dolce. Purtroppo, come si diceva, manca il tempo comico o meglio quello dell'azione del sorriso per risolvere le anonime dispute di poco conto: Stiller si vede benissimo che ha una marcia in più su tutti ma non può salvare la barca così poco ben costruita, e la Kendrick in fondo è solo una apparizione acqua e sapone che non aggiunge niente con i suoi occhioni sbarrati e la sua ingenuità. Si salvano anche le scene di balletto del mago di Oz, ma davvero troppo corte ed estemporanee per assicurare un divertimento decente, che la citazione da 1997: Fuga da New York con la cassetta audio non salva di certo, tanto quanto i viaggi in limousine o le battute sulla coda di cavallo. Nel film si dice che della rappresentazione del mago di Oz che tutti tanto sentono tra otto anni ai partecipanti non interesserà più: il problema è che di Un microfono per due (titolo italiano per The Marc Pease Experience) è difficile che a qualcuno interessi ancora qualcosa dopo solo mezz'ora che l'ha visto. Giudizio: ![]()
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Torna l'amatissimo e ultraeclettico attore/regista Ben Stiller e purtroppo stavolta è una piccola delusione: il film a cui partecipa (anche se il vero protagonista è un ragazzo pieno di illusioni canterine, Jason Schwartzman) non è certo una commedia che diventerà un piccolo cult, ma un lavoro normalissimo e di routine per un genietto/folletto come lui che oltretutto non è mai stato costretto a dei canoni rigidi di partecipazione e produzione.









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