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| Il pugile e la ballerina |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 12 Maggio 2010 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE In un mondo di dissestati e reietti, nessuno si salva. Nel film di Francesco Suriano, il debutto di un allora 42enne (si è girato, in sei settimane, nel 2005), si descrive un microcosmo romano di bassifondi, cercando di mescolare una sorta di realismo poetico/scorato (o neomelodico, data la soundtrack) con una qualche versione di poliziesco provinciale: l'amore che non s'ha da fare di un acidamente vezzoso mercante d'arte (Enzo Mazzarella) per un ex-soldato, riciclatosi grazie a lui pugile (Fabio Mattei), si intramezza con gli imbrogli da quattro soldi di due finti servitori dello Stato. La prima storia non ha speranza, ribaltandosi di continuo in screziose sofferenze per il povero Enzo; la seconda è un tunnel senza via di scampo, la nullità assoluta, l'inesistenza di qualsivoglia valore.C'è da domandarsi perché Suriano abbia deciso di trattare congiuntamente queste due vicende, che si intrecciano in realtà solo molto tangenzialmente, tirando l'insieme tematico; di più, ricorrendo ad una irregolare costruzione a incastro, che dopo un antefatto di qualche anno addietro, con l'incontro amaro e bizzarro fra Enzo con uno dei ragazzi del suo gruppo ed uno dei poi finti poliziotti, si accatasta nascondendoci il regolare svolgimento dei fatti, da una parte e dall'altra, come a volerci così rivelare qualcosa. Ci riesce solo parzialmente, buttando il resto all'aria, creando a livello micro un particolare senso d'atmosfera, ora sudicio, ora represso, ora rabbioso; Entrando in questo contesto umano, Suriano sembra poter descrivere non solo un generico insieme sociale, ma trattarlo in maniera più compiuta e persuasiva; funziona la parziale focalizzazione progressiva dei personaggi tramite l'integrazione coi secondari (gli amici dell'alquanto variegato gruppo di Enzo, i due pugili nello spogliatoio di Fabio, la madre e la hostess argentina per il finto-poliziotto Carletto [Peppino Mazzotta]). È interessante, ad esempio, il rapporto silenzioso e di inespressa gelosia fra Enzo e Tavoletta (Arturo Cirillo), protagonisti assieme del surreale prologo e poi come emotivamente separati dall'arrivo in casa dell'«ingrato» ed iperprotetto Fabio, che vediamo anche divertirsi a seminare animosità durante una serata fra amici. L'elaborazione di queste dinamiche viene però interrotta, vuoi da sfasamenti temporali di nebulosa utilità, vuoi dalla parallela vicenda dei due poliziotti, con tanto di voce narrante di «Osho» (Marcello Mazzarella, nessuna parentela con Enzo): quello che dovrebbe uscir fuori per indizi è lasciato troppo facilmente scivolar via. Nell'insieme, Il pugile e la ballerina si propone dunque problemi non scontati—almeno nel suo segmento principale, mentre l'altro stenta decisamente a decollare (assistiamo, fra le altre cose, ad una accesa discussione in cui volano effetti sonori da pugni alla Spencer e Hill; segue altro confronto …sotto la pioggia)—ma si ferma costantemente un passo prima di portarli fino in fondo. Della vita di Enzo, il vero ed unico protagonista centrale («Io mica sono come voi due che non fate un cazzo dalla mattina alla sera, tanto c'avete mamma e papà che vi cacciano i soldi. No, belle: io pago l'affitto sia per me che per lui», reclama con orgoglio come sovrano del suo piccolo regno), vediamo stravaganze e contraddizioni, un passo alla volta; ma quando i passi sono troppi, soprattutto se su due binari diversi, ci si perde anche. Giudizio: ![]()
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In un mondo di dissestati e reietti, nessuno si salva. Nel film di Francesco Suriano, il debutto di un allora 42enne (si è girato, in sei settimane, nel 2005), si descrive un microcosmo romano di bassifondi, cercando di mescolare una sorta di realismo poetico/scorato (o neomelodico, data la soundtrack) con una qualche versione di poliziesco provinciale: l'amore che non s'ha da fare di un acidamente vezzoso mercante d'arte (Enzo Mazzarella) per un ex-soldato, riciclatosi grazie a lui pugile (Fabio Mattei), si intramezza con gli imbrogli da quattro soldi di due finti servitori dello Stato. La prima storia non ha speranza, ribaltandosi di continuo in screziose sofferenze per il povero Enzo; la seconda è un tunnel senza via di scampo, la nullità assoluta, l'inesistenza di qualsivoglia valore.









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