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| Il viaggio di Jeanne |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giovedì 13 Maggio 2010 14:47 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE È facile intuire che Anne Novion, la regista di questo Les grandes personnes (titolo originale che, al contrario dell'anonima alternativa italiana, si premura di individuare i protagonisti allargati del film: non solo Jeanne, ma ancor più suo padre e i due personaggi di supporto, le due amiche che trovano al loro arrivo, Christine e Annika—«gli adulti»), sta debuttando venendo dal cortometraggio. Ha una visibile facilità nel comprendere la lentezza delle situazioni, l'eventualità che in qualsiasi gesto ed in qualsiasi momento possa succedere qualcosa di significativo.In questa insolita storia di coming-of-age, Jeanne (Anaïs Demoustier) e il padre Albert (Jean-Pierre Darroussin) arrivano in un isolotto svedese per l'ennesima loro estate assieme; l'incontro con Christine (Judith Henry) e Annika (Lia Boysen), per un equivoco ancora nella casa che Albert aveva affittato, scombussola l'intero piano nonché l'equilibrio che Albert aveva creato. Da qui si innesta una serie di spinte centrifughe alle quali Albert resiste, mentre Jeanne vorrebbe assecondarle. In apertura, la timida figlia sul traghetto osserva un ragazzo e una ragazza che si baciano; di lì a poco Albert la ruba al suo stato di curiosa contemplazione, uno stato che conserva costantemente, per riportarla sulla dritta rotta del suo viaggio alla ricerca di un fantomatico tesoro nordico. Jeanne non batte un ciglio, dato che ormai di racconti di tesori deve averne sentiti molti; sull'isola troverà più tardi il figlio di Annika, Johan (Björn Gustafsson), un bel biondino per il quale il suo sguardo da cerbiatto non fatica a riaccendersi. Intanto le due amiche si godono l'estate, avendo Annika a che fare con una vecchia fiamma e Christine con un compagno lontano. Quando Albert riesce ad infortunarsi durante una partitella a Badminton, a causa del suo non voler che Jeanne in effetti riesca a giocare, tuffandosi su ogni sua palla, la situazione «precipita». Con l'uomo costretto a rimanere infermo a casa, Jeanne è ora libera di seguire le due coinquiline appena conosciute in giro per la cittadina, vivendo la sua prima indipendenza. Quello che prima era il suo unico spazio d'intimità, i momenti in cui rimaneva da sola a «far le prove» per interagire con gli altri (da subito, alla notizia della sua esistenza, immaginando di incontrare Johan), diventa adesso disponibile per vere esperienze. Intanto, qualcosa potrebbe aprirsi anche per Albert, quando Christine si avvicina a lui; ma la sua preoccupazione per la figlia è troppo forte, e porta ad un sottofinale nel quale Albert rimane bloccato ed impotente, proprio il giorno del compleanno della ragazza e dopo il confronto decisivo, su un lontano isolotto roccioso. La Novion, francese di madre svedese, affronta queste evoluzioni con calma e nessun tipo di enfasi: non si sforza di spingere sul drammatico, come nel citato prefinale, e utilizza un umorismo in tono con gli esseri umani descritti. Comprende molto bene i personaggi di cui vuol parlare, e dirige questi quattro suoi interpreti con la conseguente chiarezza, in un film molto limpido e temperante. Giudizio: ![]()
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È facile intuire che Anne Novion, la regista di questo Les grandes personnes (titolo originale che, al contrario dell'anonima alternativa italiana, si premura di individuare i protagonisti allargati del film: non solo Jeanne, ma ancor più suo padre e i due personaggi di supporto, le due amiche che trovano al loro arrivo, Christine e Annika—«gli adulti»), sta debuttando venendo dal cortometraggio. Ha una visibile facilità nel comprendere la lentezza delle situazioni, l'eventualità che in qualsiasi gesto ed in qualsiasi momento possa succedere qualcosa di significativo.









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