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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 21 Luglio 2010 00:25 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Avete letto la trama qui sopra? Cari lettori di Cine Zone angustiati dai conti e dalle bollette, dalla macchina da riparare o da cambiare, dalle tasse che il nostro intrepido governo non lesina di inventarsi, se un giorno vi proponessero di darvi un milione di dollari (pensiamolo pure in euro) per schiacciare un semplice bottone che provocherebbe la morte di uno sconosciuto (chissà che non sia uno dei vostri recensori preferiti, per cui dopo trovereste queste cine-lande molto bianche) accettereste? È quello che si chiedono anche i Lewis, Arthur (James Marsden, il ciclope degli X-Men) e Norma (Cameron Diaz, sempre più brava), che in piene ristrettezze economiche si vedono recapitare una scatola con un pulsante rosso e la proposta di cui sopra.Nel lavoro di Richard Kelly (famoso per lo strepitoso Donnie Darko) tratto da un racconto di Richard Matheson (dal titolo «Button, Button») si mischiano fantascienza, coscienza morale e azzardo negli esperimenti, il tutto con un pizzico di mistero degno del grande Hitch. Il moralizzatore della vicenda è il misterioso Arlington Steward (Frank Langella) a cui un fulmine ha scarnificato la faccia (trucco davvero ottimo), che sembra una morte consapevole che deve compiere un lavoro di malavoglia, sapendo che prima o poi la grettezza degli uomini non tarderà a macchiare il mondo di un delitto occulto in nome del denaro. I Lewis non sono due personaggi negativi (ovviamente, altrimenti non ci sarebbe stata esitazione a schiacciare il pulsante sintomo di morte per ricchezza), ma si trovano in questo momento in una situazione di debolezza: come una novella Eva, è Norma che schiaccia il pulsante (e la cosa Kelly la rende una costante, il richiamo biblico alla prima colpa è evidente). Il regista pieno di numeri (e degli insuccessi al botteghino, come ha rischiato di essere questo in America e com'è stato Southland Tales) è bravissimo a giostrare le emozioni che ne derivano, perché ovviamente la cosa non è facile e neppure così limitata negli effetti: quel milione di dollari rischia di essere rimpianto a vita, per cui il desiderio di voler essere milionario state sicuri che avrà davvero bisogno di tanti aiuti per realizzarsi. Siamo nel 1976, l'epoca giusta per mostrare una certa avversità alle tecnologie (se fosse ambientato oggi figuriamoci cosa ne poteva venire fuori), e la ricostruzione storica è corretta e precisa, un intero supermercato con prodotti del tempo è stato ricreato per la bisogna. La scena più stralunante per chi scrive è stata quella in cui Norma sta parlando al telefono e Steward le dice che la guarda dal suo giardino: siamo talmente abituati all'esistenza dei cellulari che il nostro intelletto li pensa automaticamente come se ci fossero da sempre – infatti poi, ovviamente, il sistema con cui osserva la donna è ben diverso. Nel film ci sono tutte le cose per cui un lettore attento potrebbe pensarlo come ad un episodio dilatato di Ai confini della realtà, invece non è così: ci sono tante cose che lo fanno bello come lavoro di cinema e non come telefilm extralarge, dall'interpretazione di Langella (luciferino a dovere) a quella dell'ottimo caratterista James Rebhorn. Si esce alla fine in mezzo a tutte queste cose tra lo scioccato e il pensieroso; non aspettatevi cose mielose o sdolcinate, anzi, tra i tanti rimandi alle icone di Donnie Darko (i portali gelatinosi, il valore del sacrificio, i minacciosi cenni da fermo alzando un braccio) non c'è proprio spazio per molta speranza, l'uomo è troppo gretto per poter eseguire da solo il giusto quasi come uno scolaro che se non lo minacci di brutti voti non studierebbe. In definitiva un bel pastiche thriller/fantascientifico emozionale realizzato con cura o dovizia, con il fastidioso fatto scenico ormai abusato del sangue dal naso quando si fa un particolare sforzo cerebrale, a cui manca quel tocco di classe in più per essere un vero cult; anche se dalla sua rispetto a Donnie Darko ha la possibilità di essere letto ed usufruito senza post-letture o approfondimenti. Ha rischiato di non arrivare neppure: visto quello che passa il cinema a luglio questo è tutto grasso che cola, rinfrescate corpo e cervello in sala senza esitazione. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: Flavio Serantoni:
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