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| Donnie Darko |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 07 Dicembre 2005 01:50 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Donnie Darko divide i suoi spettatori in due categorie: gli entusiasti affascinati ed i liquidatori seccati. Come si usa dire: o lo si ama o lo si odia. 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi sono il tempo che il protagonista (Jake Gyllenhaal) ha prima che il suo mondo finisca: ad annunciarglielo è una oscura voce, quella di un personaggio in costume da coniglio, che lo tiene sveglio di notte e quella notte, la notte del 2 Ottobre 1988, lo trascina fuori dal letto per farlo risvegliare sul prato di un campo da golf la mattina dopo.Ed è un bene, perché a casa sua, proprio nella sua stanza, si è appena schiantato il motore di un aereo non ancora identificato. Nelle nevrosi che rendono Donnie assente si celano visioni e personaggi che affiorano da un tempo futuro e/o passato, e che Donnie non sa spiegarsi: nessuno, dalla famiglia, alla sua terapista ai suoi insegnanti capisce cosa abbia. La sua solitudine da ragazzo incompreso, senza lode e senza macchia degli anni '80 è disincanto ed incomprensione verso un mondo attorno che gli sembra impazzito. Cos'è che lo attende in questi 28 giorni? Cosa farà finire il suo mondo? Il film di Richard Kelly è uscito con tre anni di ritardo da noi, facendosi attendere come piccolo cult generazionale dopo un'inaspettata reviviscenza americana che ha seguito anche lì un passaggio poco fortunato nelle sale. Il fascino è tutto in un'operazione non scontata e linguisticamente affascinante di rimescolamento citazionale, nel quale suggestioni varie compongono un film certamente complesso cui i liquidatori rimproverano, in modo a nostro avviso estremamente sciocco e superficiale, intenzioni facili da tv generation e sostanziale mancanza di vera chiusura interpretativa. Parte della fascinazione della pellicola sta però appunto nell'apertura a varie letture (molte alternative son state proposte e sono immaginabili a caldo, fra le quali c'è anche l'interpretazione «autentica», di stampo prettamente fantascientifico, che Kelly sembra voler far trasparire con tutta evidenza nel Director's Cut e che si basa interamente sul libro fittizio «La filosofia dei viaggi nel tempo») del grovigio nel quale il protagonista si trova; ma in fondo Donnie Darko è uno di quei film che van giudicati a pelle, e poco importa quanto ci sia di perfettamente compiuto o perfettamente spiegabile. A catturare è il suo esser sospeso nella vaghezza malinconica di quel tempo (si respira anche l'aria delle pellicole di quegli anni, specie quelle di target giovane), i suoi perfetti richiami musicali (ottima la colonna sonora retro-futuristica di Michael Andrews, inframezzata da pezzi, fra gli altri, di gente come Duran Duran e Tears For Fears, la cui «Mad World» – vera e propria chiave di lettura del personaggio e del suo agire: un testo stupendo – viene ripresa nella bella e struggente versione di Gary Jules) e per il senso di inquietudine e di stranezza che domina gli interpreti ed il loro mondo. Questi ultimi sono tutti degni di nota, a partire da un Gyllenhaal che finalmente trova il suo adolescente incompreso giusto dopo svariati tentativi spesso imbarazzanti: Jena Malone (Gretchen, interessante giovane attrice già vista ne L'ultimo sogno e The Dangerous Lives of Altar Boys), Patrick Swayze (nell'impersonificazione del Mad World, Jim Cunningham), Mary McDonnell (la madre Rose), Holmes Osborne (il padre Eddie), Maggie Gyllenhaal (la sorella Elizabeth), Noah Wyle (il Prof. Kenneth Monnitoff) e Drew Barrymore (nel doppio ruolo dell'insegnante Karen Pomeroy e di produttrice). Giudizio: ![]()
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Donnie Darko divide i suoi spettatori in due categorie: gli entusiasti affascinati ed i liquidatori seccati. Come si usa dire: o lo si ama o lo si odia. 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi sono il tempo che il protagonista (Jake Gyllenhaal) ha prima che il suo mondo finisca: ad annunciarglielo è una oscura voce, quella di un personaggio in costume da coniglio, che lo tiene sveglio di notte e quella notte, la notte del 2 Ottobre 1988, lo trascina fuori dal letto per farlo risvegliare sul prato di un campo da golf la mattina dopo.









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